Vincenzocimini.it Rss https://www.vincenzocimini.it/ Vincenzo Cimini - Consigliere d'Amministrazione Esecutivo Green Holding S.p.A. it-it Wed, 22 May 2019 18:14:11 +0000 Fri, 10 Oct 2014 00:00:00 +0000 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss Vida Feed 2.0 vincenzociminigh@gmail.com (Vincenzo Cimini) vincenzociminigh@gmail.com (Vincenzo Cimini) Archivio https://www.vincenzocimini.it/vida/foto/sfondo.jpg Vincenzocimini.it Rss https://www.vincenzocimini.it/ Api, sentinelle ambientali, per monitorare la salute delle discariche https://www.vincenzocimini.it/post/493/1/api-sentinelle-ambientali-per-monitorare-la-salute-delle-discariche

Inquinamento diffuso, cambiamenti climatici, uso di prodotti fitosanitari, ma anche presenza di metalli pesanti e polveri sottili: le api, piccoli ed affascinanti insetti con un potenziale sconosciuto ai molti, rappresentano i guardiani della nostra sopravvivenza e proprio su di loro abbiamo tanto da imparare per indagare lo stato dell’ambiente e dell’aria che respiriamo. Giocano un ruolo essenziale negli ecosistemi come insetti impollinatori, estraggono dal nettare dei fiori un prodotto naturale per eccellenza, ed ora diventano anche delle cosiddette “sentinelle ambientali” in virtù della loro organizzazione sociale e della loro sensibilità, rappresentando alcune tra le specie più affidabili per il ruolo di bioindicatori della qualità dell’aria, le api sono fondamentali anche per la vita dell’uomo e per tal motivo è fondamentale controllarne costantemente la salute. Questi insetti vengono scelti proprio perché riescono a monitorare tutti i comparti ambientali: la vegetazione, le particelle sospese nell’aria dove volano, l’acqua dove bevono, il suolo dove si fermano. Se dopotutto questo insetto è una formidabile macchina per la raccolta del polline, perché non dovrebbe raccogliere anche polvere e sporcizia, e dunque anche le sostanze nocive di cui l’aria è troppo spesso satura, a causa delle attività dissennate di alcuni uomini?

Le api vengono così utilizzate oggi, ad esempio, per misurare la qualità dell’aria come nel progetto “Bee-Kaeser" che usa proprio degli alveari per monitorare l'inquinamento in 20 città italiane (da Milano a Palermo, da Napoli a Bolzano, passando per Torino, Lecce, Bologna e Cuneo), concentrando le proprie indagini sulla presenza di piombo, nichel, cadmio e cromo nei campioni di miele raccolto nelle città analizzate. Non è strano poi neanche in una discarica trovare delle arnie posizionate una di fianco all’altra con all’interno migliaia di api messe lì con il compito di monitorare e verificare la qualità dell’aria che si respira e la salubrità del particolare luogo sensibile e soggetto ad un maggior rischio di inquinamento come può essere quello di un’azienda che si occupa di raccolta e smaltimento dei rifiuti. L’obiettivo di queste iniziative diventa qui proprio quello di tenere sotto controllo il livello di inquinanti attraverso l’analisi in laboratorio del miele prodotto dalle api, a maggior ragione in un’area critica per via della forte presenza di rifiuti da smaltire, che necessita di continui ed accurati controlli. Il biomonitoraggio delle api rappresenta in questi termini uno strumento innovativo applicato a studi ambientali che permette di verificare le possibili variazioni ecologiche dovute all’effetto di sostanze inquinanti presenti specialmente in aree complesse come quelle di tipo urbano, industriale o agricolo. Esperimenti così mettono alla luce un nuovo ed alternativo modo per  rilevare biologicamente l’inquinamento, modus operandi che negli anni si sta espandendo anche ad altre realtà della penisola. Impossibile non citare qui l’esempio della Società Barricalla che, fra i tanti modi di tenere sotto controllo gli effetti sull’ambiente dell’attività di smaltimento, ha scelto di utilizzare dei bioindicatori quali le api e, fino a ottobre 2016, il mais. Nonostante la situazione difficile in tutta Europa per questi insetti, sensibilissimi a ogni forma di inquinamento, attraverso l’analisi del miele prodotto nel sito interessato, confrontato poi con quello realizzato in una normale zona rurale, si va così alla ricerca di concentrazioni anomale di inquinanti, per assicurare che ogni fase dello smaltimento sia svolta nella maniera più corretta e sostenibile possibile.

Le api sono utilizzate, inoltre, anche per valutare l’inquinamento in un’area degradata come quella della Terra dei fuochi dove sorgono numerose discariche pubbliche ormai chiuse. Analizzando i campioni di cera, miele e le api stesse, si cercano così metalli pesanti, in particolare cadmio e piombo, che sono inseriti nella lista europea degli inquinanti per i quali è richiesta una priorità di indagine. Il progetto “CARA Terra” (Caserta Apicoltura Rilevamento Ambientale) vede così famiglie di api tra le 10 e le 15mila bottinatrici che svolgono nelle loro perlustrazioni circa 10 milioni di microprelievi nell’aria, tra la vegetazione, nell’acqua e sulla terra, su una superficie di circa 7 km quadrati. E così attraverso esami chimici mirati, si controllano gli inquinanti che derivano, in particolare, dalla combustione di rifiuti urbani. Ma le analisi sono state estese anche altri elementi chimici. Si controlla poi tramite le gabbie “under basket” che il numero degli insetti morti negli alveari sia naturale oppure eccessivo, per capire se ci sono fattori esterni che ne compromettono il benessere. Si ottiene così in tempo reale una fotografia dell’inquinamento e delle eventuali variazioni nel corso del tempo. Non è impossibile così trovare ad esempio un apiario con particelle d’oro al suo interno, probabilmente prelevate da discariche di materiale informatico, oppure di di titanio, legate invece a probabili residui bellici della seconda guerra mondiale. Una delle dieci stazioni di biomonitoraggio del progetto è stata posizionata a circa 20 km dall’area ex Pozzi di Calvi Risorta, dove nel 2015 è stata trovata la discarica sotterranea più grande d’Europa (25 ettari per 2 milioni di metri cubi di rifiuti). Un progetto quello di cui si parla che nasce dall’esigenza delle persone di continuare a operare in un territorio ferito da situazioni di carattere ambientale, con un tentativo di riscatto: provare a invertire il calo di vendite di prodotti agricoli, che ha segnato il boom mediatico sulla Terra dei Fuochi e mostrare, con l’aiuto dei dati raccolti tramite le api, la possibile sicurezza alimentare delle coltivazioni. In una relazione conclusiva il direttore scientifico afferma che “nei terreni biomonitorati dalle api non sono state rilevate presenze inquinanti biodisponibili in quantità tali da pregiudicare la sicurezza delle produzioni agroalimentari locali”. Tutti i mieli analizzati qui non presentano valori di elementi chimici superiori a quelli ritenuti accettabili in altri prodotti alimentari, ma per avere un quadro più completo è necessario ripetere il biomonitoraggio per almeno tre anni nella consapevolezza, come affermano gli studiosi, che “indicazioni di maggior valore potranno scaturire solo dall’analisi delle oscillazioni delle quantità di eventuali inquinanti nel tempo”.

Vincenzo Cimini

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Wed, 22 May 2019 18:14:11 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/493/1/api-sentinelle-ambientali-per-monitorare-la-salute-delle-discariche vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Fattore umano e tecnologia: l’identikit di un CFO di successo https://www.vincenzocimini.it/post/492/1/fattore-umano-e-tecnologia-l-identikit-di-un-cfo-di-successo

Formazione e sviluppo. Questi gli ambiti in cui i Cfo dovrebbero investire maggiormente per diventare i migliori sul mercato. Ne è convinto Christian Vasino[1], Ceo e fondatore di Chaberton Partners, protagonista nelle scorse settimane di un articolo uscito su “Il Sole 24 Ore”. Secondo Vasino all'interno di un'azienda bisogna applicare il concetto di efficacia e di efficienza, derivanti proprio da una particolare attenzione allo sviluppo delle tecnologie ed alla formazione del personale, per neutralizzare il rischio di obsolescenza che può essere sempre dietro l'angolo. «Per esempio – scrive Vasino -  è molto importante il rapporto Cfo/Risorse umane. I dipendenti sono spesso la voce di costo più alta in azienda, ma identificare il capitale umano come una semplice voce di costo non porta benefici alla crescita. Il Cfo è chiamato a comprendere il valore delle persone e i relativi investimenti necessari per farle rendere al meglio, soprattutto al giorno d’oggi dove le competenze e i talenti sono sempre più difficili da trovare e trattenere». Non c'è dubbio che la spinta innovativa all'interno di una società  sia messa in azione proprio dal personale. Secondo Vasino è assolutamente necessario per un Cfo saper riconoscere la propensione al talento finalizzata al successo all'interno della forza lavoro, altrimenti corre il rischio che il suo team navighi piuttosto svantaggiato e così l'intera azienda. Riconoscere il talento significa non solo saperlo individuare all'interno ma anche essere attrattivi all'esterno, in modo da poter catalizzare il personale più competente e valido di un certo settore. Se invece non scatta questo meccanismo, sarà la concorrenza ad accaparrarsi quella risorsa che magari potrebbe fare davvero la differenza. Questa incapacità di attirare e selezionare i più bravi può dipendere sia da limiti nel processo di selezione od anche, come spesso capita, a causa di investimenti inadeguati. Questo principio non vale solo nell'attirare forze nuove di talento ma anche nel saper trattenere i migliori: partenze di personale valido non generano solo la perdita di un bagaglio preziosissimo di esperienza ma causano anche uno spreco di risorse notevole tra individuazione e formazione del sostituto. Ci si chiede fino a che punto l'intelligenza artificiale ed i robot andranno a sostituire l'operato ed il ruolo umano e quale approccio debba avere un Cfo di successo verso queste dinamiche. Secondo Vasino, la centralità del fattore umano rimarrà indiscutibile. E dunque non sarà con la robotica che si potrà sopperire all'assenza di talento e di tutti quei valori umani di una forza lavoro che può essere in grado di fare la differenza, di essere lo spartiacque tra un successo od un fallimento. Semmai l'automazione e l'intelligenza artificiale saranno particolarmente vantaggiose per consolidare i dati aziendali utilizzando i big data e facilitando la capacità di analisi dei dati, disponibili in tempo reale: le previsioni dunque verranno generate immediatamente e messe a disposizione degli stakeholder o dei capi reparto interessati in modo che le decisioni possano essere prese in modo ancora più tempestivo. Il Cfo del futuro[2] presso una compagnia regtech con sede a Singapore sarà dunque colui che fornirà in tempo reale quegli approfondimenti necessari a creare un valore operativo, grazie al monitoraggio continuo di inventari, flussi di cassa, vendite, ecc. Il ruolo del Cfo dunque continua ad evolvere e la sua rilevanza e crucialità sarà sempre più marcata. «I direttori finanziari più competenti – conclude Vasino -  sono quindi quelli che sanno tradurre i complessi messaggi economici in termini comprensibili per i Ceo, i direttori di altre divisioni, gli investitori, i clienti, i fornitori, i finanziatori e gli analisti che esaminano le prestazioni finanziarie. Ciò che i Cfo raccontano influisce sulla valutazione dell’azienda. Per far fronte alle nuove sfide, il Cfo di oggi deve possedere una padronanza di base del business, mostrare una solida conoscenza dei dati finanziari e relativi al capitale umano, essere in grado di comunicare complessi messaggi finanziari, collaborare in maniera efficiente con i direttori Hr, i Cio e i Ceo. Potremmo quindi dire che l’attuale ruolo del Cfo è quello di colui che tiene in mano i fili di tutta l’azienda. In un mondo così fortemente competitivo, l’ottimizzazione delle risorse finanziarie di una società non può non passare attraverso anche a quella delle risorse umane e tecnologiche. Ogni elemento è strettamente connesso all’altro, e il Cfo è colui che deve fare in modo che queste connessioni funzionino al meglio».

Vincenzo Cimini

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Fri, 17 May 2019 17:18:09 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/492/1/fattore-umano-e-tecnologia-l-identikit-di-un-cfo-di-successo vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Intelligenza Artificiale, Italia ancora indietro: aziende diffidenti sugli scenari futuri https://www.vincenzocimini.it/post/491/1/intelligenza-artificiale-italia-ancora-indietro-aziende-diffidenti-sugli-scenari-futuri

Sembra essere il futuro eppure sono ancora pochi gli investimenti da parte delle imprese italiane nel campo dell'intelligenza artificiale: la spesa per lo sviluppo di algoritmi ha raggiunto nel 2018 gli 85 milioni di euro, nonostante le grandi prospettive. Questa la tendenza emersa dalla ricerca dell'Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano[1].

Gli assistenti vocali intelligenti nello scorso anno hanno già generato un mercato da 60 milioni di euro mentre i robot autonomi usati in ambito industriale avevano raggiunto la soglia di valore dei 145 milioni di euro nel 2017. Per quanto riguarda l'impatto sul lavoro, da un lato, il 33% delle aziende intervistate ha dovuto assumere nuove figure professionali qualificate per realizzare soluzioni di AI, dall'altro, il 27% ha dovuto ricollocare personale.

Nonostante i timori sull'utilizzo dei fatidici robot applicati in chiave industriale il bilancio occupazione che emerge dal rapporto sembra essere positivo: nonostante i 3,6 milioni di posti di lavoro a rischio estinzione nei prossimi 15 anni per l'arrivo delle macchina, si prevede un disavanzo positivo di 1,1 milioni di posti. «In questo scenario- sottolinea il rapporto -  (peraltro globalmente diffuso) di progressiva riduzione della forza lavoro, l’AI appare non solo come una opportunità, ma come una necessità per mantenere gli attuali livelli di benessere economico e sociale, riducendo i costi assistenziali necessari a mantenere gli standard di vita, creando nuovi lavori a maggiore valore, per avvicinarsi all’1,5% di tasso medio annuo di crescita della produttività̀ che sarebbe necessario, nei prossimi 15 anni, per mantenere invariato l’attuale equilibrio socioeconomico del sistema assistenziale-previdenziale del nostro Paese» .Solo il 12% delle imprese ha concluso un progetto di Intelligenza Artificiale in Italia e, di queste, il 68% è soddisfatto dei risultati. Le soluzioni più diffuse sono quelle di Virtual Assistant/Chatbot.

Gli imprenditori italiani sembrano avere una visione ancora confusa dell'intelligenza artificiale: la maggioranza (58%) la associa a una tecnologia capace di replicare completamente la mente umana, mentre solo il 14% ha compreso che invece mira a replicare specifiche capacità tipiche dell'essere umano,  il 35% a tecniche come il Machine Learning, il 31% ai soli assistenti virtuali. «La ricerca evidenzia un mercato dinamico ma ancora agli albori, caratterizzato da una scarsa consapevolezza da parte delle imprese delle opportunità dell’Artificial Intelligence - affermano Nicola Gatti, Giovanni Miragliotta e Alessandro Piva, Direttori dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Tutti gli attori del mercato devono prendere posto ai blocchi di partenza per una trasformazione di cui non si conoscono ancora appieno le regole e la durata, ma di cui si comprendono già l’enorme portata e le implicazioni».

Come dicevamo però, un po' per diffidenza un po' per una visione non chiara del futuro solo il 12% delle imprese intervistate ha dichiarato di avere un progetto di AI completato mentre l'8% ne ha uno in fase di sviluppo ed il 31% ha avviato progetti pilota. Il 21% ha invece stanziato del budget per concretizzare un’idea progettuale. Il 19% ha un interesse futuro, non ancora concreto (19%) e il 9% non ha alcun interesse (9%). Ma cosa si aspetta chi già ha avviato processi di questo tipo? Il 50% delle aziende ha come obiettivo prefissato il miglioramento dell’efficienza dei processi, ossia in particolare la riduzione dei costi, il 37% l’aumento dei ricavi ed il 13% lo sviluppo di soluzioni per un supporto decisionale.  Solo il 4% dei progetti non ha raggiunto gli obiettivi, mentre il 68% dichiara che le iniziative hanno raggiunto l’esito sperato e, di queste, la metà lo definisce “di grande successo” o “disruptive”. Il rimanente 28% non è invece ancora in grado di dare un giudizio. «Questi risultati suggeriscono che l’AI non sia solamente una bolla, ma un’opportunità reale per le aziende – rileva Alessandro Piva -. Intraprendere un percorso di adozione di soluzioni di intelligenza artificiale però è un processo complesso: nelle fasi iniziali, la realizzazione del business case è l’attività più critica, per difficoltà nel valutare i requisiti e il rapporto costi-benefici. Mentre nelle fasi finali è impegnativa la necessaria attività di change management, seguita dall’attività di release & deployment del progetto». Il comparto più attivo è il Banking con il 24% di applicazioni, seguito da Energy, Resources & Utility (13%), Automotive (10%) e Retail (9%). «Con percentuali inferiori si trova un gran numero di altri settori, a testimonianza dell’alta pervasività dell’innovazione portata dall’Artificial Intelligence, che ben si adatta a qualsiasi contesto – dice Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Proprio perché l’AI si sta preparando a generare un grande impatto sulla società, sono molti i Paesi che hanno già sviluppato o stanno sviluppando dei programmi nazionali finalizzati a competere con successo in questo mercato, tra cui Francia e Germania. Anche nelle aree in cui la tecnologia sia matura, rimane però aperto il problema di coordinare e gestire lo sviluppo di un progetto di AI a causa della sua complessità».

Vincenzo Cimini

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Thu, 9 May 2019 19:21:42 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/491/1/intelligenza-artificiale-italia-ancora-indietro-aziende-diffidenti-sugli-scenari-futuri vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Per aiutare le piccole e medie imprese scendono in campo i temporary manager https://www.vincenzocimini.it/post/490/1/per-aiutare-le-piccole-e-medie-imprese-scendono-in-campo-i-temporary-manager

Parte da Parma un progetto interessante ed innovativo per aiutare le piccole e medie imprese nella realizzazione di specifici progetti di crescita, con l'istituzione di un temporary manager. Si tratta di un progetto finanziato da  4.Manager[1], l’associazione costituita da Confindustria e Federmanager a ottobre 2017 con l’obiettivo di contribuire in modo bilaterale allo sviluppo del tessuto produttivo attraverso la diffusione di competenze manageriali di qualità e di una cultura di impresa in grado di intercettare e rispondere alle nuove sfide del contesto economico.

Grazie all’impegno di Unione Parmense degli Industriali e Federmanager Parma, che hanno collaborato alla definizione del bando ottenendo l’approvazione di 4.Manager,  Parma rappresenta il primo test per un progetto di questo tipo. Il finanziamento consente alle piccole  e medie imprese l’inserimento di un temporary manager certificato in grado di affiancare l’azienda per conseguire nel breve periodo risultati positivi nella realizzazione di un progetto strategico riguardante l’intera azienda o una specifica area aziendale: produzione, commerciale, amministrazione, finanza, organizzazione e risorse umane. Le aziende interessate dovranno presentare domanda secondo termini e modalità definite da uno specifico bando: saranno fino ad un massimo di dieci le aziende aggiudicatarie ed i temporary manager sottoscriveranno un contratto avente ad oggetto una prestazione manageriale della durata di 25 giornate lavorative distribuite nell’arco dei 3 mesi, interamente finanziato da 4.Manager. «Nei paesi anglosassoni – dicono da 4.Manager - è una figura nota da decenni: un manager in grado di affiancare un'impresa per il tempo di un progetto, durante un passaggio generazionale, per riorganizzarsi o ancora per esplorare nuovi mercati. Un manager che porta all’impresa quelle competenze specialistiche che spesso nella piccole e medie imprese sono assenti e non permettono di intercettare e rispondere alle nuove sfide del mercato. Un passo concreto per sostenere il tessuto produttivo». D'altronde la continuità e lo sviluppo delle piccole e medie imprese è sempre più condizionato da continui e profondi cambiamenti che aumentano notevolmente il rischio d'impresa. Sempre più spesso gli imprenditori si accorgono che la strategia adottata per far crescere l'azienda potrebbe essere non più idonea a raggiungere gli obiettivi e le sfide dettate dalle nuove condizioni di mercato e di concorrenza. Come dimostrato inoltre da alcune ricerche e sondaggi, nella maggioranza delle imprese italiane non è ancora stato risolto proprio il problema del passaggio generazionale, indispensabile per garantire la continuità aziendale. Senza dimenticare quei momenti della vita aziendale in cui si rende inevitabile mettere in atto strategie innovative e nuovi progetti. Il concetto di temporary management non è comunque nuovo ed anche se con modalità diverse rispetto a quanto lanciato a Parma trova già diversi anni fa le prime applicazioni. Tanto che nel 2016 è stata realizzata da Contract Manager una ricerca in cui sono stati intervistati numerosi imprenditori e manager che hanno utilizzato o che conoscono il servizio di temporary management. Si tratta di una ricerca unica nel suo genere che offre una panoramica sul servizio di temporary management visto dai clienti.  Il temporary management è molto conosciuto in Italia: il 97% ha dichiarato di sapere di cosa si tratti rispetto al 72% del dato europeo. Il 60% delle aziende intervistate ha utilizzato questo tipo di servizio. Per le aziende italiane lo sviluppo commerciale e l'ingresso in nuovi mercati rappresentano le esigenze che hanno scaturito la richiesta (50%), meno per le aziende degli altri paesi (27%). All'origine della scelta ci sono soprattutto i problemi finanziari per il 29% delle aziende italiane. I temporary manager sono stati individuati grazie a società specializzate in questo tipo di settore (57%). Il grado di soddisfazione delle aziende che hanno utilizzato il temporary management è molto alto, raggiungendo il  67% degli intervistati. In Europa gli interventi sono più brevi rispetto al nostro Paese. Gli interventi sotto i 12 mesi rappresentano l'80% in Europa contro il 63% in Italia.  Le aree di intervento più richieste sono state per l'Italia la Direzione Generale con il 24% e l'Amministrazione Finanza e Controllo e le vendite con il 19%. Il temporary management in Italia è servito soprattutto ad affrontare vere e proprie urgenze: passata la tempesta ci si è comunque sempre poi affidati a risorse manageriale interne.  Il grado di soddisfazione è piuttosto elevato e interessanti sembrano essere le prospettive per gli interventi di temporary management a livello internazionale: oltre il 50% degli imprenditori italiani lo consiglierebbe. Questo tipo di servizio sembra non costare poco e infatti questo rappresenta una delle barriere più alte in grado di rallentarne l'utilizzo. Dunque ben venga l'iniziativa di Parma visto che le aziende aggiudicatarie del bando avranno quel costo interamente finanziato.

Vincenzo Cimini

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Thu, 2 May 2019 16:47:27 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/490/1/per-aiutare-le-piccole-e-medie-imprese-scendono-in-campo-i-temporary-manager vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Economia circolare, Italia prima in classifica ma molto resta ancora da fare https://www.vincenzocimini.it/post/489/1/economia-circolare-italia-prima-in-classifica-ma-molto-resta-ancora-da-fare

L'Italia finalmente domina in una classifica virtuosa, quella dell'economia circolare. Il nostro Paese è infatti primo in Europa nell'indice complessivo di circolarità delle risorse battendo di diversi punti Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Il confortante dato è emerso nel primo rapporto sull'economia circolare in Italia 2019 realizzato dall'Enea e dal  Circular economy network[1], ossia la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e 13 aziende e associazioni di impresa). L'Italia si posiziona prima sulla produttività delle risorse nel 2017 grazie al maggiore valore economico generato per unità di consumo di materia: a parità di potere d’acquisto, per ogni kg di risorsa consumata genera 3 € di PIL, contro una media europea di 2,24 e valori tra 2,3 e 3,6 in tutte le altre grandi economie europee. In questo settore però il nostro Paese, non solo non è ancora riuscito a recuperare le performance segnate nel 2014 (3,24 €/kg), ma addirittura rimane sostanzialmente fermo negli ultimi anni. «Questo andamento – sottolinea il rapporto -  da un lato dimostra che l’Italia è in grado di fare di più, dall’altro che negli ultimi anni si è inserito un freno che ha interrotto il trend di crescita che si è registrato fino al 2014. La stessa analisi va fatta per la produttività energetica dove si osserva, anche in questo caso, una sostanziale stasi della crescita: dal 2014 in poi il valore oscilla intorno ai 10,2 €/PIL. È anche vero, tuttavia, che il nostro Paese registra dei valori superiori alla media europea (8,5 €/PIL) e segna il secondo posto tra le prime grandi, ma rispetto alla prima il divario cresce. Si segnala, poi, che riguardo alla quota di energia rinnovabile utilizzata rispetto al consumo totale di energia, l’Italia nel 2017 si pone davanti ai quattro Stati con il (18,3% - GSE) in linea con la media europea. Relativamente al bilancio commerciale tra import ed export di materiali: la tendenza per l’Italia è quella di vedere aumentare – in termini di peso – le importazioni di materiali rispetto alle esportazioni. Il divario in questo caso è dell’ordine di circa 150 Mt. Questo significa che cresce la dipendenza dell’approvvigionamento dall’estero». Il report invita proprio a non adagiarsi, perché l'Italia pur primeggiando sembra in rallentamento mentre altri Paesi stanno prendendo lo slancio grazie al nuovo pacchetto di direttive Ue.

All'interno del rapporto, a prescindere dal risultato complessivo, ci sono luci ed ombre. Guardando ad esempio all'indice sulla produttività totale delle risorse (materiali, acqua, energia e intensità delle emissioni CO2) troviamo un'Italia al primo posto rispetto ai 5 principali Paesi europei e con un indice pari a 180, ben al di sopra della media europea (100). L’indice sui benefici socio-economici totali (export delle eco-imprese, occupazione in eco-imprese ed economia circolare, fatturato in eco-imprese ed economia circolare) mostra, invece, l’Italia al secondo posto, dopo la Germania, con valori di poco superiori alla media europea. Non bene infine nella produzione complessiva dei rifiuti analizzata rispetto al consumo interno dei materiali che raggiunge per l’Italia il valore del 22,7%, contro una media europea del 12,8%. Nel periodo 2004-2014 l’indicatore è cresciuto notevolmente in Italia. Anche con questo forte aumento segna la peggiore performance rispetto alle cinque maggiori economie europee. «In Italia il riciclo dei rifiuti urbani nel 2016 è stato pari a 45,1%, in linea con la media europea e al secondo posto, dopo la Germania. La percentuale di riciclo di tutti i rifiuti è invece pari al 67%, nettamente superiore alla media europea (55%) che porta l’Italia al primo posto rispetto alle principali economie europee. Lo smaltimento in discarica per l’Italia è ridotto al 25%, in linea con la media europea, ma con valori ancora elevati rispetto ad altre realtà come la Germania, la Francia e il Regno Unito. In questo comparto era già stato osservato come l’Italia fosse tra le migliori nell’UE. Ciò nonostante alcune criticità da tempo note, come i ritardi di alcuni territori nella gestione dei rifiuti urbani e una non sempre equilibrata distribuzione geografica degli impianti di trattamento. Ultimamente, poi, si è posta l’emergenza End of Waste che non poteva essere registrata dal rilevamento dei dati, in quanto questi si fermano al 2017, ossia un anno prima dell’emergere di questa criticità». Un altro punto debole riguarda il numero di brevetti depositati dalle prime cinque economie europee, relativi al riciclo dei rifiuti. In Italia nel 2015 sono stati depositati solo 15 brevetti, occupando così l'ultimo posto di questa speciale classifica.  Un altro nervo scoperto è rappresentato dal basso livello di eco-innovazione, con il nostro Paese piuttosto indietro rispetto alle economie concorrenti, in particolare il dislivello si nota nei confronti della Germania e della Francia. Un dato che si può interpretare con un troppo  basso livello di stanziamenti pubblici e di investimenti privati in questo settore, così come di lavoratori occupati nella ricerca e nello sviluppo eco-innovativi.

Vincenzo Cimini

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Thu, 18 Apr 2019 17:11:06 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/489/1/economia-circolare-italia-prima-in-classifica-ma-molto-resta-ancora-da-fare vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Green pragmatism con l’aiuto dei millennials: la sfida del Friday for Future https://www.vincenzocimini.it/post/488/1/green-pragmatism-con-l-aiuto-dei-millennials-la-sfida-del-friday-for-future

Voglio prendere spunto dal Fridays for Future: tante ragazze e tanti ragazzi scesi in piazza per manifestare a favore di politiche che possano intervenire sui cambiamenti climatici preservando l’ambiente e quindi il futuro di tutti. Li ho visti l’altro giorno mentre sfilavano per le vie cittadine come se stessero facendo la ricreazione fuori dalle proprie scuole, festanti e rabbiosi ma anche maturi e speranzosi, io li ho visti sfilare dalla  aula-convegno di una nuova filiale-concept di Banca Intesa mentre all’interno persone adulte parlavano di business e di rapporti commerciali Italia-Emirati, Milano-Dubai. Le due generazioni erano vicinissime, separate solo dai centimetri dei finestroni di vetro dell’aula-convegno situata al pian terreno di via Cusani, eppure in quel momento sembrava ci fosse una distanza abissale tra loro e noi.

Mi sono venuti in mente due temi e due sfide: il primo quello di come aziende impegnate, come la nostra, sempre ogni giorno, sulle questioni ambientali possano conciliare valori assoluti come quelli gridati e resi, se possibile, ancor più attuali da quella “green generation” con il pragmatismo necessario ogni giorno nel mondo del lavoro e, il secondo tema, come integrare in ambito lavorativo le due generazioni, quella mia e quella dei millennials, quella degli over 40 ricchi di esperienza e di anni sul campo e quella dei giovani iperdigitalizzati ed irrequieti che entrano nelle aziende.

Ma come nasce questa nuova mobilitazione giovanile che ha a cuore così tanto l'ambiente? Il movimento giovanile è nato in modo autonomo nel 2015, aveva iniziato le proprie attività invitando gli studenti di tutto il mondo a non andare a scuola il primo giorno della Conferenza sul clima dell'UNFCCC. Un grande sciopero in oltre cento paesi venne organizzato durante il primo giorno della Conferenza sul clima a Parigi,con più di 50 000 persone coinvolte. Tre erano le richieste: 100% di energia pulita, utilizzo di fonti rinnovabili e aiuti ai rifugiati e migranti climatici.

Il 20 agosto 2018 entra in scena Greta Thunberg che decide di non frequentare la scuola fino alle elezioni del 2018 in Svezia motivando questo suo forte gesto con l'ondata di calore anomala e con alcuni incendi divampati in quel periodo. Chiedeva al governo svedese di ridurre le emissioni di anidride carbonica come sancito dagli obiettivi dell'accordo di Parigi. La protesta si concretizzò nel mettersi seduta all'esterno del parlamento svedese ogni giorno durante l'orario scolastico con il cartello “Skolstrejk för klimatet”. Il 7 settembre, prima della ripresa delle lezioni annunciò il protrarsi della protesta fino a quando la Svezia non avesse applicato l'accordo di Parigi. È proprio Greta a coniare lo slogan “Fridays For Future” in grado di attirare l'attenzione internazionale sulla sua protesta, ispirando migliaia di studenti in tutto il mondo ad aderire agli scioperi. Dallo scorso novembre le iniziative sono state molteplici: in Australia migliaia di studenti delle scuole hanno manifestato come Greta ogni venerdì, ignorando la richiesta del Primo Ministro Scott Morrison di "più apprendimento nelle scuole e meno attivismo”. A dicembre gli scioperi studenteschi sono proseguiti in almeno 270 città di Australia, Austria, Belgio, Italia, Canada, Paesi Bassi, Germania, Finlandia, Danimarca, Giappone, Svizzera, Regno Unito e gli Stati Uniti. Lo scorso 15 marzo oltre mille giovani hanno manifestato in modo pacifico per protestare contro la posizione del proprio governo in materia climatica. Cento le città italiane al centro di questa iniziativa, tra cui come ricordavo, Milano. Ma anche  New York, Bruxelles, Sydney, Barcellona, Berlino, Parigi, Mosca.

Penso che possa esserci una soluzione e risiede nel creare un modello di sviluppo attento sia ai valori di sostenibilità ambientale ma anche pratico, efficiente ed efficace, un “green pragmatism” magari proprio con l’aiuto dei millennials.

Vincenzo Cimini

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Tue, 9 Apr 2019 17:45:56 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/488/1/green-pragmatism-con-l-aiuto-dei-millennials-la-sfida-del-friday-for-future vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Qualità della vita, sviluppo commerciale, sostenibilità: Dubai è già nel futuro https://www.vincenzocimini.it/post/487/1/qualita-della-vita-sviluppo-commerciale-sostenibilita-dubai-e-gia-nel-futuro

Dimmi dove sta andando Dubai e ti dirò dove è il vero progresso. Potremmo sintetizzare così quello che si sta muovendo nel futuro degli Emirati Arabi dove uno dei principali obiettivi è quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini ed allo stesso tempo creare le condizioni migliori per attrarre più investitori esteri possibile. Con un occhio di riguardo anche all'ambiente. Questo tipo di visione è confermata dalla diffusione dei “nove programmi” contenuti in un documento pubblicato su Twitter dal Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti Heikh Mohammed Al Maktoum.  Il documento non sostituisce le strategie del governo, ma presenta aspetti per la visione futura dell'Emirato.

Ecco in sintesi il contenuto di questi progetti.

  • Dubai Silk Road: si calcola che nei prossimi dieci anni oltre un miliardo di passeggeri transiteranno dagli aeroporti degli Emirati, con Dubai destinata a diventare un crocevia tra est ed ovest e tra nord e Sud, con il suo scalo che è in grado di collegare più di 200 città.  Il prossimo obiettivo sarà quello di costruire una “Silk Road” con quei Paesi vicini che condividano una visione futuristica dei rapporti commerciali con il resto del mondo;
  • una mappa geo-economica per Dubai, con la creazione di zone economiche e commerciali specializzata ognuna in una categoria ma perfettamente integrata con il resto del territorio. Ogni settore geo-economico della città avrà un proprio Consiglio di gestione. Ogni settore geografico avrà i propri obiettivi economici e di investimento. Monitoreremo il raggiungimento di questi obiettivi con trasparenza. Sarà nominato un governatore per ciascuna zona economica per supervisionare il raggiungimento degli obiettivi;
  • Prima città commerciale virtuale: Dubai guiderà la creazione della prima città commerciale virtuale nella regione in grado di concedere licenze commerciali senza dover necessariamente risiedere a Dubai. Sarà permesso di aprire conti bancari agli investitori e di concedere residenze elettroniche nel rispetto  delle migliori leggi  internazionali. L'obiettivo è arrivare a creare 100.000 aziende all'interno di questa sorta di città virtuale;
  • Creazione di un database che riunisca per ogni cittadino tutti i titoli accademici conseguiti, le lezioni frequentate e la formazione sostenuta. Questo aiuterà il governo a progettare piani educativi personalizzati in grado di adattarsi alle capacità dei cittadini. L'obiettivo è quello di costruire un sistema educativo e di apprendimento che esplori e sviluppi le capacità delle persone, quindi accrescimento culturale e professionale anche per adattarsi ai rapidi cambiamenti del mondo;
  • Un medico per ogni cittadino: consulti medici 24 ore su 24, tramite centinaia di migliaia di professionisti in tutto il mondo, grazie ad un'applicazione ad hoc. «Il nostro obiettivo è quello di avvicinare i medici alle persone, migliorare la consapevolezza e utilizzare le migliori menti mediche a livello globale mettendole al servizio della salute dei cittadini»;
  • Zone economiche libere nel mondo accademico: le università pubbliche e private diventeranno zone libere per consentire agli studenti di svolgere attività commerciali e creative, rendendo queste attività parte della didattica. Queste zone sosterranno gli studenti con istruzione, ricerca e finanziamento durante il lancio dei loro progetti. «Vogliamo che le nostre università non si limitino a far laureare i ragazzi ma creino anche aziende e posti di lavoro»;
  • Autosufficienza energetica a Dubai grazie ad un programma integrato per realizzare un sistema che consenta ad almeno un decimo delle case  di poter essere autonome per  acqua, cibo ed energia. Il raggiungimento di questo obiettivo contribuirà a cambiare in meglio lo stile di vita delle persone ed a migliorare l'impatto sull'ambiente;
  • Nuove fonti di reddito attraverso un programma a lungo termine finalizzato a migliorare la qualità di alcuni servizi attraverso la loro privatizzazione e istituendo società cooperative di proprietà dei cittadini in una serie di settori cruciali:
  • Sostegno alla beneficenza: «le nostre attività e i nostri progetti quotidiani non dovrebbero farci dimenticare di aiutare chi ne ha più bisogno. Ci impegniamo ad aumentare le iniziative filantropiche ogni anno ed a farle crescere almeno in misura uguale alla nostra crescita economica annuale. La carità è davvero un fattore importante per la felicità delle società e la continuità del progresso e della prosperità».

Entusiasta Heikh Mohammed Al Maktoum: «È un documento annuale che ho intitolato "The Fifty Year Charter" per celebrare il 50° anniversario del mio primo incarico ufficiale nel servire il mio Paese e nella speranza di altri 50 anni durante i quali guideremo una città governata dalla legge e vincolata allo spirito di compassione, armonia d'amore e tolleranza. L'obiettivo di questi nove programmi è quello di migliorare la qualità della vita, sviluppare la comunità di Dubai e garantire il futuro delle prossime generazioni».

Vincenzo Cimini

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Mon, 25 Mar 2019 20:04:19 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/487/1/qualita-della-vita-sviluppo-commerciale-sostenibilita-dubai-e-gia-nel-futuro vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Digitalizzazione delle imprese, arriva il soccorso di Google https://www.vincenzocimini.it/post/486/1/digitalizzazione-delle-imprese-arriva-il-soccorso-di-google

Aiutare le imprese italiane in uno dei settori dove sono più indietro: quello della digitalizzazione. Questo l'obiettivo dell'accordo tra Confindustira e Google[1] che hanno sottoscritto un piano di collaborazione per supportare le nostre imprese in questo difficile processo. Gli ambiti di intervento saranno quelli cruciali per mettersi al passo con i tempi: formazione sulle competenza digitali, intelligenza artificiale, presenza online ed internazionalizzazione. L'accordo è stato il frutto di una riflessione di partenza emersa durante il Digital Economy and Society Index elaborato dalla Commissione Europea, secondo il quale l'Italia si colloca al ventesimo posto per integrazione delle tecnologie digitali da parte delle imprese. Secondo uno studio Istat che esaminato la  competitività delle imprese italiane, le aziende che hanno già avviato un significativo processo di digitalizzazione sono solo il 15% del totale, mentre il 63% fanno un uso molto contenuto del digitale e investono poco in tecnologia. «Da diversi anni, e in accordo con le istituzioni - ha spiegato Matt Brittin, presidente Emea di Google - abbiamo avviato in Italia progetti specifici per il territorio, come Crescere in Digitale, per avvicinare le persone a nuove opportunità lavorative e per far conoscere alle piccole e medie imprese locali le opportunità di Internet. Export e intelligenza artificiale rappresentano la chiave di questa trasformazione per il futuro. Condividiamo con Confindustria l’obiettivo di supportare la crescita economica italiana. E questa nuova collaborazione sarà decisiva per rafforzare il nostro impegno». Secondo il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia l’accordo con Google permetterà di usare la rete in una logica strategica per le imprese italiane aprendo una finestra sul mondo, riducendo le barriere all’entrata ed eliminando il divide digitale nel Paese della seconda manifattura d‘Europa con un messaggio chiaro dell’industria italiana: fare i conti con le proprie potenzialità. Seguendo i dettami del Piano Nazionale Impresa 4.0 e contando sulla capillarità di Confindustria nel territorio, Google potrà fornire al mondo delle imprese italiane i migliori strumenti per sprigionare tutto il potenziare racchiuso in ambito digitale. Gli obiettivi dell'accordo sono quattro. Il primo è il supporto all'internazionalizzazione delle imprese: «La qualità del Made in Italy è riconosciuta a livello globale, ma spesso le aziende locali non hanno un’adeguata visibilità fuori dall’Italia. Se è vero che l’internazionalizzazione rappresenta una leva competitiva, le tecnologie digitali facilitano l’accesso alle informazioni sui mercati esteri, in particolare per le piccole e medie imprese. Google mette a disposizione strumenti semplici e gratuiti che permetteranno agli imprenditori di avere un inquadramento di base sui paesi d’interesse e valutare un approccio innovativo verso l’estero». Altrettanto fondamentale sarà l'aiuto nell'ambito della formazione sulle competenze digitali, un altro tallone d'achille delle nostre imprese che spesso hanno fatto resistenza proprio sul fronte dell'acquisizione di nuove competenze in ambito digitale. «Una delle sfide più importanti per gestire la transizione all’economia di Internet è la formazione delle persone, in particolare la formazione delle generazioni che devono ancora entrare nel mercato del lavoro, così come degli adulti che rischiano di uscirne prematuramente per un deficit di competenze. Google realizzerà, in collaborazione con le organizzazioni formative di Confindustria, una piattaforma per le imprese associate contenente percorsi gratuiti di formazione online sui principali strumenti web e digitali con l’obiettivo di far acquisire e aggiornare le competenze chiave per la trasformazione del tessuto industriale italiano». Molte imprese tendono a sottovalutare l'impatto della propria presenza online. Ci sono realtà ancora del tutto assenti sul web oppure presenti in modo inopportuno. «Essere presenti online è uno dei primi passi che le imprese devono compiere per entrare nell’economia di Internet, che si tratti di prodotti rivolti al consumatore finale oppure di servizi all’interno di una filiera. Confindustria promuoverà, attraverso le proprie Associazioni, l’utilizzo degli strumenti gratuiti che Google offre alle imprese per gestire la propria presenza online e facilitare così la propria visibilità sul motore di ricerca e sulle mappe». Infine l'intelligenza artificiale e le relative competenze in un mondo economico dove questo tipo di realtà è già molto concreta. Rimanere indietro potrebbe risultare fatale, considerato già alcuni ritardi maturati in altri ambiti tecnologici. «Grazie all’evoluzione tecnologica, il machine learning e l’intelligenza artificiale diventano strumenti sempre più alla portata di qualsiasi impresa. Per aumentare la consapevolezza degli imprenditori sulle possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale nelle filiere produttive del Made in Italy, Google e Confindustria promuoveranno progetti di sviluppo sul territorio nazionale per trasformare il machine learning in un’opportunità per tutte le imprese, anche attraverso il supporto della rete dei Digital Innovation Hub».

Vincenzo Cimini

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Fri, 15 Mar 2019 19:58:53 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/486/1/digitalizzazione-delle-imprese-arriva-il-soccorso-di-google vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Industria italiana ed economia circolare: più impianti e semplificazioni per uscire dall’emergenza https://www.vincenzocimini.it/post/485/1/industria-italiana-ed-economia-circolare-piu-impianti-e-semplificazioni-per-uscire-dall-emergenza

“Il ruolo dell’industria italiana nell’economia circolare”, è stato uno di quelli che si chiamano “position paper” ossia un documento al confine tra proposte e stato dell'arte della cosiddetta economia circolare e della situazione dei rifiuti in Italia.

Il documento elaborato da Confindustria[1] mettere in rilievo proprio il ruolo centrale dell'industria italiana come protagonista di questa transizione. Sembra quindi assolutamente necessario mettere in evidenza alcuni passaggi di questo paper a cominciare da quello relativo alla mancanza di impianti in Italia. Si ritiene infatti utile e ineludibile, senza attendere altre emergenze rifiuti, incrementare la potenzialità degli impianti di smaltimento attualmente in attività, per aumentare ulteriormente l'autonomia residua delle discariche. «Dieci tonnellate al giorno la quantità ricevibile o solo 25.000 la capacità totale a prescindere da qualunque valutazione in ordine all’incidenza e rilevanza di tali incrementi in relazione alle quantità già autorizzate. Di fatto, è per legge sostanziale anche l’aumento di qualche decina di tonnellate del conferimento giornaliero e qualche decina di migliaia di tonnellate di capacità totale anche, ad esempio, se si tratta di una discarica che già smaltisce 50.000 tonnellate l’anno ed ha una capacità già autorizzata di 500.000 m3. In sintesi, appurato che per le discariche in esercizio l’incremento della capacità di stoccaggio ed il conseguente prolungamento della vita operativa, salvo eventuali limitate ipotesi, debba passare attraverso la verifica di assoggettabilità a VIA ed il rilascio di nuova AIA, risulta necessario che l’Amministrazione si attrezzi per rispettare i principi di ragionevolezza e di proporzionalità, limitando allo stretto necessario l’onere ed i tempi burocratici nonché i condizionamenti e limitazioni dell’efficacia dei provvedimenti da rilasciare, dovendosi anche, in un’ottica di bilancio di impatto ambientale, porre sui due piatti della bilancia l’assenso alle richieste di ampliamento, da un lato, e “l’emergenza rifiuti”, dall’altro». L'altra urgenza molto sentita dalle imprese ma anche dall'intero paese è quella della necessità della semplificazione normativa ed amministrativa, soprattutto nel campo della gestione dei rifiuti e negli altri settori collegati all'ambiente. In tema di termovalorizzazione il documento chiede alle istituzioni italiane di chiarire l'importanza della gerarchia già definita nel 2008 a livello europeo in cui si è individuata una gradazione chiara di priorità nella gestione di rifiuti, dando precedenza all'attività di riciclo e recupero di energia. Un meccanismo questo che non sempre può scattare, non tutto il rifiuto può essere destinato al recupero come nel caso dei residui dei processi di recupero e riciclo. Gli Stati membri si trovano dunque di fronte ad una certa flessibilità nell’applicazione della gerarchia indicata dall'Ue:  l’obiettivo finale diventa quello di incoraggiare le opzioni di gestione dei rifiuti che ottengono il miglior risultato in termini ambientali. Nel caso di alcuni flussi di rifiuti specifici, il miglior risultato in tal senso si raggiunge soltanto discostandosi da quella gerarchia. «Per questo si ritiene di fondamentale importanza il ruolo della termovalorizzazione per il recupero di energia dai rifiuti, in particolare per un Paese come l’Italia fortemente dipendente sul fronte delle fonti energetiche primarie. Il combustibile per la produzione elettrica è, infatti, prevalentemente importato, mentre la capacità di produzione elettrica finale è, viceversa, largamente presente in Italia, anche in misura maggiore rispetto ai consumi. A tal proposito, la termovalorizzazione è un concetto ampio che include molto più del semplice incenerimento dei rifiuti. In tale concetto, infatti, rientrano anche i diversi processi di trattamento dei rifiuti in grado di generare energia (ad esempio sotto forma di elettricità e/o calore o tramite la produzione di biocombustibili da rifiuto) che si rilevano quanto mai necessari al conseguimento degli obiettivi ambientali imposti a livello internazionale. Vista la presenza di varie attività legate all’economia circolare a monte della gerarchia stessa, la termovalorizzazione per pura produzione energetica appare però posta in un ruolo secondario. Risulta, quindi, importante che venga conferita la giusta dignità ai processi di produzione energetica da rifiuti, secondo la catena gerarchica, nell’ottica di favorire il processo di decarbonizzazione dell’economia e limitare il conferimento in discarica». La termovalorizzazione dei rifiuti o dei residui rimane dunque in una posizione privilegiata perché permette la generazione di energia rinnovabile senza interferire con altre lavorazioni. A questo proposito sembra necessaria anche una corretta informazione sulle effettive ricadute ambientali degli impianti, per fornire al legislatore, nazionale o regionale, i corretti strumenti di valutazione superando le opposizioni ideologiche che oggi costituiscono un fattore limitante allo sviluppo di nuovi progetti.

Vincenzo Cimini

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Thu, 7 Mar 2019 19:55:18 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/485/1/industria-italiana-ed-economia-circolare-piu-impianti-e-semplificazioni-per-uscire-dall-emergenza vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Rivoluzione green a Dubai: vuole diventare la guida mondiale dell’energia pulita https://www.vincenzocimini.it/post/484/1/rivoluzione-green-a-dubai-vuole-diventare-la-guida-mondiale-dell-energia-pulita

Dubai scommette sull'evoluzione del fotovoltaico con la realizzazione di una centrale solare a concentrazione. Si tratta di una vera e propria rivoluzione visto che stiamo parlando di una centrale elettrica fotovoltaica in grado di accumulare la radiazione solare sotto forma di calore grazie a sistemi di concentrazione solare. Questo permetterà poi la trasformazione in energia elettrica. Il sistema sfrutterà i raggi solari attraverso degli speciali specchi: in questo modo l'energia solare con un processo di conversione diventerà energia termica, concentrata verso un ricevitore. Infine scatterà la trasformazione in energia meccanica attraverso una turbina a vapore collegata ad un generatore elettrico. La seconda fase del progetto per la realizzazione del  Mohammed bin Rashid Al Maktoum Solar Park è iniziata nel 2017 mentre i primi lavori erano cominciati nel 2013. La centrale occupa una superficie di 300 mila metri quadrati ed è in grado di generare 28 milioni di kWh all'anno con un grandissimo vantaggio per l'ambiente: la riduzione di circa 15 mila tonnellate delle emissioni di C02 in atmosfera. Con l'ulteriore sviluppo ed una potenza che passerà a 200 MW la riduzione di anidride carbonica toccherà le 214 mila tonnellate. Secondo le previsioni nel 2020, la capacità raggiungerà gli 800 MW e nel 2020 addirittura 5.000 MW. Una volta completata, la centrale solare avrà una superficie di 214 kmq ed una torre centrale riflettente alta 260 metri. L'obiettivo di Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti, è piuttosto ambizioso ed è quello di rendere Dubai il riferimento mondiale per l'energia pulita e l'economia ecosostenibile con un percorso a tappe: nel 2050 il 75% del fabbisogno energetico dovrà essere prodotto da fonti rinnovabili ed entro il 2030 l'80% dei rifiuti prodotti dovrà essere trasformato in energia.  Si inserisce in questo quadro la partecipazione dell'Autorità per l'elettricità e l'acqua di Dubai (DEWA)  al dodicesimo World Future Energy Summit (WFES) come partner per l'efficienza energetica.  La partecipazione di DEWA a WFES 2019 è in linea con la sua strategia di supporto agli sforzi locali e globali per aumentare la quota di energie rinnovabili e pulite, nonché i suoi sforzi per anticipare il futuro dell'energia e scambiare esperienze e migliori pratiche in questo settore. Un paese insomma che accantonando gli sfarzi dell'eccesso si candida a guida mondiale dell'energia pulita. «Oggi gli Emirati Arabi Uniti sono un modello globale per la transizione verso un'economia verde – ha detto - Saeed Mohammed Al Tayer, MD e CEO di DEWA -  grazie alla visione e alle direttive della saggia guida di Sua Altezza Sheikh Khalifa bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sua Altezza Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi  e Sua Altezza Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario di Abu Dhabi e vice comandante supremo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti. Alla DEWA lavoriamo per raggiungere questa visione anticipando il futuro dell'energia e avviando progetti di qualità per aumentare la percentuale di energie rinnovabili in un virtuoso mix energetico. Siamo lieti di sponsorizzare ancora una volta il World Future Energy Summit come partner di efficienza per condividere le nostre esperienze e competenze, ed evidenziare le nostre iniziative innovative e gli sforzi per sviluppare tecnologie dirompenti nelle energie rinnovabili e pulite. Questo è per tenere il passo con la quarta rivoluzione industriale e promuovere la ricerca e lo sviluppo per sviluppare soluzioni innovative e sostenibili e unificare gli sforzi per affrontare le sfide del settore energetico ».

Vincenzo Cimini

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Fri, 1 Mar 2019 12:28:31 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/484/1/rivoluzione-green-a-dubai-vuole-diventare-la-guida-mondiale-dell-energia-pulita vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
CFO ancora lontani dall’intelligenza artificiale https://www.vincenzocimini.it/post/483/1/cfo-ancora-lontani-dall-intelligenza-artificiale

Qual è il rapporto tra intelligenza artificiale ed il settore finanziario delle grandi aziende? Secondo una recente ricerca di Oracle[1] ancora siamo piuttosto lontani. Lo studio è stato realizzato insieme all'associazione internazionale dei commercialisti (Association  of International Certified Professional Accountants), coinvolgendo circa 700 responsabili finanziari di tutto il mondo. Dal quadro emerge che ben l'89% dei dipartimenti finanziari deve ancora dotarsi di intelligenza artificiale. La motivazione principale di questo gap sarebbe relativo alla mancanza di competenze: solo il 10% dei CFO pensa che il proprio team possegga le conoscenza appropriate per arrivare ad una completa digitalizzazione. Un dato che forse sorprende visto che dove invece è utilizzata l'intelligenza artificiale ci sarebbe di pari passo anche un aumento dei ricavi. Proprio nelle aziende che hanno registrato questa crescita sarà più facile rintracciare soluzioni legate all'intelligenza artificiale rispetto a quelle in flessione o con risultati stabili nel tempo.

«L'automazione dei processi, l'analisi avanzata e l'apprendimento automatico sono tre gambe dello stesso sgabello – ha detto John Merino, Chief Accounting Officer di FedEx - La combinazione di queste tecnologie e la capacità di possederli in modo agile, senza lunghe tempistiche rappresenta  un'enorme opportunità per aumentare l'efficienza aziendale»

Secondo il report,  l’86% dei leader della finanza digitale hanno un approccio “digital-first”e “cloud-first” che li porta a mettere in pratica soluzioni intelligenti per l’automazione di processi e tecnologie come l’intelligenza artificiale e la blockchain, affidandosi a piattaforme tecnologiche esterne con le quali si connettono. I migliori team finanziari sono quelli che sanno connettere i dati che in precedenza erano contenuti in applicazioni diverse e separate fra loro per far emergere nuove informazioni, affidandosi sempre di più all’intelligenza artificiale per attivare un processo di apprendimento continuo sfruttando il flusso ininterrotto di dati business. I migliori team finanziari usano informazioni automatizzate per le scelte di business e spendono meno tempo con processi di reportistica manuale: potendo usare dati accurati e disponibili in modo puntuale hanno quanto serve per porsi come partner nei confronti dei responsabili business, raccomandare nuovi corsi d’azione, influenzare le strategie. «In un mondo in cui la tecnologia sta allargando il divario tra leader digitali ed i ritardatari, la funzione finanziaria di un'azienda svolge un ruolo fondamentale nel garantire che l'organizzazione non rimanga indietro – si legge nelle conclusioni del rapporto -  ciò significa che i CFO dovranno confrontarsi con una tecnologia considerata come difficile che si intreccerà con vere e proprie sfide umane.  I CFO devono capire dove le diverse tecnologie avranno il maggiore impatto e quindi avere l'audacia di una visione di futuro per essere in grado di  sperimentare e innovare. Dal punto di vista umano, dovranno sviluppare le competenze tradizionali della finanza insieme alle competenze dell'analisi predittiva.  Allo stesso tempo, dovranno essere in grado di gestire le tensioni che sorgeranno tra le”macchine intelligenti” e le persone che lavoreranno insieme a loro».  Secondo il rapporto Oracle ecco gli approcci di successo che dovrebbe mettere in atto un CFO illuminato:

 

- Focalizzazione sulle piattaforme e non sui prodotti. Nell'economia di oggi, il successo non lo fa più solo il prodotto ma ecosistemi digitali che riuniscono utenti e fornitori per creare un valore condiviso;

- Utilizzo dei dati come arma strategica. I leader digitali attribuiscono un valore economico ai dati e cercano di monetizzarli, anziché limitarsi a gestirli;

- Diffusione di una cultura pronta al cambiamento, adottando un approccio agile al cambiamento che sia interattivo, empirico e in continuo miglioramento. Le aziende che sono altamente motivate a cambiare e sperimentare sono quelle che vedono il maggior successo. 

Vincenzo Cimini

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Thu, 21 Feb 2019 18:37:12 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/483/1/cfo-ancora-lontani-dall-intelligenza-artificiale vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Rischio cyber e mancanza di personale qualificato: ecco cosa temono di più le aziende https://www.vincenzocimini.it/post/482/1/rischio-cyber-e-mancanza-di-personale-qualificato-ecco-cosa-temono-di-piu-le-aziende

Per la prima volta la principale preoccupazione per le imprese diventa il rischio cyber. A pari merito con la paura dell'interruzione dell'attività. Lo dice il rapporto “Allianz Risk Barometer 2019”[1]  realizzato da Allianz Global Corporate & Specialty, sulle opinioni di 2.415 esperti provenienti da 86 Paesi. Un timore probabilmente dovuto ai recenti scandali sulla privacy, alla violazione dei dati, alle interruzioni delle piattaforme tecnologiche. Gli incidenti informatici e l'interruzione di attività sono i principali rischi per le aziende a livello mondiale, indicati a pari merito dal 37% del campione, più sentiti delle catastrofi naturali (28%). I cambiamenti climatici  e la carenza di manodopera qualificata sono i rischi cresciuti maggiormente a livello globale. Se filtriamo i risultati sulle imprese italiane, i rischi più sentiti nel 2019 sono l'interruzione dell'attività (47% delle risposte), i rischi cyber e le catastrofi naturali (entrambi al 38%). New entry di quest'anno è la mancanza di qualità, difetti seriali, richiamo di prodotti. La criminalità informatica – si legge nel rapporto -  costa oggi circa 600 miliardi di dollari all'anno, contro i 445 miliardi del 2014, a fronte di una perdita economica media decennale per catastrofi naturali di 208 miliardi di dollari. L'attività criminale utilizza metodi sempre più innovativi per entrare in possesso di dati, commettere frodi o estorcere denaro. Ma c'è anche una minaccia informatica crescente da parte di stati sovrani e gruppi di hacker che prendono di mira i fornitori di infrastrutture sensibili o sottraggono dati preziosi o segreti commerciali alle aziende. «Il rischio informatico è stato importante per molti anni, ma come ogni nuovo rischio ha dovuto confrontarsi con il basso grado di consapevolezza – ha affermato Marek Stanislawski, Deputy Global Head of Cyber, AGCS - siamo arrivati a un punto in cui il cyber è altrettanto preoccupante per le aziende quanto le loro principali esposizioni tradizionali».  È sempre più probabile che gli incidenti cyber scatenino cause legali, comprese le “class action”. Le violazioni dei dati o le interruzioni IT possono generare grandi responsabilità verso i terzi in quanto i clienti o gli azionisti interessati cercano di recuperare le perdite dalle aziende. «Le aziende devono prevedere un’ampia gamma di possibili fattori di crisi, operando in un contesto sempre più informatizzato - afferma Chris Fischer Hirs, CEO di AGCS - i danni che hanno come conseguenza una crisi aziendale possono essere fisici, come incendi o tempeste, o virtuali, come un’interruzione dell’IT, e possono essere dolosi o accidentali. Possono derivare sia dalle proprie attività, sia da quelle di fornitori, anche di servizi IT, e clienti. Qualunque sia il fattore scatenante, la perdita finanziaria per le aziende, a seguito di un blocco, può essere enorme. Nuove soluzioni di gestione del rischio, strumenti analitici e partnership innovative possono aiutare a comprendere meglio e mitigare la moderna miriade di rischi di interruzione dell’attività e prevenire le perdite prima che si verifichino».  Come detto anche la carenza di personale qualificato sembra preoccupare non poco le aziende e questo tipo di timore insieme alla paura dei cambiamenti climatici è quello che è cresciuto di più nell'ultimo anno. La carenza di manodopera qualificata appare per la prima volta tra i 10 principali rischi aziendali a livello mondiale, confermato anche in molti Paesi più piccoli dell’Europa Centrale e Orientale, del Regno Unito, degli Stati Uniti, del Canada e dell’Australia. Una paura, quella manifestata dalle imprese, dovuta all’evoluzione demografica, all’incertezza della Brexit e a una debole presenza di talenti nell’economia digitale. «Nell’economia digitale la forza lavoro qualificata  e più in generale il capitale umano è sempre più una risorsa carente – ha detto  Ludovic Subran, Deputy Chief Economist di Allianz - la concorrenza tra le aziende per assumere figure con competenze specifiche in intelligenza artificiale, data science o gestione del rischio informatico o reputazionale è molto alta, dato che la maggior parte di questi lavori fino a 10 anni fa non esisteva. Non sono sufficienti neanche gli stipendi allettanti, poiché il numero di dipendenti con le competenze necessarie è limitato, e la necessità di doverli assumere con urgenza non consente una formazione sul posto di lavoro». 

Vincenzo Cimini

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Tue, 12 Feb 2019 17:46:57 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/482/1/rischio-cyber-e-mancanza-di-personale-qualificato-ecco-cosa-temono-di-piu-le-aziende vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Partita la rivoluzione della fatturazione elettronica https://www.vincenzocimini.it/post/481/1/partita-la-rivoluzione-della-fatturazione-elettronica

Partita la rivoluzione della fatturazione elettronica: ecco i vantaggi e riduzione di costi per le aziende

Saranno circa 2,8 milioni le imprese che sono obbligate all'inizio dell'anno ad emettere la fattura elettronica: la fetta più grande è rappresentata dai 2,55 milioni di micro imprese, seguite dalle 250.000 medie imprese e dalle 4500 realtà più grandi. L'obbligo è scattato per circa il 56% delle partite Iva italiane. I dati sono stati diffusi dall'Osservatorio Fatturazione Elettronica and eCommerce B2b della School of Management del Politecnico di Milano, che stima anche un miglioramento della produttività del personale e un risparmio fra i 5 e i 9 euro a fattura. Se si digitalizza l'intero ciclo dell'ordine il risparmio aumenta fra 25 e 65 euro. «Una misura che farà dell'Italia il paese con la normativa più avanzata d'Europa, l'unico in cui sarà obbligatoria sia la fatturazione elettronica verso la Pa sia quelle B2b e B2c – scrive l'Osservatorio -  secondo le dichiarazioni dell'Agenzia delle Entrate sono circa 9 milioni le fatture elettroniche B2b transitate dal Sistema di Interscambio (SdI) fino a novembre 2018, con una crescita significativa nei primi sei mesi del 2018 (272.000 contro le 166.000 del 2017)». Le imprese si sono dunque attivate per tempo, anche se non mancano le difficoltà attuative: il 6,6% delle fatture emesse è stato scartato dal Sistema di Interscambio. «Le difficoltà di attuazione non mancano e alcuni affanni sono evidenti – ha spiegato Claudio Rorato, Direttore dell'Osservatorio - Ma il vero potenziale della fattura elettronica potrà esprimersi a regime e quando le imprese faranno un salto culturale oltre l'adempimento e investiranno nella digitalizzazione di interi processi operativi e non solamente sulla dematerializzazione di un documento». Intanto ci si può consolare con i risultati ottenuti dal Portogallo negli ultimi anni, unico Paese europeo ad aver introdotto l'obbligo. Secondo una analisi dell’UE, proprio l’introduzione della e-fattura ha consentito al Portogallo di uscire velocemente dalla crisi finanziaria che ha colpito il Paese fra il 2008 e il 2012. I Paesi europei dove invece non vi è alcun obbligo di Fatturazione Elettronica, sono la maggioranza. «Il nuovo sistema digitale è concepito per abbandonare il supporto cartaceo a favore di un processo interamente elettronico, - ha spiegato all'Ansa[1] Nunzio Caraci, titolare di Datalog Italia, software house italiana specializzata nel campo del software professionale - dove ogni fattura viene emessa in un formato specifico chiamato XML (eXtensible Markup Language, ndr) caratterizzato da una struttura condivisa. Il file segue infatti un tracciato standard, riconosciuto, leggibile e quindi interoperabile da qualsiasi sistema. La fase iniziale di applicazione comporterà molti disagi a imprese e commercialisti, che dovranno adattarsi alla nuova metodologia e cambiare le proprie abitudini. Tra queste, alle aziende italiane sarà richiesta una maggiore precisione nella fase di emissione del documento che, una volta inviato, non potrà essere ‘ristampato’ ma richiederà delle procedure di rettifica particolari». I vantaggi attesi dagli esperti sembrano essere molteplici per le aziende:

 

  • Revisione dei processi interni con una riorganizzazione forzata, che nel medio termine incrementerà la produttività interna;
  • Più efficienza nella gestione delle attività aziendali con l'inserimento di  dati in un database strutturato, ottenendo in cambio un migliore controllo maggiore su tutte le voci di spesa e fatturato;
  • Riduzione dei costi di gestione interna e in particolare d’inserimento dei dati in contabilità, degli errori e della possibile perdita dei documenti;
  • Condivisione di un modello unico tra fornitore e cliente rendendo più fluido il dialogo tra soggetti diversi, con l'abbattimento dei costi operativi
  • Interoperabilità tra sistemi con condivisione di dati tra piattaforme diverse, con diminuzione dei costi d’integrazione e delle barriere legate all’uso di software diversi.
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Fri, 1 Feb 2019 19:06:30 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/481/1/partita-la-rivoluzione-della-fatturazione-elettronica vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Addio al Sistri, la tracciabilità dei rifiuti speciali sarà solo digitale? https://www.vincenzocimini.it/post/480/1/addio-al-sistri-la-tracciabilita-dei-rifiuti-speciali-sara-solo-digitale

Già come acronimo non suonava benissimo: Sistri, ossia Sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali. Era stato istituito nel 2010 e mai era entrato effettivamente in funzione. Con l'inizio del nuovo anno è andato definitivamente in pensione, con un costo però notevole. La novità era inserita nel Dl Semplificazioni.  Come ha ricordato il ministro dell'Ambiente Costa può essere considerato uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali, con costi sostenuti dalle imprese coinvolte e dallo Stato che hanno superato i 141 milioni di euro dal momento della sua introduzione. Dal 2010 al 2014 sono stati fatturati 290 milioni, di cui pagati circa 90. Dal 2015 al 2018 su 66 milioni fatturati ne sono stati pagati 51. L'ultimo affidamento di 260 milioni è stato sospeso con l'eliminazione del Sistri. Il suo scopo poteva anche essere condivisibile: tracciare il sistema dei rifiuti speciali in Italia ma di fatto non è mai stato operativo. Le imprese aderenti con più di dieci addetti hanno dovuto pagare iscrizioni, adeguamenti tecnologici, aggiornamenti per i mezzi e per il personale entrando nel tormentato tunnel di sanzioni cancellate e reintrodotte, norme confuse, eccezioni, esenzioni, nuovi obblighi. Ora ci sarà una sorta di Sistri 2.0 gestito direttamente dal ministero dell’Ambiente, con un costo decisamente minore, circa 3 milioni di euro l’anno. Un sistema però ancora tutto costruire L'obiettivo sarà quello di digitalizzare l’intera tracciabilità dei rifiuti e i documenti fiscali, superando il doppio binario cartaceo/digitale e il registro di carico e scarico. L'altra faccia della medaglia è la perdita di occupazione da parte  dei 26 tecnici informatici che dal 2010 erano stati assunti dal ministero dell'Ambiente per operare nel centro operativo del Sistri, smantellato lo scorso primo gennaio. Sono tutti lavoratori interinali che hanno firmato un contratto con la società Synergie Italia e quindi non hanno diritto all'assunzione al Ministero. Ovviamente in attesa di capire come avverranno le nuove modalità di tracciabilità dei rifiuti speciali rimangono delle zone d'ombra in questa fase. Non sono stati ancora definiti diversi aspetti riguardanti il completo superamento del Sistri come, ad esempio, le modalità di disinstallazione e di restituzione delle black box installate sui veicoli e dei dispositivi usb e la gestione dei contributi già versati da parte dei soggetti iscritti. Il ritorno alle tradizionali modalità di gestione (registri di carico e scarico, formulari, ecc,) dovrebbe essere comunque una situazione transitoria, in quanto è obiettivo del Ministero dell’Ambiente la creazione di un nuovo sistema digitale per la gestione dei rifiuti, in cui non si parla espressamente di tracciabilità dei percorsi effettuati dai veicoli e che sarà gestito con tutta probabilità tramite l’Albo Nazionale Gestori Ambientali. La questione della tracciabilità è comunque un aspetto di primo piano e che merita molti approfondimenti. Il totale dei rifiuti speciali prodotti in Italia in un anno è pari  secondo alcune stime a circa 135 milioni di tonnellate, quindi mancherebbero all'appello 47.250.000 tonnellate di rifiuti speciali,una quantità maggiore a tutti i rifiuti urbani prodotti nell’ultimo anno in Italia. Una dinamica che non sembra spaventare il ministro Costa risolvibile appunto con la nuove versione di Sistri tutta digitale. «L’obiettivo è arrivare almeno al 90% della tracciabilità risparmiando soldi e tempo per le aziende». Un obiettivo impegnativo che non sarà facilissimo da raggiungere.

Vincenzo Cimini

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Tue, 22 Jan 2019 15:48:58 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/480/1/addio-al-sistri-la-tracciabilita-dei-rifiuti-speciali-sara-solo-digitale vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Sempre più coinvolti nelle decisioni strategiche: dal Cfo Awards 2018 le linee guida del futuro https://www.vincenzocimini.it/post/479/1/sempre-piu-coinvolti-nelle-decisioni-strategiche-dal-cfo-awards-2018-le-linee-guida-del-futuro

«Il ruolo del CFO è cambiato notevolmente: da semplici professionisti della contabilità e della compliance, i CFO sono diventati business partner, più orientati a essere ‘distributori di cultura’ (delle risorse, dell’ambiente), che di tecnicismi. Dall’altro lato, le nuove tecnologie in ambito data anlytics comportano una conoscenza approfondita e specialistica del mezzo. Accuracy, svolgendo attività di consulenza direzionale, aiuta il board a prendere decisioni e il CFO è il nostro interlocutore prediletto, dal quale apprendere informazioni sulle necessità dell’azienda e al quale riferire i nostri risultati». Queste parole di Giovanni Foti, Partner di Accuracy, durante il Cfo Award 2018[1], fanno capire come all'interno della comunità che si occupa di Controllo e Gestione sia in corso un apertissimo dibattito sulla direzione che questa professione sta assumendo nel presente e assumerà ancora di più nel futuro. Ecco dunque che appare significativamente interessante leggere alcune dichiarazioni rilasciate ad Affaritaliani.it[2] durante la kermesse per comprendere meglio come delineano lo scenario alcuni tra i maggiori manager italiani. «Tutti i ruoli manageriali stanno subendo una grande evoluzione per via della rivoluzione digitale in atto – ha dichiarato  Roberto Mannozzi, Presidente di ANDAF e Direttore Centrale Amministrazione, Bilancio e Controllo di Ferrovie dello Stato - Anche il CFO, da uomo di numeri è diventato sempre più un manager di dati che deve essere in grado di sostenere la mole di informazioni che arrivano sul suo tavolo per poter identificare quelle più strategiche. Tale cambiamento prevede inoltre un’evoluzione culturale: oggi i CFO non vengono più soltanto da studi finanziari, ci sono ingegneri, data scientist, esperti di organizzazione. Alla terza edizione dei CFO Award abbiamo deciso di premiare quei manager che hanno dovuto affrontare operazioni straordinarie che hanno messo alla prova i loro team e che si sono risolte brillantemente». Secondo  Andrea Maldi, CFO Italy and Executive Board Member di Borsa Italiana, il ruolo del CFO è diventato centrale come pivot all’interno di numerosi processi aziendali. Egli non si occupa più soltanto della mera raccolta di numeri ai fini delle valutazioni economico-finanziarie, ma avendo un’interazione a 360 gradi col business e, dunque, un’ampia visione, può incidere davvero sulle decisioni strategiche. Sarebbero le grandi aziende dunque a dover tracciare la rotta e individuare degli standard per trainare le piccole. Il Cfo Award è arrivato alla terza edizione. Il riconoscimento è stato assegnato a quei manager che si  sono distinti per qualità, intuizione, professionalità e spirito di squadra. Come Roberto Vitto,  CFO di Italo - Nuovo Trasporto Viaggiatori ha vinto il premio nella categoria società non quotateper aver completato la riorganizzazione economico-finanziaria e contabile della Società, passando a una situazione di utili significativi conseguenti all’esecuzione di numerose operazioni straordinarie, dai processi di finanziamento alla quotazione in Borsa, fino alla cessione della Società a un investitore straniero, contestualmente alla gestione ordinaria in una fase di notevole espansione”. Massimo Albertario, Group CFO di EPTA ha ottenuto il premio nella categoria società Elite “per aver gestito complesse operazioni di finanza straordinaria e per aver creato e implementato un modello di pianificazione strategica a livello di Gruppo che ha consentito di indirizzare in modo coordinato le azioni per l’ottenimento degli obiettivi strategici di medio lungo termine, rafforzando la struttura finanziaria aziendale”.  Stefania Milanesi, CFO di Equita ha ricevuto il riconoscimento nella categoria società quotate all’AIM “per aver gestito in piena autonomia la riorganizzazione e la revisione del sistema di reporting connesso al progetto di quotazione e per il riesame del sistema remunerativo e incentivante, che ha contribuito a sviluppare una nuova cultura aziendale, con una spiccata attenzione alla diversity e al senso di appartenenza alla Società”. Infine, Massimo Levrino, CFO di IREN è stato premiato nella categoria società quotate sull’MTA “per aver avviato e gestito un progetto di diversificazione delle fonti di finanziamento che ha orientato la Società verso obiettivi sostenibili anche con l’emissione di due Green Bond, volti a rafforzare il percorso di ottimizzazione della sostenibilità finanziaria, ambientale e sociale”.

Vincenzo Cimini

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Mon, 14 Jan 2019 17:40:22 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/479/1/sempre-piu-coinvolti-nelle-decisioni-strategiche-dal-cfo-awards-2018-le-linee-guida-del-futuro vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Milano sperimenta il 5G: arrivano i robot, in estinzione i mestieri ripetitivi https://www.vincenzocimini.it/post/478/1/milano-sperimenta-il-5g-arrivano-i-robot-in-estinzione-i-mestieri-ripetitivi

Milano diventa la capitale del 5G. Vodafone ha investito 90 milioni di euro ed è capofila della sperimentazione promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico, insieme a 38 partner industriali e istituzionali per realizzare 41 progetti in vari ambiti: smart city, smart energy, sanità, manifattura e industria 4.0, education ed entertainment, digital divide. Una rivoluzione che avrà grandi conseguenza anche nel mondo industriale ed economico in generale. Quello che potrebbe accadere breve lo ha fatto intravedere Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia. « In Italia nei prossimi 5-10 anni il 50% dei lavori attuali saranno automatizzati ma solo il 10% sparirà. E il 95% dei lavori potranno essere tutelati solo grazie al reskilling». Il reskilling non è altro che la riqualificazione professionale del personale: per non perdere il posto sarà necessario adattarsi ad imparare altri tipi di ruoli, apprendendo nuove competenze. «In Italia mancano le competenze digitali, quindi è necessario costruire nuovi talenti. In particolare mancano ragazze programmatrici di software delle quali invece c'è un forte bisogno.  Bisogna agire sulla riqualificazione delle competenze». Proprio Vodafone ha lanciato una piattaforma basata sull'intelligenza artificiale che indirizza i ragazzi del liceo verso i lavori digitali più adatti a loro. E tra i partner di Vodafone c'è anche un robot chiamato Yape che servirà per le consegne a domicilio in città: viene descritto come completamente autonomo ed in grado di interagire con altre forme di intelligenza artificiale che popoleranno la smart city del futuro come le auto a guida automatica od i droni. E sarà proprio la rete 5G a rendere possibile tutto questo. Nel progetto c'è anche la milanese e-Novia che insieme ad ABB e Politecnico di Milano sta sperimentando la robotica innovativa. Grazie agli Smart Robots ed al 5G, i robots non si sostituiranno alla forza umana ma collaboreranno con l'uomo in sicurezza. Il robot della ABB si chiama YuMi e lavora insieme all'operatore umano aiutandolo nell'assemblaggio delle valvole con un approccio definito dai creatori “collaborativo” con il supporto delle tecnologie 5G e dell'edge computing. Questo robot sarà in grado di comunicare a distanza via wireless con un dispositivo capace di riconoscere i movimenti dell'operatore e di trasformarli in comandi per il robot stesso. A generare tali comandi non l'uomo ma ovviamente un software basato sull'intelligenza artificiale realizzato dal laboratorio Merlin del Politecnico di Milano. Gli operatori, se tutto andrà per il verso giusto, saranno dunque facilitati nelle operazioni di assemblaggio, ottimizzando i processi produttivi sia nei tempi che nella qualità del ciclo produttivo.  Qualche settimana fa l'operatore di telecomunicazioni giapponesi NTT DOCOMO insieme a Toyota è riuscito a realizzare un test in cui un robot umanoide è stato controllato a distanza sfruttando una rete sperimentale 5G. L'esperimento è avvenuto in laboratorio con una distanza di soli 10 chilometri ma tutto è andato alla perfezione. Questo tipo di robot umanoide di terza generazione è stato pensato per assistere l'uomo in ambienti diversi: cantieri edilizi, zone colpite da disastri, in ospedali e nello spazio. La tecnologia su cui si basa consente al robot di replicare il movimento di braccia, mani e piedi con l'ausilio della mappatura da parte dei controlli indossati dall'operatore: attraverso un visore infatti sarà possibile visualizzare le immagini dalla prospettiva del robot. Secondo l’ultimo rapporto  “The Twin Threats of Aging and Automation”[1], realizzato da Mercer e Oliver Wyman, l’Italia subirà un impatto molto forte dall'automazione del lavoro. Le ripercussioni più gravi saranno per gli over 50: il 58% di loro che assolve mansioni ripetitive con poche competenze rischia di essere spazzato via dai robot. Se pensiamo che l’Italia è il Paese europeo lavorativamente più vecchio con lavoratori tra 50 e i 64 anni operativi in mestieri dequalificati o con competenze facilmente sostituibili dall’intelligenza artificiale, si capisce subito l'impatto dell'automazione nel mondo del lavoro. Scenari che fino a qualche anno fa sembravano fantascientifici o degni della penna di Orwell ma che ormai sono diventati realtà. Una grande opportunità tecnologica ma che apre anche numerosi interrogativi sociali ed etici.

Vincenzo Cimini

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Tue, 8 Jan 2019 17:48:46 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/478/1/milano-sperimenta-il-5g-arrivano-i-robot-in-estinzione-i-mestieri-ripetitivi vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Italia in prima fila nell’economia circolare ma serve una normativa di lungo periodo https://www.vincenzocimini.it/post/477/1/italia-in-prima-fila-nell-economia-circolare-ma-serve-una-normativa-di-lungo-periodo

Ridurre i costi di produzione, puntando su processi sostenibili e sviluppando, al tempo stesso, nuovi prodotti in linea con la sensibilità ambientale. Un nuovo modello di crescita che porta verso una nuova economia , di tipo circolare, sostenibile e competitivo. Questo il tema dell'edizione 2018 del Forum Sostenibilità nella Sede del Sole 24 Ore in cui rappresentanti delle istituzioni e aziende si sono confrontate sulle opportunità ed i vantaggi economici di questo sistema economico in forte sviluppo. Uno dei temi centrali tra quelli affrontati è stato quello del rapporto tra normative e strategia d'impresa. Uno dei problemi italiani è proprio quello di una normativa spesso non particolarmente chiara e comunque finalizzata al breve periodo. «La sostenibilità – ha detto l'ex ministro dell'ambiente Edo Ronchi, attuale presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile - è anche una sfida economica, non solo ecologica. Infatti l’economia circolare non parte dal nulla, è un salto di qualità di un processo avviato da tempo e ha come risultato una maggiore competitività economica, di materie prime, di energia. Il paradosso che viviamo è che le strategie sono ormai più o meno definite, come il caso dell’end of waste i cui criteri sono comuni in tutta Europa, ma vi è una farraginosità evidente a tradurle in normativa». Durante la tavola rotonda non sono mancati spunti interessanti su quello che servirebbe introdurre in Italia anche per centrare quanto richiesto dall'Europa. «Gli obiettivi europei fissano oltre all’aumento al 65% del riciclo anche la riduzione al 10% delle discariche, perché le discariche non fanno parte dell’economia circolare – ha rilevato Andrea Bianchi, direttore politiche industriali Confindustria - La soluzione all’aumento dei prezzi del conferimento in discarica dei rifiuti industriali non è aumentare l’offerta di discariche, ma aumentare il tasso di circolarità. Abbiamo bisogno di una strategia-paese per la transizione da economia lineare a economia circolare. Contestualmente occorre semplificare, aggiornare, razionalizzare la normativa ambientale con l’abbattimento delle barriere non tecnologiche. Infine è necessario avere una politica industriale sull’economia circolare: dare sbocchi di mercato ai prodotti, sviluppare filiere dedicate, investire in ricerca e innovazione». L’economia circolare viene vista insomma come nuovo modello di sviluppo, intesa come innovazione di processi, materiali e di prodotto. L'economia circolare può essere considerata un'industria che va sostenuta, come hanno rilevato alcuni relatori, anche con la fiscalità di vantaggio che potrebbe creare un mercato importante per le materie prime secondarie. C'è però bisogno di una nuova prospettiva e visione, di leggi di lungo periodo e non normative spot. In Italia è evidente la carenza impiantistica per il trattamento dei materiali, c'è necessità insomma di una strategia di collegamento delle materie prime secondarie, considerato il surplus di materiali che si registra in Europa. Le aziende del settore spesso percepiscono la legislazione in materia più come un ostacolo che come un incentivo ad operare in modo virtuoso, innovativo e sostenibile. «Il modello dell’economia circolare – ha aggiunto Bianchi – è essenziale per il sistema manifatturiero italiano. Su questo tema negli ultimi vent’anni abbiamo fatto importanti passi avanti: il 55% degli imballaggi viene riciclato, mentre a livello complessivo siamo al 50% di riciclo dei materiali. L’Italia è ai vertici nell’indice di produttività dei materiali per due elementi fondamentali: una vocazione naturale del sistema manifatturiero a essere virtuoso nel recupero dei materiali (si pensi per esempio al distretto di Prato per il tessile) e l’aver accolto nel 1996 da parte di Confindustria la sfida per una responsabilità estesa dell’impresa facendosi carico dei costi dello smaltimento, avendo dato vita ai vari consorzi».

Vincenzo Cimini

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Thu, 3 Jan 2019 17:11:39 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/477/1/italia-in-prima-fila-nell-economia-circolare-ma-serve-una-normativa-di-lungo-periodo vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Verso Expo 2020, quando Dubai mostrerà al mondo la sua nuova anima green https://www.vincenzocimini.it/post/476/1/verso-expo-2020-quando-dubai-mostrera-al-mondo-la-sua-nuova-anima-green

Si avvicina sempre di più il grande evento fieristico di Expo Dubai 2020. Ed a dimostrazione dell'impegno che gli Emirati stanno mettendo per una migliore e virtuosa gestione dei rifiuti, anche questa kermesse d'eccellenza che proietterà ancora di più Dubai verso il resto del mondo, sarà all'insegna dell'innovazione. Il concetto di economia circolare troverà infatti la sua casa ad Expo: i rifiuti prodotti per l'evento diventeranno infatti una risorsa preziosa all'interno della filiera virtuosa ridurre, riutilizzare e riciclare. Per l'occasione saranno sviluppate strategie di riduzione dei rifiuti in tutte le fasi del lavoro, dalla progettazione, alla costruzione e alle operazioni. Si è diffusa la cultura del riuso con gli appaltatori per riutilizzare i materiali esistenti laddove possibile. Il sito di Expo presenterà numerose strutture per la raccolta e lo stoccaggio di materiali riciclabili, puntando a far usare articoli monouso biodegradabili. Il Padiglione della Sostenibilità di Expo 2020 sarà autosufficiente per il consumo idrico ed energetico utilizzando combinazioni all’avanguardia di tecnologie per raccogliere energia dal sole, dall’acqua e dall'aria. Inoltre, immergerà i visitatori in un'esperienza divertente e interattiva che sottolineerà l'importanza del consumo responsabile e della responsabilità sociale delle imprese. Nel 2020, si stima che i rifiuti nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo raggiungeranno un volume di 120 milioni di tonnellate. In particolare a Dubai, che produce annualmente circa 8,4 milioni di tonnellate di rifiuti, è in vigore un programma di riciclo pari al 25%, percentuale che è destinata ad aumentare al 75% per il 2021, oltre a programmi di riduzione delle emissioni di gas metano dalle discariche. È inoltre in corso il progetto per la costruzione del più grande impianto del Medio Oriente per la conversione dei rifiuti solidi in energia, per un investimento complessivo di 2 miliardi di AED (valuta degli Emirati Arabi). La DEWA (L'Autorità idrica ed elettrica di Dubai) ha messo in campo oltre 2,6 miliardi di AED per lo sviluppo delle infrastrutture idriche ed elettriche nell’Emirato in preparazione di Expo 2020, al fine di ottenere un più efficiente sistema di generazione, trasmissione e distribuzione di energia e di acqua. Proprio nel campo energetico sono in itinere grandi progetti:

 

  • Masdar City, città ad emissioni zero in fase di avanzata realizzazione
  • Realizzazione di 2 parchi solari e del “Solar Roof Program” per un totale complessivo di 5000 MW
  • Parco solare fotovoltaico Noor 1 (100MW)
  • Due impianti eolici da 30 MW
  • Centrale nucleare di Barakah con 4 reattori capaci di generare 1.400 MW ciascuno. L'impianto, realizzato dal consorzio sud-coreano KEPCO, entrerà in funzione entro il 2020

 

Expo 2020 sorgerà in un'area di 400 ettari posta nel quadrante sudovest di Dubai nelle vicinanze del nuovo Aeroporto Internazionale Āl Maktūm. Il centro dell'evento sarà la piazza Al Wasl, per la quale è stato scelto l'antico nome di Dubai, il cui significato è "la connessione". Da essa si dipaneranno,  le tre aree tematiche della manifestazione: Opportunità, Sostenibilità e Mobilità. Ognuna di esse ospita padiglioni tematici nelle fattezze di tradizionali souk arabi e un'area Best Practice per ognuno dei singoli temi. Tra i petali sorgeranno tre tra le più importanti strutture dell'esposizione: il Padiglione di Benvenuto, il Padiglione dell'Innovazione e il Padiglione UAE. All'esterno dei tre petali sorgeranno i padiglioni nazionali, come da tradizione delle Expo.

Anche nei viali prevarrà lo spirito green: saranno ricoperti di tende ricoperte da materiale fotovoltaico che genererà il 50% dell'energia richiesta dall'intero sito espositivo. Le grandi tende saranno inoltre utilizzate durante la notte per proiezioni digitali. I trasporti all'interno del sito saranno garantiti da una cabinovia. Per l'accesso al sito verranno messi a disposizione 750 bus a emissioni zero chiamati Expo Riders: sarà in funzione anche un'apposita stazione tutta nuova della metropolitana di Dubai.

Vincenzo Cimini

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Thu, 27 Dec 2018 17:03:22 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/476/1/verso-expo-2020-quando-dubai-mostrera-al-mondo-la-sua-nuova-anima-green vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Lean Thinking, le aziende che “pensano snello” sono più redditizie e appetibili https://www.vincenzocimini.it/post/475/1/lean-thinking-le-aziende-che-pensano-snello-sono-piu-redditizie-e-appetibili

Si chiama Lean Thinking e significa pensiero snello. Le imprese  che riescono a praticarlo ed a basare su di esso i propri processi di trasformazione riescono ad avere una migliore redditività del capitale investito, circa il 2,7% in più rispetto alle imprese meno snelle o “non lean”, registrando anche un miglior rapporto della posizione finanziaria netta/margine operativo lordo (3,6% in meno). Il dato è emerso dal primo Osservatorio Lean Thinking Icrios Bocconi[1], a cura del professore Arnaldo Camuffo, vicedirettore dell'Invernizzi Center For Research on Innovation, Organization, Strategy and Entrepreneurship (Icrios) della Bocconi, con il supporto di Banco Bpm e della società padovana Auxiell, in collaborazione con Assolombarda e con il patrocinio del Club dei 15, il progetto lean thinking di Confindustria. «L’Osservatorio Lean Thinking – si legge nello studio -  fa leva sul patrimonio costituito dall’Osservatorio AUB, che ogni anno raccoglie i dati di bilancio di tutte le imprese italiane con un fatturato superiore ai 20 milioni di euro, e mette a confronto 171 imprese che hanno sposato la filosofia lean con 3.614 imprese comparabili, che non l’hanno fatto. Le imprese vengono comparate sia dal punto di vista statico (differenze tra un’impresa lean e una che non lo è) sia dinamico (che cosa accade a mano a mano che un’impresa si addentra nel suo percorso lean) secondo tre variabili: redditività del capitale investito, rapporto posizione finanziaria netta/margine operativo lordo e margine operativo lordo».

Si tratta di un metodo inventato da Toyota ottimizzato poi nel tempo. Ma cosa si intende esattamente per Lean Thinking? Potremmo definirla una strategia operativa nata come detto nel settore automotive che è poi stata estesa anche in altri ambiti completamente diversi, creata per aumentare l'efficienza e ridurre se non proprio eliminare gli sprechi. Stiamo parlando di una strategia operativa che mette insieme teoria e pratica con il coinvolgimento di tutti i rami dell'impresa. Il punto di partenza del Lean Thinking è l’identificazione degli sprechi per poi eliminarli e produrre di più con un minor consumo di risorse. Si parte con l'individuare il proprio valore, cioè il bene o servizio che i clienti sono disponibili ad acquistare. Poi viene identificato il flusso del valore, allineando le attività che creano valore collocandole nella giusta sequenza, mettendole in atto senza interruzioni. Questo flusso deve seguire le richieste del cliente, puntando alla perfezione che diventa il riferimento dei programmi aziendali del futuro. Tale principio viene esteso anche alla categoria dei fornitori. Questo mix di cambiamenti provocherebbe un grande mutamento sul piano organizzativo e di mentalità all'interno dell'impresa, una sorta di rivoluzione culturale, dovuta ad alcune tendenze che si saranno nel frattempo registrate: riduzione dei livelli gerarchici, gruppi di lavoro interfunzionali, snellimento delle funzioni, orientamento ai processi, ecc.). Il differenziale di performance delle imprese lean aumenta  col tempo. Da un lato, le imprese che applicano il Lean Thinking sono più redditizie e più «appetibili» per gli investitori. Dall’altro, imprese che soffrono gap di competitività possono ricorrere al Lean Thinking come modello manageriale per migliorare ed essere credibili nelle richieste di finanziamento. 

Per ogni anno di adozione del lean, la redditività del capitale investito migliora di un ulteriore 2,3% e il rapporto posizione finanziaria netta/margine operativo lordo del 2,2%. Discorso diverso, invece, per il margine operativo lordo che, in generale, è inferiore dello 0,8% nelle imprese lean che in quelle non lean, ma che migliora nel tempo, ad un ritmo dello 0,4% l’anno. «Tale dato riflette il fatto che, all’avvio della Lean Transformation, le imprese sopportano maggiori costi, ad esempio in termini di riorganizzazione e formazione del personale - spiega Camuffo - cambiamenti che cominciano a dare i loro frutti solo dopo un po’». L’Osservatorio ripete la stessa analisi per le sole 30 imprese italiane riconosciute (attraverso premi, precedenti studi ecc.) come le protagoniste delle migliori implementazioni del lean e osserva che queste registrano un redditività del capitale investito altissima (+8,3% rispetto alle non lean) e un margine operativo lordo comparabile a quello delle non-lean, mentre il rapporto posizione finanziaria netta/margine operativo lordo è solo moderatamente migliore rispetto a quello delle non lean (dell’1,1%).

Vincenzo Cimini

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Mon, 17 Dec 2018 17:31:26 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/475/1/lean-thinking-le-aziende-che-pensano-snello-sono-piu-redditizie-e-appetibili vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
2019, largo ai pionieri della digitalizzazione aziendale: i quattro scenari dominanti https://www.vincenzocimini.it/post/474/1/2019-largo-ai-pionieri-della-digitalizzazione-aziendale-i-quattro-scenari-dominanti

Sempre più digitalizzazione. Questo lo scenario delineato nel nuovo report di Dimension Data[1] sui trend previsti per le tecnologie aziendali nel 2019. Quattro gli ambiti che sono stati analizzati relativi ai Tech Trends: customer experience, cybersecurity, digital business, infrastrutture ed ambienti lavorativi digitali. Tendenze che andranno a ridelineare il quadro tecnologico aziendale. Il primo sarà l'automazione dei processi robotizzati che andranno ad incidere sulla cosiddetta customer experience: le aziende saranno cioè sempre più in grado di poter prendere decisioni predittive in tempo reale in base alle richieste, alle esigenze ed al  comportamento dei propri clienti, con la possibilità di combinare differenti scenari di mercato. Le purtroppo numerose intrusioni nella sicurezza informatica di alto profilo che si sono registrate nel 2018 porteranno le aziende a focalizzarsi sulle piattaforme cloud di cybersecurity, cercando dunque di aumentare la sicurezza informatica dei propri sistemi con un aumento dunque di fatturato per quei fornitori di servizi di sicurezza che sapranno sfruttare questa onda di mercato. Un altro degli scenari previsti riguarda la sottoscrizione da parte delle aziende di vari abbonamenti a molteplici piattaofrme cloud con l'aumento dell'utilizzo di Software-as-a-service, modello di distribuzione del software applicativo dove un produttore di software sviluppa, crea  e gestisce un'applicazione web che mette a disposizione dei propri clienti via Internet, spesso si tratta di un servizio di cloud computing. Non si paga per il possesso del software bensì per il suo utilizzo. Le applicazioni saranno sempre più personalizzabili in grado sempre più di raccogliere input dagli utenti. Il vero valore sarà quello dei dati e del loro valore reale.  «L'intelligenza artificiale e l'apprendimento automatico –  - si legge nel report -  avranno un ruolo significativo in grado di offrire ai dipendenti di un'azienda le informazioni giuste per svolgere al meglio la loro attività lavorativa. Gli stessi processi aziendali subiranno un deciso miglioramento con l'utilizzo dell'intelligenza artificiale che avrà anche un ruolo chiave nell'aiutare a verificare i dati sul posto di lavoro. L'autenticità dei dati è essenziale per il processo decisionale e se i dati non sono verificati potrebbe essere a rischio la bontà delle decisioni aziendali».  Le aziende saranno costantemente alla ricerca di modi per migliorare la loro efficienza e aumentare la produttività. Secondo Dimension Data si cercherà di farlo attraverso l'evoluzione della digitalizzazione aziendale, in modo da rendere i propri processi interamente programmabili  con l'infrastruttura aziendale in grado di adattarsi rapidamente per soddisfare i cambiamenti e le esigenze che si presenteranno e migliorare le prestazioni evitando costi crescenti.

 «Sino a oggi – ha dichiarato Ettienne Reinecke, Group CTO Dimension Data -  il nostro mercato ha parlato solo teoricamente di tecnologie innovative, senza però offrire un quadro chiaro di come queste potenti innovazioni verranno utilizzate. Basti pensare agli analytics, al machine learning, all’intelligenza artificiale, la blockchain, e i containers, per citarne alcune. Tutto ciò sta cambiando. Le applicazioni delle tecnologie rivoluzionarie stanno diventando sempre più pervasive e la loro adozione sta crescendo in modo costante. Nel 2019, vedremo aziende innovative presentare esempi concreti di digital transformation di forte impatto e molti altri ancora nei prossimi tre anni. Queste tecnologie diventeranno talmente integrate nei processi e nelle tecnologie chiave da essere considerate come consuetudine. Il 2019 sarà l’anno in cui i pionieri guadagneranno un significativo vantaggio competitivo rispetto ai seguaci più veloci, modificando così i tradizionali equilibri di mercato».

Vincenzo Cimini

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Sun, 9 Dec 2018 16:12:05 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/474/1/2019-largo-ai-pionieri-della-digitalizzazione-aziendale-i-quattro-scenari-dominanti vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Oltre la digitalizzazione, sarà il Continuous Next l’arma vincente per le aziende? https://www.vincenzocimini.it/post/473/1/oltre-la-digitalizzazione-sara-il-continuous-next-l-arma-vincente-per-le-aziende

Se la trasformazione digitale è in corso c'è un nuovo approccio aziendale che secondo molti esperti sarà quello vincente nei prossimi anni. Si chiama Continuous Next. L'annuncio più forte in tal senso è arrivato da Mike Harris, executive vice president e global head of Research di Gartner, davanti ad una platea di oltre 6000 CIO e responsabili IT durante il Gartner Symopsium/Itxpo di Barcellona[1]. Il ContinuousNext è un'evoluzione della trasformazione digitale di un'impresa che deve ancora di più aumentare la propria propensione di adattabilità al cambiamento. Il dinamismo sarà il fattore determinante secondo gli analisti di Gartner. Per dinamismo si intende la capacità di saper abbracciare il cambiamento con contemporanea adozione della tecnologia con un approccio nuovo. Secondo Harris i tre quarti delle aziende si troverebbero in difficoltà proprio sul piano del dinamismo. Non basta quindi adottare od utilizzare la tecnologia. Sono stati delineati cinque fattori[2] per una strategia ContinuousNext di successo. Il primo riguarda la capacità di saper padroneggiare la privacy con la creazione di connessioni digitali affidabili. Devono essere direttamente i CIO a gestire correttamente la privacy, componente legata direttamente alla fiducia. Le varie violazioni ai sistemi di sicurezza portano scetticismo da parte di consumatori e dipendenti, a cui il tema della protezione dei propri dati oggi sta particolarmente a cuore. Disattendere aspettative in questo campo può generare dunque un potenziale clima di sfiducia, interno ed esterno. Il secondo fattore riguarda l'intelligenza aumentata, lo scalino seguente l'intelligenza artificiale. Secondo Gartner queste due componenti andranno ad impattare sulla forza lavoro ma questo non sarà dannoso per i lavoratori. All'interno dell'azienda deve essere presente la cosiddetta “cultura dinamica”, i cambiamenti da apportare non devono sempre essere grandiosi e difficili, ma bastano piccole azioni di cambiamento che spesso non vengono attuate perché trascurate e poco considerate. Il quarto fattore chiave è il cosiddetto Digital Product Management, da adottare il più  in fretta possibile. Si tratta di un insieme di tecnologie con cui gestire al meglio le informazioni, i processi e le risorse a supporto dei prodotti, dalla loro ideazione, allo sviluppo e produzione, al lancio sul mercato  fino al supporto post vendita. Non si tratta solo di tecnologia informatica, ma anche di un approccio strategico integrato che mescola  tecnologie, metodologie di organizzazione del lavoro collaborativo e definizione di processi che girano attorno alla creazione del prodotto. Infine l'adozione del Digital Twin, ossia dei gemelli digitali, solitamente utilizzati per gestire cose fisiche. Il Digital Twin è una copia esatta di qualcosa di reale sul quale fare test e prove in modo da evitare problemi o errori che potrebbero costare cari e causare ritardi evitabili. Sempre di più le aziende vogliono evitare di incontrare i problemi durante la produzione, il montaggio o la messa in funzione del proprio prodotto. Una verifica preventiva  con una simulazione digitale aumenta decisamente le possibilità di una maggiore efficienza produttiva. Secondo Gartner il modello digital Twin potrebbe essere utilizzato anche nell'organizzazione aziendale per vedere virtualmente come le persone lavorano, i sistemi ed i processi che vengono utilizzati, le modalità con cui il lavoro si sposta da un dipartimento all'altro all'interno dell'organizzazione aziendale. Modellando scenari diversi creati digitalmente si potrà scegliere il migliore e renderlo reale all'interno dell'azienda.

Vincenzo Cimini


[1]https://www.gartner.com/en/conferences/emea/symposium-spain

[2]https://www.gartner.com/en/newsroom/press-releases/2018-10-15-gartner-says-continuousnext-is-the-formula-for-success-through-digital-transformation-and-beyond

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Mon, 3 Dec 2018 17:57:14 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/473/1/oltre-la-digitalizzazione-sara-il-continuous-next-l-arma-vincente-per-le-aziende vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Dubai, con una passeggiata si azzerano le code in aeroporto: arriva il primo percorso biometrico https://www.vincenzocimini.it/post/472/1/dubai-con-una-passeggiata-si-azzerano-le-code-in-aeroporto-arriva-il-primo-percorso-biometrico

Un percorso biometrico per azzerare le code al check-in. Dubai continua ad evolversi e grazie alla ricerca tecnologica messa in campo da Emirates, per la prima volta al mondo sarà lanciato questo innovativo sistema nell'hub dell'aeroporto internazionale di Dubai, per arrivare a controlli veloci e senza ritardi. La tecnologia messa in campo chiama in causa il riconoscimento facciale e delle iridi e permetterà ai passeggeri di fare in modo molto più rapido il check-in, completare le formalità previste ed entrare nelle lounge Emirates prima di imbarcarsi nei rispettivi voli, il tutto semplicemente con una passeggiata. Il sistema biometrico è stato installato al Terminal 3 dell'aeroporto internazionale di Dubai, inizialmente destinato ai passeggeri Premium dell'Emirates Lounge nel Concourse in B ed in alcuni gate di imbarco. Le aree dove sarà in funzione questo equipaggiamento saranno segnalate in modo chiaro. Passeggiando nello “Smart Tunnel” i passeggeri vengono controllati senza l'intervento dell'uomo o la necessità di timbrare il passaporto cartaceo. Il progetto è stato lanciato lo scorso 10 ottobre ed è stato sviluppato dal General Directorate of Residence and Foreigners Affairs di Dubai in collaborazione con Emirates. Si tratta di un vero e proprio primato mondiale. Il sistema è in fase di testing interna poi ci saranno delle prove per l'elaborazione biometrica in altri punti chiave dell'aeroporto come gate di imbarco, lounge area, check-in, varchi. I dati biometrici saranno archiviati ed ai clienti invitati a partecipare il test sarà preventivamente chiesto il consenso. «Guidata dal nostro presidente lo Sceicco Ahmed bin Saeed Al-Maktoum – ha commentato  Adel Al Redha, Executive Vice President e Chief Operations Officer di Emirates – la nostra compagnia continua a innovare e si impegna a migliorare le nostre attività quotidiane. Dopo un’ampia ricerca e valutazione di numerose tecnologie e nuovi approcci per migliorare il nostro viaggio ai passeggeri, siamo ora soddisfatti del lavoro preliminare che abbiamo svolto e siamo pronti ad iniziare le prove dal vivo nel primo percorso biometrico, al Terminal 3 di Emirates». Il vantaggio per i passeggeri sarà notevole: meno code, meno documenti, meno controlli. I passeggeri saranno localizzati in tempo reale e questo aumenterà la sicurezza complessiva e la capacità di Emirates di poter offrire servizi sempre più personalizzati ed anche utili come l'assistenza in caso di ritardi da parte di qualche cliente che potrebbero rischiare altrimenti di perdere il volo. Il percorso biometrico, immaginato inizialmente per First Class e Business Class, sarà gradualmente esteso anche ai passeggeri economy e in altri aeroporti.

Nel 2017 l'aeroporto internazionale di Dubai è stato il terzo più frequentato al mondo con 88.242.099 passeggeri ed un incremento del 5% rispetto all'anno precedente. A guidare la classifica Atlanta e Pechino. Tra i primi 30 hub non c'è nemmeno un aeroporto italiano. L'aeroporto di Dubai è il più grande e importante aeroporto del Medio Oriente ed è situato nel quartiere Garhoud, a 4 km a nord-est della città. Si sviluppa su una superficie di 3.400 ettari di terreno.

Vincenzo Cimini

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Wed, 28 Nov 2018 17:26:32 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/472/1/dubai-con-una-passeggiata-si-azzerano-le-code-in-aeroporto-arriva-il-primo-percorso-biometrico vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Emirati Arabi e progetti ambientali: un mercato da 100 miliardi di dollari https://www.vincenzocimini.it/post/471/1/emirati-arabi-e-progetti-ambientali-un-mercato-da-100-miliardi-di-dollari

«Secondo la Banca Mondiale, gli Emirati Arabi Uniti producono circa 2,2 chili di rifiuti solidi urbani a persona al giorno. La società ambientale leader Beeah, raccoglie circa 3 milioni di tonnellate l’anno. È un settore in crescita veloce». Sono le parole di Abdalla Alshamsi, console generale degli Emirati a Milano che testimoniano le potenzialità di questo mercato, che negli ultimi anni si è notevolmente espando con la sottoscrizione di importanti accordi commerciali. Secondo il governo federale il complesso dei progetti legati all'ambiente, entro il 2020, avrà un volume di 100 miliardi di dollari, spinto proprio dalla crescita legata al settore dei rifiuti solidi urbani: la produzione pro-capite è tra le maggiori al mondo. Si calcola che l'economia verde avrà un valore di circa 300 milioni di dollari nel giro di due anni sul modello già delineato dall' Emirato di Sharjah[1] rivelatosi pioniere della raccolta differenziata, del riciclo e della trasformazione energetica. Tra i gruppi che stanno cercando di inserirsi con la propria eccellenza in questo mercato c'è anche  Ambienthesis, che ha stipulato un accordo assieme a Bee’ah Sharjah Environment, società degli Emirati Arabi Uniti che si occupa sia della raccolta sia della separazione, oltre che del recupero e dello smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, così come delle energie rinnovabili. L’oggetto della collaborazione è soprattutto la condivisione di know-how e delle tecnologie, con il fine di sviluppare iniziative condivise negli Emirati Arabi Uniti, nel Medio Oriente e in Europa, tanto nei settori del waste management e del waste to energy, quanto in quello delle bonifiche dei terreni e delle acque. Gli Emirati stanno avendo una fortissima espansione economica e dunque si è resa necessaria anche una presa di coscienza dei possibili problemi ambientali connessi allo sviluppo con una gestione dei rifiuti che dovrà diventare virtuosa. L'obiettivo dichiarato nel breve termine è quello che porterà il 75% dei rifiuti nelle discariche, mentre il 27% del fabbisogno energetico dovrà arrivare da risorse pulite. «Per le aziende italiane si presentano molte opportunità – ha aggiunto Alshamsi -  un settore importante è l’e-waste di cui gli EAU producono circa 100mila tonnellate l’anno. La trasformazione dei rifiuti in energia è relativamente nuova per gli Emirati e dunque l’attività di gestione integrata dei rifiuti ha raggiunto un tasso di crescita annuale dell’8,5 per cento. Sono tanti gli attori territoriali interessati ai processi del mercato, dalle società governative, come Tadweer, e semi-governative come Beeah a quelle locali: Imdaad, Dulsco, Trashco, Tanzifco e Blue oltre alle aziende internazionali». Nonostante la folta presenza, un report di Frost&Sullivan prevede che il mercato potenziale dei rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi cinque anni”. Proprio nel rapporto si legge: “mentre finora i rifiuti nei Paesi del Golfo sono arrivati per lo più dal settore delle costruzioni oggi si assiste alla crescita impetuosa di rifiuti elettronici, scarti industriali pericolosi e materiali biomedicali per i quali c’è bisogno di trattamenti rispettosi dell’ambiente con capacità aggiuntive rispetto a quelle disponibili”. Gli Emirati hanno dunque necessità di investire in strutture  e tecnologie per il trattamento dei rifiuti, specialmente quelli di tipo industriale. «È un settore in fermento – dichiara Giampaolo Bruno, direttore dell'Ice a Dubai (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane) -  la sensibilità per la gestione integrata dei rifiuti è in forte aumento anche se ancora un’alta percentuale di questi rifiuti finisce in discarica. A maggio di quest’anno il governo federale ha varato la prima legislazione tra tutti i Paesi del Golfo che dà forma all’ambizione di gestire fuori dalla discarica fino al 75% dei rifiuti solidi generati nel Paese. Nel medio-lungo periodo si apriranno molte occasioni di business. Ma c’è bisogno di fare sistema».

Vincenzo Cimini

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Tue, 20 Nov 2018 17:55:44 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/471/1/emirati-arabi-e-progetti-ambientali-un-mercato-da-100-miliardi-di-dollari vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Liberare risorse finanziarie e spingere la crescita: così si recupera la marginalità https://www.vincenzocimini.it/post/470/1/liberare-risorse-finanziarie-e-spingere-la-crescita-cosi-si-recupera-la-marginalita

In molti settori della nostra economia la marginalità, il cui recupero è uno dei fondamentali obiettivi per il management di un'azienda, è scesa in modo drastico. Questo si è verificato sia per ragioni di macroeconomia che per altre variabili di breve periodo. Che si tratti un'azienda in ottime condizioni finanziarie, magari di una certa dimensione e spinta all'innovazione oppure di un'altra realtà con qualche problema nell'effettuare investimenti, la ricetta giusta per lo sviluppo sembra essere sempre quella legata a politiche in grado di favorire la crescita, puntando a quelle potenzialità di sviluppo rimaste magari inespresse. E crescita non significa solo conquistare nuovi mercati ma si può ottenere anche in altro modo. Sono questi i suggerimenti che arrivano da Expense Reduction Analysts, più amichevolmente conosciuta come ERA, una grandissima società di consulenza internazionale specializzata nella riduzione dei costi, nella gestione dei fornitori e che in pratica si fa pagare solo di fronte a risultati tangibili ottenuti. È stata fondata nel 1992 da Frederick Marfleet ed ha clienti piuttosto importanti come Calearo, Chef Express, primari studi legali, Saviola, Kasanova, Ecc. L'intento di ERA è quello di portare le aziende ad ottimizzare i costi aumentando allo stesso tempo le risorse per lo sviluppo. «Prendiamo un’azienda generica che chiameremo Alfa, con un fatturato di 39,7 milioni di euro e un’EBITDA di 6,2 milioni pari al 15,61% - ha spiegato in una intervista a Business International[1], Ugo Rietmann, Senior Partner di Expense Reduction Analysts Per aumentarne il valore si può intervenire sul fatturato per farlo crescere, ma anche sul cost saving: per proseguire nell’esempio, se il nostro intervento giungesse a portare un risparmio sui costi anche solo di 100.000 il nuovo EBITDA di 6,3 sarebbe comunque migliorato dell’1,5%. Aumentare l’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization, ossia l'utile prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti, nda)   della stessa % agendo sulla crescita del fatturato è ovviamente molto più oneroso. E volendo c’è di più. Per aumentare il fatturato, a meno che ci si trovi in particolari condizioni di forza di mercato, diventa necessario attuare delle politiche commerciali aggressive in termini di prezzo praticato o di natura finanziaria». Uno dei temi centrali è quello legato agli effettivi strumenti in mano alle aziende per aver accesso alle cosiddette risorse spendibili. La chiave per centrare l'obiettivo della crescita. «Noi utilizziamo strumenti di analisi e di procurement complessi per ottimizzare diverse categorie di costo, dalla supply chain, alle telecomunicazioni, ai costi di viaggio o gli oneri bancari. Il nostro obiettivo consente di incrementare l’EBITDA e i flussi di cassa attesi, aumentando così il valore dell’azienda per gli azionisti e investitori e liberando risorse per finanziare la crescita. Lavorare sui costi fissi porta benefici importanti e spendibili in tempi brevi».

Temi che sono stati sviscerati nel Cfo Summit 2018, tra gli eventi di riferimento in Italia per la community dei CFO. Direttori Amministrazione Finanza e Controllo si incontrano per analizzare i principali sviluppi di questa figura che ha sempre più importanza e responsabilità in azienda. Un ruolo come abbiamo già visto in altri articoli in grande evoluzione. La stessa qualifica di Chief Financial Offer secondo un sondaggio diffuso durante il Summit sembra considerata ormai inefficace nel descrivere le variegate attività e responsabilità di questa figura.

Vincenzo Cimini

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Thu, 15 Nov 2018 17:47:55 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/470/1/liberare-risorse-finanziarie-e-spingere-la-crescita-cosi-si-recupera-la-marginalita vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Innovazione e nuovi modelli di business: la prima ricerca dell’Osservatorio di 4.Manager https://www.vincenzocimini.it/post/469/1/innovazione-e-nuovi-modelli-di-business-la-prima-ricerca-dell-osservatorio-di-4manager

È nato l’Osservatorio mercato del lavoro e competenze manageriali di 4.Manager, l’Associazione costituita da Confindustria e Federmanager che promuove nuovi approcci alle politiche attive del lavoro per la crescita competitiva delle imprese e del Paese. L'obiettivo è quello di analizzare i prossimi scenari delle competenze manageriali e del mercato del lavoro fornendo idee, strumenti e studi per poter cogliere sfide e dinamiche future. I dati saranno poi messi a disposizione di Federmanager e Confindustria.  L'Osservatorio di 4.Manager ha già prodotto la prima ricerca: “Management ed innovazione dei modelli di business”[1], presentata nei giorni scorsi a Roma. Ne emerge un interessante spaccato del sentiment di manager ed imprenditori relativo ad innovazione, nuovi modelli di business, e ruolo dei manager. «Il 67% degli imprenditori e manager – si legge nella ricerca - ritiene “molto importante” l’innovazione dei modelli di business. Si tratta di una nuova visione aziendale che coinvolge i manager nei processi di cambiamento e nella ricerca di nuovi modelli di governance più agili e flessibili. Maggiore competitività, miglioramento della reputazione aziendale, produttività e aumento dei profitti sono i benefici derivanti dall’innovazione espressi dagli imprenditori e i manager intervistati dall’Osservatorio. Trend confermati da una ricerca condotta dal Boston Consulting Group, dalla quale è emerso che le aziende che innovano l’intero modello di business hanno un vantaggio competitivo misurabile in +8,5% sugli utili nell’arco dei 3 anni».  Sono gli stessi imprenditori ad avvertire l'esigenza di rinnovare i modelli organizzativi e di business di fronte ad una competizione sempre più globale ed alle grandi trasformazioni tecnologiche. Emerge la sensazione di come organizzazioni di stampo burocratico e piuttosto rigide siano ormai fuori dalla storia, la divisione settoriale e specialistica del lavoro sembra non funzionare più tanto bene, con un mercato del lavoro sempre più dinamico.  E sono proprio i manager ad essere chiamati a raccogliere il testimone di passaggio tra modelli tradizionali e nuovi modelli di impresa. «La ricerca dell’Osservatorio ha inoltre rivelato che nei processi d’innovazione dei modelli di business, il contributo dei manager è considerato “molto importante” dal 70% del campione. Ai manager è richiesta la capacità di fungere da connettori di persone e di processi, di anticipare in modo creativo le tendenze del mercato e di integrare trasversalmente asset e competenze, attraverso la combinazione di hard skills (competenze tecniche e specialistiche) e soft skills (quelle comportamentali), utili a rendere omogeneo il processo di cambiamento, a tutti i livelli. Secondo le analisi dell’Osservatorio, lo strumento essenziale per la realizzazione di questo obiettivo consiste nella “contaminazione” creativa di nuovi modelli all’interno delle imprese, realizzata attraverso la collaborazione tra imprenditori e manager». Stefano Cuzzilla, presidente di 4.Manager e di Federmanager ha ricordato gli ultimi dati di Eurostat secondo i quali la produttività del lavoro italiano è cresciuta del 4% contro la media europea del 10,5%, addirittura quella tedesca è tre volte più veloce. «Per questo che oggi mettiamo in campo un nuovo strumento, l’Osservatorio voluto da Confindustria e Federmanager per favorire l’incontro tra i fabbisogni reali delle imprese e l’offerta di competenze manageriali. È fondamentale trasferire al sistema produttivo italiano i modelli di lavoro manageriale emergenti, per favorire la crescita socio-economica del Paese».

Vincenzo Cimini

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Mon, 5 Nov 2018 18:31:06 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/469/1/innovazione-e-nuovi-modelli-di-business-la-prima-ricerca-dell-osservatorio-di-4manager vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Forum controllo di gestione, CFO sempre più leader della trasformazione digitale https://www.vincenzocimini.it/post/468/1/forum-controllo-di-gestione-cfo-sempre-piu-leader-della-trasformazione-digitale

Si è svolto nelle scorse settimane a Milano il 3° Forum Controllo di Gestione. Organizzato da Wolters Kluwer in collaborazione con Andaf (Associazione Nazionale Direttori Amministrativi e finanziari), l'evento è stato un momento particolarmente significativo per parlare di controllo di gestione, delle analisi delle migliori pratiche aziendali e dell'impatto della digitalizzazione. Il principale argomento di questa edizione è stato proprio il processo di cambiamento digitale dell'azienda con l'impatto sul controllo di gestione e su quelle che sono le competenze e le attitudini che da qui in avanti saranno richieste al CFO. Nella prima sessione del Forum si è affrontato il tema della digitalizzazione del controllo di gestione, con un'attenzione rivolta all'evoluzione  che ha riguardato controllo e pianificazione e sullo shift delle competenze professionali richieste al CFO, nella seconda invece si è affrontato il tema dei modelli di cost accounting e previsionali di redditività e profittabilità. «In un ambiente sempre più mutevole e complesso – ha dichiarato Carmine Scoglio, vicepresidente di Andaf ad Ipsoa Quotidiano[1]il management aziendale ha bisogno di un numero di informazioni sempre maggiore e sempre più tempestive. Pertanto, un attento controllo di gestione deve essere in grado di misurare non solo le grandezze economico-finanziarie ma anche aspetti molto più ampi che hanno impatto sulla performance aziendale e tali da influenzare i risultati economici futuri. Parliamo dunque di informazioni “quali-quantitative” che, nella maggior parte dei casi, non sono ricavabili da dati disponibili in un unico ambiente. Di qui la necessità di interpretarli e metterli in relazione. È chiaro che, in presenza di un’elevata complessità ambientale, l’insieme delle logiche e delle infrastrutture che consentono la misurazione quantitativa delle operazioni, dei processi e delle performance aziendali, non può più prescindere dall’utilizzo di sistemi digitali evoluti in grado di gestire e sintetizzare una mole di dati sempre più eterogenea, elevata e in costante crescita». Il ruolo del CFO assume dunque sempre di più il ruolo di vero e proprio leader nel processo di trasformazione digitale, diventando cioè la figura  guida dell'azienda per recuperare valore, infrangere le barriere e le resistenze interne al cambiamento, semplificare i processi abbracciando quindi i benefici offerti dalla tecnologia, dirigendo le fasi di sviluppo per ottimizzare i costi e sprigionare il potenziale inespresso aziendale. Diventa quindi fondamentale l'adozione di strumenti digitali evoluti per sintetizzare una quantità massiccia di dati sempre più diversi tra loro e che dunque sarebbe difficilissimo analizzare con altri strumenti. Solo così si possono misurare in modo quantitativo e qualitativo le performance aziendali. «La digital transformation – prosegue Scoglio -  ha impatto su tutte le applicazioni a supporto delle tipiche attività del controller, facilitando l’acquisizione dei dati da fonti molteplici e permettendo una maggiore velocità e accuratezza di elaborazione e di accesso alle informazioni, in modo tale da consentire una gestione più flessibile ed efficace dei processi di pianificazione, budgeting e di reporting. La digitalizzazione del controllo di gestione diviene quindi un must, affinché quest’ultimo mantenga e sviluppi la sua valenza strategica, nella misura in cui permette di ricavare ed elaborare informazioni e dati che, se opportunamente integrati e gestiti, permettono a loro volta di avere un quadro completo ed in tempo reale dell’azienda e quindi di prendere decisioni molti più consapevoli e veloci».

Vincenzo Cimini

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Fri, 2 Nov 2018 17:26:46 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/468/1/forum-controllo-di-gestione-cfo-sempre-piu-leader-della-trasformazione-digitale vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Incertezza e fiducia sulla crescita economica: il sentiment dei CFO italiani secondo Deloitte https://www.vincenzocimini.it/post/467/1/incertezza-e-fiducia-sulla-crescita-economica-il-sentiment-dei-cfo-italiani-secondo-deloitte

«I CFO italiani guardano ancora con ragionevole fiducia al futuro, anche se il clima di entusiastico ottimismo dell’autunno 2017 sembra essersi ridimensionato, complice soprattutto l’incertezza legata al contesto politico attuale. Nonostante tutto, ad oggi sempre più CFO ritengono che questo sia il momento giusto per assumere maggiori rischi, incrementare la forza lavoro e investire». Così dichiarano da Deloitte[1], nel commentare il sentiment dei CFO italiani ed europei. Interessante lo spaccato che emerge dall'ultima ricerca disponibile condotta a livello europeo su un campione di 20 Paesi e più di 1.600 CFO. Nello studio si evidenzia come  il 52% dei CFO italiani, preveda un aumento dei ricavi nei prossimi 12 mesi: 5 punti percentuali in più rispetto all’autunno 2017 toccando il livello più alto raggiunto dal 2015. Sono ancora positive anche le aspettative sui margini: il 40% dei CFO italiani, prevede margini più elevati nell'arco di un anno, sostanzialmente invariati rispetto all’autunno 2017. C'è però una tendenza, una sensazione da non sottovalutare: si inizia anche a percepire un rilevante intaccamento dei margini, soprattutto nell'Eurozona dove effettivamente le  previsioni prefigurano un trend di ulteriore discesa. I manager dall'area finanza e controllo di gestione sembrano più fiduciosi sui mercati non europei, in particolare dalla ricerca emerge uno smodato ottimismo tedesco su questo fronte.

Significativa anche la parte dell'indagine che concede spazio ai timori ed alle difficoltà che incontrano le aziende, sempre dal punto di vista dei CFO. Il 55% di essi sottopone la problematica di una evidente carenza di manodopera qualificata: questo rappresenta uno dei tre rischi più significativi per la propria impresa. Una percentuale in netta crescita rispetto al 37% dell’indagine di autunno 2017. Ed a giudicare dalle risposte si tratta di una preoccupazione a lungo termine, quindi di cui non intravede una possibile soluzione. In Italia si teme l'instabilità politica generata dalle ultime elezioni ed i timori sul protezionismo americano. Nonostante questi scenari, il 36% dei CFO prefigurava l'aumento del numero dei dipendenti nel giro di un anno. «Anche nel nostro Paese quindi come nel resto d’Europa, le aspettative di crescita economica sembrano rimanere piuttosto solide, nonostante sia andato esaurendosi l’entusiasmo dei mesi scorsi. Lo scenario complessivo, tuttavia, non è del tutto roseo: non va dimenticato, infatti, che, secondo le stime di crescita del Pil per il 2019 dello stesso FMI, l’Italia si colloca all’ultimo posto nell’eurozona, superata dalla Grecia». Una ricerca dunque che sembra riflettere le luci, le ombre, le contraddizioni e l'imprevedibilità di questa fare economica e sociale. Lo si evince anche da questo passaggio dello studio. In Italia e Inghilterra si registrano i più alti livelli di incertezza percepita: in Italia, più di un CFO su due (53%) considera il contesto esterno come altamente incerto (+54 punti percentuali rispetto al dato rilevato nell’autunno 2017).  In UK si arriva addirittura all’86%

Vincenzo Cimini

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Mon, 29 Oct 2018 19:21:05 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/467/1/incertezza-e-fiducia-sulla-crescita-economica-il-sentiment-dei-cfo-italiani-secondo-deloitte vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Le spese di trasferta fanno sballare i conti aziendali: parola di CFO https://www.vincenzocimini.it/post/466/1/le-spese-di-trasferta-fanno-sballare-i-conti-aziendali-parola-di-cfo

Le aziende spendono troppo superando i limiti di spesa annuali. Almeno stando a sentire la stragrande maggioranza dei CFO. Lo rivela l'Osservatorio “The cost of doing nothing” di Sap Concur, organizzazione che ha portato la completa connessione delle varie modalità di spesa all'interno delle imprese di ogni dimensione. Secondo questa ricerca le aziende tendono a spendere oltre il 10% dei fondi annuali solo per finanziale le spese di trasferta dei propri dipendenti. L'81% dei CFO, la figura aziendale che gestisce le risorse finanziarie, rivela candidamente di imbattersi in ammanchi analizzando costi di viaggio e fatturazione dei dipendenti. Da questo emerge un'altra considerazione: due terzi dei CFO teme che proprio i dipendenti non rispettino le politiche aziendali sulle spese di trasferta mentre il 77% ammette difficoltà nel rintracciare in modo facile e veloce i dipendenti quando si trovano fuori sede in caso si presenti un'emergenza. Fatta questa premesse è quindi elementare comprendere come il 98% dei CFO vorrebbe arrivare ad un controllo totale sulla gestione delle spese per limitare i futuri danni ed eliminare i 4 rischi[1] di una gestione delle note spese non corretta. Il primo rischio è quello di un limitato controllo e scarsa visibilità dei costi[2]. «Aumento dei costi aziendali, perdita di tempo e produttività, errori di trascrizione e dimenticanze sono solo alcuni degli aspetti negativi che comporta la registrazione manuale delle note spese. Ciò si verifica soprattutto in occasione delle trasferte di lavoro: spesso, pensando di agevolare i processi, i dipendenti si organizzano da sé, rendendo invece più lungo e complesso l’iter burocratico che segue nel rimborso spese. Così facendo, l’amministrazione non è in grado di erogare la corretta somma di denaro secondo le esigenze». Il secondo punto fondamentale è quello della violazione delle normative e dell'arrivo di prevedibili sanzioni. «Stare al passo con i regolamenti normativi in continuo aggiornamento è un punto critico per ogni azienda che deve prestare attenzione a non commettere violazioni finanziarie e della privacy dei dipendenti. Quasi metà delle spese e delle fatture non vengono controllate per evitare inesattezze. Presumere, dunque, che le dichiarazioni di spese di trasferta aziendale siano corrette non è abbastanza: è necessario che l’azienda sviluppi un sistema di gestione solido delle note spese, evitando di incappare in multe e togliendo un considerevole peso burocratico dalle spalle dei dipendenti».  C'è poi il rischio di abbandono del dipendente. «Quando un dipendente viaggia per lavoro, l’azienda ne è responsabile legale e, in quanto tale, è sua premura predire e ridurre i rischi legati alla trasferta. Spesso però, per comodità o rapidità nell’organizzazione del viaggio, i dipendenti sono soliti predisporre in autonomia la trasferta, creando così un grave danno all’azienda che non è in grado di monitorare gli spostamenti e le spese e di poter aiutare in caso di emergenza».  Infine uno dei danni potenzialmente più pericolosi: la perdita di strategia e di valore competitivo. «Le tradizionali soluzioni di gestione di budget spesso mancano di quella flessibilità e semplicità di utilizzo necessarie a soddisfare i bisogni di un’azienda. Focalizzandosi sulla pianificazione annuale dei budget, le aziende dimenticano le voci extra rallentando così l’amministrazione che non ha a disposizione dati aggiornati per predisporre ulteriori piani finanziari. La consuetudine di affidare la gestione delle analisi delle note spesa a gruppi differenti di operatori è inefficiente se si vuole una collaborazione e un’implementazione dei dati finanziari su molteplici fronti. Ottimizzare i budget da destinare a ogni settore o dipendente è dunque un bisogno che accomuna le necessità di dirigenti e dipendenti: il 95% dei CFO considera le soluzioni cloud estremamente importanti per le performance finanziarie dell’azienda.»

Vincenzo Cimini

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Thu, 25 Oct 2018 18:05:42 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/466/1/le-spese-di-trasferta-fanno-sballare-i-conti-aziendali-parola-di-cfo vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Digitalizzazione e innovazione, come sta cambiando il ruolo del CFO https://www.vincenzocimini.it/post/465/1/digitalizzazione-e-innovazione-come-sta-cambiando-il-ruolo-del-cfo

Quale sarà il futuro ed il ruolo dei CFO? Per cercare di delineare i possibili scenari Expense Reduction Analysts nei mesi scorsi ha diffuso i risultati della ricerca “The future od CFO in Enterprise 4.0”[1], realizzata in collaborazione con Business International ed il supporto di Accenture. Efficienza, crescita ed innovazione sembrano essere le parole chiave del presente e soprattutto del futuro, nell'ottica dell'industria 4.0. Le aziende saranno sempre più chiamate nei prossimi anni ad innovare i propri business plan e le proprie procedure con l'area dell'ottimizzazione dei costi che è diventata sempre più prioritaria.  La ricerca ha mostrato come il ruolo del Cfo si sia sempre di più allineato verso quello di perno per il processo decisionale e per la gestione dei rischi strategici, con competenze diverse rispetto al passato.  La digitalizzazione dei processi amministrativi diventa fondamentale così come la tecnologia e l'innovazione dei sistemi. La raccolta dei dati ha visto coinvolti i CFO di 95 aziende. Nel campione oggetto di indagine c'erano sia aziende di servizi/utilities e trasporti che aziende manifatturiere. «I risultati della ricerca mostrano che l’88% dei CFO partecipanti ha dichiarato che, nell’area ICT, avverranno cambiamenti molto rilevanti derivanti dall’adozione delle logiche e degli approcci dell’impresa 4.0. Contemporaneamente però i CFO sono pienamente consapevoli del fatto che anche la propria attività sarà impattata in modo rilevante dall’evoluzione 4.0, al pari dei processi di ICT, Security, Logistica e Operations. Oggi c’è una maggiore consapevolezza che l’impatto della digital transformation non è limitato soltanto alle funzioni prettamente tecniche, ma coinvolge tutta l’azienda, compresa l’area Finance. Possiamo dire che vi è una maggiore coscienza anche di come potrebbe cambiare il ruolo della funzione finance all’interno dell’impresa 4.0. Si rende necessario un profondo ripensamento del modello complessivo delle attività e dei processi di CFO, al pari di quanto sta avvenendo nelle aree aziendali sopra citate. In un contesto economico in continuo cambiamento e, per effetto della digitalizzazione, in profonda trasformazione, del management, della governance e della direzione di marcia, la funzione Finance non può restare un semplice centro di produzione di dati e di controllo degli stessi». Dalla ricerca emerge comunque che non ci sono certezze sul fatto che la digitalizzazione riuscirà a portare un aumento generale delle competenze del lavoro o invece non possa causare un impoverimento dell'esperienza e ad una semplificazione della capacità umana.

Di sicuro l'automazione abbraccerà l'intero processo di controllo e quindi il CFO si occuperà anche di dati non finanziari, mettendo a punto nuove metriche per misurare il valore dell'organizzazione nel lungo periodo. Fornendo scenari per il futuro in grado di dare valore al business. La misurazione di quanto accaduto in passato, diventando più tempestiva, convoglierà meno risorse rispetto a quanto avviene oggi. «Il CFO – si legge nella ricerca -  deve avere strumenti adatti per dotarsi di approcci e metodologie che consentano di supportare il management nella gestione delle priorità e della pianificazione strategica. L’idea che nelle imprese digitali vi sia un unico leader in grado di indicare la rotta, è ormai da considerarsi obsoleta: quest’approccio funzionerebbe quando la soluzione di un problema fosse semplice e lineare. Se però è necessaria una risposta realmente originale “nessuno” può stabilire in anticipo quale dovrà essere questa risposta. Guidare l’innovazione, che sta alla base dell’era 4.0, non può consistere nel creare e “vendere una visione” a dipendenti e collaboratori per poi stimolarli con adeguati sistemi premianti affinché la mettano in pratica. L’idea della presenza di un unico leader visionario è talmente diffusa che occorre ripensare realmente i ruoli organizzativi delle prime linee direzionali in azienda per consentire alle organizzazioni di agire perché ci sia terreno fertile all’innovazione. I membri di una comunità devono stabilire insieme cosa è importante, determinando le priorità e le scelte del gruppo. Chi meglio del CFO ha sviluppato negli anni queste abilità e queste competenze?»

Vincenzo Cimini

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Mon, 22 Oct 2018 17:03:40 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/465/1/digitalizzazione-e-innovazione-come-sta-cambiando-il-ruolo-del-cfo vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
In pensione a soli 59 anni il manager del salvataggio Ford, diventerà anche lui un Business Angel? https://www.vincenzocimini.it/post/464/1/in-pensione-a-soli-59-anni-il-manager-del-salvataggio-ford-diventera-anche-lui-un-business-angel

Nel 2009 riuscì a cancellare debiti per 10,5 miliardi utilizzando quello che venne definito un “piano di buy back creativo”, ossia 3,5 miliardi di liquidità e azioni. Ha fatto notizia nelle scorse settimane l'addio di Neil Schloss, direttore finanziario di Ford Mobility. Non tanto perché andrà in pensione ma perché lo farà a soli 59 anni. È stato lui stesso a richiedere il pensionamento all'azienda dal prossimo 31 dicembre. Una fuoriuscita anomala se consideriamo che negli Stati Uniti il pensionamento arriva in media a 63 anni. Schloss ha anticipato i tempi grazie soprattutto ai suoi 36 anni passati in Ford: nel 1998 era diventato tesoriere aggiunto, un anno più tardi direttore delle strategie finanziarie, nel 2002 direttore dei rischi a livello mondiale e nel 2007 vicepresidente area mondo con responsabilità della tesoreria. Nel comunicato stampa in cui Ford ha diffuso la notizia c'è tutta la riconoscenza per i risultati innescati da Schloss: nel 2006 le garantì 23 miliardi di dollari poco prima dello scoppio della grande crisi economica, di fatto proteggendo l'azienda dal fallimento[1]. «Sotto la guida di Neil, siamo stati in grado di affermare Ford Mobility come una solida realtà aziendale progettata per creare valore per l'azienda negli anni a venire - ha affermato  March Klevorn, presidente di Ford Mobility - Siamo fortunati ad aver avuto una figura con la sua esperienza e conoscenza globale in grado di guidarci attraverso questo stadio fondamentale della trasformazione della nostra azienda». Il Presidente e Amministratore delegato di Ford, Jim Hackett, ha ricordato i meriti avuti da Schloss nell'aiutare a spingere Ford in una nuova fase dopo averlo aiutata a salvarla da un potenziale disastro solo un decennio fa. «Per quasi quattro decenni, Neil ha svolto un ruolo importante nel portare avanti la nostra attività -  ha affermato Hackett - era naturale che finisse la sua carriera in Ford, aiutando ad avviare tutte quelle attività che saranno al centro del nostro futuro».

E chissà che Schloss non possa diventare un pensionato in grado di aiutare progetti imprenditoriali dei giovani. Chi va in pensione infatti spesso non ha l'intenzione di lasciare il campo. Anzi in certi casi può aiutare un giovane a far nascere il suo progetto imprenditoriale. Sono stati chiamati Business Angels, ossia manager o professionisti in pensione che magari hanno accumulato un'esperienza in un certo settore e sono disposti ad investire offrendo alle startup anche quelle conoscenze specifiche per far nascere bene un nuovo progetto imprenditoriale. E chiaramente anche capitali visto che si tratta di figure in grado solitamente di disporre di un ingente patrimonio personale. Si tratta dunque di investitori informali che si differenziano dai soggetti tradizionali come fondi di venture capital e private equity[2]. «Sono ex titolari di impresa, managers in attività o in pensione, che dispongono di mezzi finanziari (anche limitati), di una buona rete di conoscenze, di una solida capacità gestionale e di un buon bagaglio di esperienze. Hanno il gusto di gestire un business, il desiderio di acquisire una partecipazione in aziende con alto potenziale di sviluppo e l'interesse a monetizzare una significativa plusvalenza al momento dell'uscita. L'obiettivo dei Business Angels è quello di contribuire alla riuscita economica di un'azienda ed alla creazione di nuova occupazione. È previsto che i Business Angels si organizzino in reti locali, conosciute come B.A.N. (Business Angels Network): strutture permanenti che consentono ai Business Angels di incontrare imprenditori alla ricerca di capitale e di competenze manageriali».

Vincenzo Cimini

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Mon, 15 Oct 2018 11:52:56 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/464/1/in-pensione-a-soli-59-anni-il-manager-del-salvataggio-ford-diventera-anche-lui-un-business-angel vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Facility manager, la professione del futuro https://www.vincenzocimini.it/post/463/1/facility-manager-la-professione-del-futuro

Potrebbe essere una delle professioni del futuro quella del facility manager. Una figura che si occupa della gestione e della valorizzazione dei patrimoni immobiliari e urbani pubblici (manutenzione, pulizia, igiene ambientale, energia, security, logistica, ecc.), con un mercato dal valore potenziale di 135 miliardi di euro. I settori coinvolti possono essere quelli delle telecomunicazioni, della logistica, dell'energia, delle pulizie, della ristorazione e via dicendo. Proprio l’Associazione Nazionale Imprese di Pulizia e servizi integrati, ANIP-Confindustria, si sta impegnando per far crescere e consolidare questo settore nascente.

«Il comparto dei servizi per la gestione integrata e coordinata degli spazi – ha spiegato  Lorenzo Mattioli[1], presidente di Anip-Confindustria è un mercato cui appartengono migliaia di PMI. Si tratta di un settore in continua crescita, tant’è che dai dati del Centro Studi Confindustria (ottobre 2016) emerge un aumento in questi ultimi anni di 5,5 punti contro un calo del manifatturiero del 6,5%; inoltre, l’impatto in termini occupazionali è enorme, si tratta di circa 2,5 milioni di lavoratori potenziali. E ancora, secondo l’ultimo rapporto Istat, la famiglia dei Servizi è cresciuta nel secondo trimestre 2018 di 3,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Una vera e propria ‘industria dei servizi’ che ha una sfida importante davanti a sé: creare una identità del comparto capace di assemblare tratti comuni di attività, anche molto diverse tra loro. Durante la terza edizione di LIFE 2018[2] (Labour Intensive Facility Event), che si è tenuta qualche giorno fa a Capri, è emersa la necessità di avviare un percorso condiviso con i nostri utenti finali, ovvero i cittadini, aziende e parti sociali per formulare una proposta di legge quadro sui Servizi che ridefinisca e avvii le condizioni per contribuire alla crescita del comparto in un quadro di regole certe».

Il facility manager potrebbe trovare  il suo sbocco occupazionale in tantissimi e variegati ambiti:  uffici tecnici pubblici e privati, società di ingegneria, imprese di costruzione, diventare gestore di progetti, di costi e processi di costruzione, funzionario tecnico per le Pubbliche Amministrazioni che svolgono funzione di stazione appaltante,  funzionario tecnico presso enti pubblici o aziende private che gestiscono parchi immobiliari, impiegato col ruolo di responsabile della manutenzione e gestione immobiliare, ingegnere per il settore civile-edile svolgendo la propria attività in forma libero-professionale, previo superamento dell’esame di Stato. Fino ad ora non c'era di certo una scuola che potesse formare questo tipo di figure e quindi si è imparato sul campo. Così Anip-Confindustria sta cercando di promuovere e sostenere iniziative didattiche e di ricerca per una formazione specialistica. Da ottobre all’Università La Sapienza di Roma, partirà il  primo corso di laurea magistrale interfacoltà in Gestione del progetto e della costruzione e dei sistemi edilizi. Al Master in Project and Construction Management of building systems, accederanno oltre 80 studenti, coinvolgendo soprattutto le facoltà di Architettura e Ingegneria. «Il corso – ha aggiunto Mattioli - è coordinato dal professor Spartaco Paris, formerà i nuovi esperti di facility, a partire dalla progettazione di immobili ‘intelligenti’, nati per essere efficienti e sostenibili, che sempre di più andranno a sostituire un patrimonio costruito ormai giunto al termine del proprio ciclo vitale in Italia. È la prima laurea interfacoltà tra Architettura e ingegneria dell’Ateneo e intende formare uno specialista nelle varie fasi di gestione degli edifici complessi, dal progetto alle fasi autorizzative, alla costruzione alla manutenzione in tutto il suo ciclo di vita.  Siamo stati sempre molto attenti agli aspetti della formazione, realizzando attraverso la nostra Anip-School, vari cicli di corsi, che prestassero attenzione a tutti gli aspetti complementari inerenti alla figura del facility manager, come quelli legali, amministrativi e del lavoro».

Vincenzo Cimini

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Mon, 8 Oct 2018 12:15:43 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/463/1/facility-manager-la-professione-del-futuro vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Ambienthesis, si apre una nuova fase di sviluppo https://www.vincenzocimini.it/post/462/1/ambienthesis-si-apre-una-nuova-fase-di-sviluppo

Ambienthesis si appresta, come attestano i suoi numeri della semestrale e il buon lavoro del consiglio di amministrazione, a “riaprire” le attività post-ferragosto con rinnovato piglio e fiducia. L’evoluzione della gestione dovrà orientarsi verso una fase di sviluppo fondata su opportunità - commisurate alla forza complessiva societaria - che dovranno tradursi in crescita, creazione di valore e progresso.

I ratios dell’ultimo bilancio della capogruppo Green Holding hanno permesso un salto di qualità importante nella attribuzione che - per primo il sistema bancario - e poi, ci si attende, tutti gli altri stakeholders, ha dato in termini di rating al Gruppo ed anche ad Ambienthesis, permettendo a quest’ultima, da subito, un costo del denaro meno caro ed un (teorico) maggior merito creditizio. Saranno le opportunità del mercato, se opportunamente intercettate e sviluppate, a mettere a frutto le suddette credenziali e a migliorare quindi i conti e le prospettive. Da questo punto di vista sfidante sarà il lavoro che attende tutti noi in Italia e (soprattutto) all’estero.

Quanto sopra sarà tanto più foriero di successo quanto più sapremo coniugare lo sviluppo con il progresso, un progresso fondato sulla complessiva crescita culturale d’impresa e sulla centralità della salvaguardia ambientale all’interno del progetto ATH . Ampliare la gamma dei servizi ed estendere la profondità gestionale della filiera (preferibilmente su base europea) nell’ambito di una reale integrata economia circolare dei rifiuti - industriali e non - sarà il difficile obiettivo da perseguire e centrare nel prossimo futuro.

Ambienthesis è un’azienda specializzata in interventi di bonifica, di risanamento ambientale e di trattamento, recupero e smaltimento di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi.

Il know-how specifico nella gestione integrata dei rifiuti industriali e l’esperienza pluriennale maturata collocano Ambienthesis, da oltre vent’anni, ai vertici del panorama nazionale nei servizi ambientali e nel waste management.

L’attività svolta da Ambienthesis è riconducibile alle seguenti business units: bonifiche e risanamenti ambientali, smaltimento e recupero di rifiuti industriali, progettazione, realizzazione e gestione di impianti destinati allo smaltimento ed al recupero dei rifiuti industriali ed alla produzione energetica.

Ambienthesis possiede e gestisce l’impianto sito ad Orbassano (TO), la più grande piattaforma in Italia per il trattamento dei rifiuti speciali, pericolosi e non (capacità autorizzativa oltre 500.000 t/anno). L’azienda gestisce inoltre ulteriori due impianti di proprietà: il primo, situato a Liscate (MI), fornisce un apposito servizio di smaltimento per varie tipologie di reflui liquidi di origine civile e industriale; il secondo, sito invece a San Giuliano Milanese (MI), è destinato all’attività di stoccaggio di diversi tipi di rifiuti (pile, vernici, contenitori T/F, farmaci, acidi, basi e reagenti), ed è specializzato nello smaltimento dei rifiuti pericolosi a matrice amiantifera.

Controlla, inoltre, due altri impianti: il primo, La Torrazza, è una discarica per rifiuti speciali, pericolosi e non, sita a Torrazza Piemonte (TO); il secondo, Bioagritalia, è un impianto per il trattamento e l’utilizzo in agricoltura dei fanghi biologici ubicato a Corte de’ Frati (CR).

Ha, infine, partecipazioni in ulteriori due impianti: il primo, Barricalla, è una discarica per rifiuti pericolosi, situata a Collegno (TO); il secondo, Daisy, è una discarica per rifiuti non pericolosi con impianto di inertizzazione, sita a San Procopio (BT).

Vincenzo Cimini

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Tue, 2 Oct 2018 18:45:46 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/462/1/ambienthesis-si-apre-una-nuova-fase-di-sviluppo vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Milano sempre più capitale della formazione: manager internazionali attratti dai suoi master https://www.vincenzocimini.it/post/461/1/milano-sempre-piu-capitale-della-formazione-manager-internazionali-attratti-dai-suoi-master

Da capitale degli affari a capitale anche della formazione. Milano riesce ad attrarre sempre di più studenti e manager attratti da una offerta formativa di altissimo livello. Bocconi, Politecnico ed Università statale sono poli didattici prestigiosi in grado di offrire anche corsi di specializzazione e master post-universitari frequentati ogni anno da migliaia di professionisti italiani e stranieri. Soprattutto i manager sono attratti da Master ed Executive Master che, in collaborazione con le principali aziende dei rispettivi settori, formano i professionisti verso le specializzazioni più richieste dal mercato. «Negli ultimi anni le iscrizioni ai nostri Master hanno fatto registrare una crescita a doppia cifra – commenta Giuseppe Soda, Dean di SDA Bocconi[1] a dimostrazione del fatto che proporre una formazione d’eccellenza che incontra le professionalità di aziende alla ricerca dei migliori manager sul mercato è una strategia vincente”. D'altronde la SDA Bocconi ad è la sesta Business School in Europa e l’unica Scuola italiana post-universitaria ad essere presente nelle classifiche internazionali del Financial Times, attirando così l’attenzione di molti candidati stranieri. Lusso, Moda e Design i settori più gettonati fuori Italia. Negli ultimi anni oltre ai Master ed Executive Master in Business Administration, fiori all’occhiello di SDA Bocconi, stanno avendo molti riscontri anche due altri corsi dal respiro internazionale, dedicati ad altri settori di eccellenza che trovano una sede naturale a Milano: quelli del lusso, della moda e del design. Numerosi studenti, la maggior parte dei quali dall’estero (il 72% per EMILUX e l’86% per MAFED) arrivano a Milano per partecipare a programmi di specializzazione in lingua inglese come l’EMiLUX, l’Executive Master in Luxury Management e il MAFED, il Master in Fashion, Experience & Design Management. In particolare il Master in Fashion, Experience & Design Management (MAFED) è un programma internazionale offerto in inglese, rivolto a chi aspira a una carriera manageriale nei settori della moda, del lusso e del design. Un ambito che richiede competenze specifiche, sia sul piano teorico sia su quello pratico, che orientino la creatività a risultati di eccellenza manageriale. Per questo il MAFED[2] offre ai partecipanti non solo una preparazione accademica ricca e interdisciplinare, ma anche una vasta gamma di opportunità sul campo, quali field projects, visite in aziende del settore e attività extra-curriculari. L'obiettivo, si legge nella descrizione del corso, è quello di favorire «un nuovo approccio manageriale e l'acquisizione di competenze specifiche, nonché il confronto diretto con le tendenze e i modelli di business di successo e lo sviluppo di una rete di contatti di cui fanno parte professionisti, studenti e faculty».Il corso, interamente in inglese, ha una durata di 12 mesi. «I principali motivi per cui molti partecipanti scelgono il MAFED – commenta Emanuela Prandelli, Direttore del Master è perché SDA Bocconi offre l’opportunità unica di una faculty specializzata nel settore Fashion & Design, composta da docenti SDA Bocconi e Visiting Professor da tutto il mondo”. L’Executive Master in Luxury Management[3] è invece realizzato in partnership con la Business School francese ESSEC ed è dedicato a un settore che rivela continue prospettive di crescita internazionali e richiede sempre maggiore creatività, innovazione e capacità manageriali. Sette moduli tra Parigi, Milano, Dubai, Singapore e Mumbai dedicati ai temi cruciali del luxury business accompagnati da company visit e retail tour. Questo tipo di master rende compatibili studio e lavoro grazie alla frequenza di alcuni moduli d'aula alternati a fasi di insegnamento a distanza ed  è studiato per soddisfare le esigenze di professionisti che hanno già alcuni anni di esperienza alle spalle, non necessariamente nel settore del lusso e vogliono dare una sterzata alla loro carriera.

Vincenzo Cimini

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Thu, 27 Sep 2018 17:28:22 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/461/1/milano-sempre-piu-capitale-della-formazione-manager-internazionali-attratti-dai-suoi-master vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Un vero leader si riconosce dalla sua intelligenza emotiva https://www.vincenzocimini.it/post/460/1/un-vero-leader-si-riconosce-dalla-sua-intelligenza-emotiva

La capacità di riconoscere le proprie emozioni, quelle degli altri, gestire le proprie e interagire in modo costruttivo con gli altri. Questa la definizione di intelligenza emotiva fornita Daniel Goleman, l'inventore di questo concetto lanciato alla metà degli anni '90 in un libro diventato best seller che ha condizionato in positivo psicologia, insegnamento e le teoria della leadership aziendale. Goleman sarà a Milano a fine ottobre al prossimo World Business Forum[1] per parlare delle competenze che occorrono per sviluppare il self management ed ottenere alte prestazioni, del potere dell'autoconsapevolezza come base dello sviluppo professionale, del modo in cui diventare leader di successo sviluppando le relazioni interpersonali. Partendo ovviamente dal concetto base di intelligenza emotiva o EQ. «Dopo oltre vent’anni – afferma Goleman - continuo a trovare articoli, anche su testate autorevoli, che dicono che l’intelligenza emotiva è essere simpatici, o gentili, o empatici, o addirittura valorizzare la propria parte femminile. Non è vero che le donne hanno EQ più alta, e non c’è una prevalenza di genere nei top performer» Il merito di Goleman è stato quello di smarcare una leadership di successo dalle sole competenze tecniche eccellenti e da un alto quoziente intellettivo. Occorre qualcosa di più, ossia quella componente irrazionale, l'intelligenza emotiva. Un insieme di capacità che permettono di conoscere e controllare noi stessi, di saper coinvolgere gli altri dimostrando propensione alla comprensione. Nella leadership di successo ci sono due componenti: la prima rimanda all'interno, un vero leader è in grado innanzitutto di gestire bene se stesso, sapendo dirigere le emozioni spiacevoli o contrastanti, rimanendo focalizzato sui target durante le crisi, poter contare su un forte spirito di adattamento. La seconda componente riguarda l'esterno, la giusta empatia con le altre persone del team, creando un clima armonioso e comprensivo degli stati d'animo degli altri, delle loro opinioni sull'esperienza che si sta condividendo con loro, la capacità di risolvere conflitti, trasmettendo interesse per la loro dimensione. Solo così il leader otterrà il massimo dal suo team. Illuminanti le parole di Goleman pronunciate al Wolrd Business Forum di un anno fa a Sydney: «Recentemente ho incontrato il CEO di BlackRock, il più grande fondo d’investimento del mondo, che gestisce migliaia di miliardi. Mi ha chiesto di spiegargli perché pur assumendo i più brillanti studenti delle migliori business school, le curve di performance nel suo staff rimangono “a campana”, cioè assolutamente nella media. Gli ho risposto che la ricetta giusta non è assumere i “migliori” in assoluto, ma guardare nella propria azienda chi occupa la posizione per cui si sta facendo la ricerca, o l’ha occupata in passato, individuare il 10% di top performer e confrontarli con gli average performer, e scovare le abilità e competenze che i top performer hanno, e gli average performer non hanno. Si chiama “competence modeling”. Molte aziende la applicano, specialmente per selezionare il top management. Ho avuto accesso ai dati di oltre 200 di questi processi di selezione, e ho riscontrato che, per incarichi di tutti i tipi, gli skill EQ sono due volte più importanti di quelli tecnici o dell’IQ. Gli skill tecnici li si può imparare a scuola, li possono avere tutti. Ma più sali in alto nella gerarchia organizzativa, più sarà importante l’intelligenza emotiva. Tra i C-Level, l’85% delle competenze che distinguono i top performer sono di EQ. Sono dati che non ho rilevato io, ma le stesse aziende. Un C-Level non usa più gli skill tecnici. Quello che fa per gran parte del tempo è gestire le persone, oltre che se stesso». Secondo Goleman la leaderhip è una vera e propria arte che dipende innanzitutto dalla qualità del lavoro altrui. Bisogna cercare infatti di mantenere le persone nella fascia più alta dei livelli di performance e per farlo quelle stesse persone devono trovarsi nel miglior stato di benessere personale. « È uno stato ottimale che si chiama Flow, in cui la persona stessa rimane stupita dei risultati che ottiene, e definito attraverso ricerche sui professionisti più diversi, dalle ballerine ai giocatori di scacchi, dai top manager ai militari. C'è uno stato di attenzione irremovibile sull’obiettivo. Focalizzazione al 100%. Poi troviamo la totale flessibilità: qualunque cosa succeda, si è in grado di gestirla. Le competenze personali poi sono messe alla prova al loro massimo livello, a volte anche oltre. Insomma, si dà il massimo quando ci si sente al massimo». È lo stesso Goleman a suggerire come si può creare questa situazione ideale: « Un modo è stabilire chiare regole e obiettivi, ma lasciare una certa flessibilità sul modo di raggiungerli. Un altro è il feedback immediato, ossia mantenere le persone costantemente aggiornate su quanto bene stanno perseguendo l’obiettivo. La terza è mettere alla prova e far crescere le loro competenze, e cercare di far coincidere quello che le persone sanno fare con i compiti loro assegnati. C’è una zona del cervello che funziona come un “radar neurale”, cerca di capire cosa succede nel cervello dell’altra persona e stabilisce con esso una comunicazione che va al di là della comunicazione verbale. Sono i neuroni specchio, scoperti in Italia, che creano un ponte tra cervello e cervello, un ponte che comunica emozioni, sentimenti, intenzioni. Ecco perché le emozioni sono contagiose, e perché la natura umana porta a dare grande attenzione e importanza a quello che il leader del gruppo fa e dice. Il leader è il determinante: sia del meglio, sia del peggio.

Gestire lo “stato emozionale” delle persone è estremamente importante, dal top management al front end, cioè i punti di contatto tra azienda e mercato. Chiunque nell’azienda sia l’interfaccia con i clienti, infatti, ha il potere di “far stare bene” il cliente. E se il cliente “sta bene” non è ben disposto solo verso la persona che fa da interfaccia: è ben disposto verso la vostra azienVda

Vincenzo Cimini

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Mon, 17 Sep 2018 17:15:20 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/460/1/un-vero-leader-si-riconosce-dalla-sua-intelligenza-emotiva vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
La laurea serve ancora per trovare lavoro? In Italia resta il pass per puntare in alto https://www.vincenzocimini.it/post/459/1/la-laurea-serve-ancora-per-trovare-lavoro-in-italia-resta-il-pass-per-puntare-in-alto

Le grandi aziende hi-tech come Google od Apple stanno cambiando i loro criteri di selezione del personale. Tanto da iniziare a preferire una buona formazione interna al titolo di studio. Già un paio di anni fa Ernst&Young, una delle più grandi società di reclutamento di laureati nel Regno Unito, ha annunciato che il titolo di studio sarebbe stato rimosso dai propri criteri di ammissione dal momento che non ci sono riscontri oggettivi che leghino il successo all'università con quello lavorativo in età avanzata.

La società dunque ha iniziato a non mettere più alcuni paletti come requisito per accedere alle opportunità lavorative ora aperte ad ogni individuo indipendentemente dal suo background. «I titoli accademici – aveva affermato all'Huffington Post [1]Maggie Stilwell, managing partner di Ernst&Youngsaranno ancora presi in considerazione e in effetti rimangono un elemento importante per valutare i candidati nel loro insieme, ma non saranno più un ostacolo. La nostra ricerca interna su oltre 400 laureati ha concluso che lo screening degli studenti basato sulla sola performance accademica era un approccio troppo drastico per un buon reclutamento. Non ci sono  prove per concludere che il precedente successo nell'istruzione superiore fosse correlato con il successo futuro nelle successive carriere professionali intraprese». Negli Stati Uniti l'aumento delle tasse universitarie ha portato molti studenti a non avere tempo o soldi per riuscire a terminare gli studi. E forse anche per intercettare possibili talenti che si sarebbero persi con il requisito del titolo studio, molte aziende hanno cominciato ad offrire opportunità di lavoro ben retribuite per coloro che hanno un livello di istruzione non tradizionale oppure solo un diploma di scuola superiore. Magari proprio tra queste persone si potrebbe annidare il genio in grado di fare la differenza. «Quando guardi le persone che non vanno a scuola e si fanno strada nel mondo – ha dichiarato Laszlo Bock, ex vicepresidente senior di People Operatrions  -  hai di fronte esseri umani eccezionali. E dovremmo fare tutto il possibile per trovare queste persone». E Google ed Ernst&Young sono solo due delle grandi aziende che si sono rese conto che i fenomeni sui libri non necessariamente coincidono con i fuoriclasse nel mondo del lavoro. In Italia, malgrado le non eccelse statistiche sul numero dei laureati rispetto agli altri paesi europei, per fortuna il titolo accademico rimane fondamentale per l'accesso nel mondo del lavoro.

La laurea se necessaria se e quando il percorso di studi viene svolto con entusiasmo e spirito di conseguire un reale apprendimento meglio ancora se arricchito da fattori capaci di integrare le pure materie scolastiche.  «Nel confronto con l’Europa – scrive l'Istat [2]nell'ultima ricerca su istruzione e mondo del lavoro -  l’Italia ha una posizione molto arretrata riguardo al secondo obiettivo di Europa 2020 legato all’istruzione: innalzare al 40% la quota di giovani 30-34enni con titolo di studio terziario. Questo obiettivo è stato giudicato fondamentale nella “società della conoscenza”, sia per stimolare la crescita economica sia per rendere compatibile crescita e inclusione sociale. Nel 2017, la quota di 30-34enni in possesso di titolo di studio terziario è stimata pari al 26,9% (39,9% la media Ue). Nonostante un aumento dal 2008 al 2017 di 7,7 punti l’Italia è la penultima tra i paesi dell’Unione e non è riuscita a ridurre il divario con l’Europa». Nel rapporto sulla conoscenza pubblicato qualche mese fa, realizzato da Giovanni Alfredo Barbieri e Andrea de Panizza, si vede come in Italia pur avendo questo numero basso di laureati, il titolo di studio rappresenti ancora una sorta di pass per accedere ai posti di lavoro più ambiti. «Nel 2017 si stima che il differenziale nei tassi di occupazione tra le persone di 25-64 anni che hanno raggiunto il titolo terziario (laurea) e quelle che posseggono al più un titolo secondario inferiore sia di 28,8 punti (media Ue 29,7 punti). Il premio dell’istruzione - inteso come la maggiore occupabilità al crescere dei livelli di istruzione - è pari a 19,1 punti nel passaggio dal titolo secondario inferiore al titolo secondario superiore e a 9,7 punti nel confronto tra quest’ultimo ed il titolo terziario (20,1 e 9,6 punti, sono i rispettivi valori Ue). Il vantaggio occupazionale di un elevato livello di istruzione è più marcato nella componente femminile in tutti i Paesi Ue e in particolar modo in Italia: le donne che raggiungono il titolo terziario  hanno un tasso di occupazione di oltre 40 punti superiore rispetto alle coetanee con basso livello di istruzione (vantaggio più che doppio rispetto a quello degli uomini), e la differenza tra alta e  media istruzione è di 16,2 punti (scarto maggiore di oltre tre volte quello maschile)». Ai ragazzi dunque il mio messaggio più importante: la laurea serve, eccome!

Vincenzo Cimini

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Thu, 6 Sep 2018 17:31:40 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/459/1/la-laurea-serve-ancora-per-trovare-lavoro-in-italia-resta-il-pass-per-puntare-in-alto vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Imprese familiari, ecco la scuola per diventare bravi manager https://www.vincenzocimini.it/post/458/1/imprese-familiari-ecco-la-scuola-per-diventare-bravi-manager

Una scuola per diventare bravi manager e continuare con successo la tradizione di famiglia. Si chiama “Family business management” ed è il nuovo percorso formativo lanciato dalla Business School della Luiss: il suo scopo è quello di formare nuove figure professionali in grado di soddisfare le richieste di leadership imprenditoriale che arriva soprattutto dal settore digitale: economia, gestione umana e lavorativa saranno i temi cardine del corso di studi ideato da Fabio Corsico che si rivolge a quei giovani a cui sta a cuore l'impresa di famiglia e si sentono pronti ad accettare la sfida del passaggio generazionale.

Figure formate che potranno contribuire all'innovazione industriale dell'Italia. Si tratta per lo più di giovani appartenenti a famiglie di imprenditori da numerose generazioni (anche cinque) che dopo mesi in cui hanno già avuto modo di relazionarsi con esperti in gestione d'impresa e strategia aziendale hanno deciso di arricchire il proprio bagaglio culturale ed imprenditoriale. Proprio il tema dell'impresa familiare sarà affrontato in modo diffuso durante il corso della Luiss come ribadito da Gian Maria Gros–Pietro, presidente del cda di Intesa Sanpaolo, advisory board del progetto “Family Business management” della Business School, e da Lorenzo Pellicioli, a.d. di De Agostini e presidente di DeA. Questa novità accademica “formerà tutti gli interessati a far crescere l’economia del nostro Paese”. In questa ottica la famiglia viene vista come “punto di forza” di fronte a qualsiasi tipo di avversità. «Le imprese familiari rappresentano una componente rilevante del sistema industriale italiano – si legge nella presentazione del corso[1]dal momento che sono familiari più del 60% delle imprese quotate e oltre il 50% di quelle con più di 50 milioni di euro di fatturato. La situazione non è diversa nelle altre economie sviluppate e nelle economie emergenti, per esempio dal Sud America alla Cina, nelle quali il capitalismo familiare è molto diffuso. Le imprese di carattere familiare possiedono, infatti, specifiche caratteristiche distintive tra cui una prospettiva di guida di medio-lungo termine, il legame con il territorio e la presenza di obiettivi non esclusivamente economici che permettono loro di generare dei vantaggi competitivi unici».

Vincenzo Cimini


[1]    http://businessschool.luiss.it/family-business-management/

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Fri, 31 Aug 2018 17:09:02 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/458/1/imprese-familiari-ecco-la-scuola-per-diventare-bravi-manager vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Trasformazione digitale e ricerca di talenti: l’indagine europea di Cornerstone https://www.vincenzocimini.it/post/457/1/trasformazione-digitale-e-ricerca-di-talenti-l-indagine-europea-di-cornerstone

Solo il 7% delle aziende italiane ha dichiarato di non aver ancora iniziato il percorso di trasformazione digitale, rispetto al 9% di un anno fa. È questo uno dei dati emersi nell'ultima indagine europea di Cornerstone OnDemand dal titolo “Future Culture: costruire una cultura di innovazione nell’era della trasformazione digitale”.

Si tratta di uno degli studi più accurato effettuato su professionisti delle risorse umane,  responsabili It e manager di aziende con oltre 500 dipendenti. Lo studio è stato eseguito su un campione di oltre 1900 intervistati di 14 paesi europei, tra cui l'Italia. La trasformazione digitale sta viaggiando forte nel nostro Paese ma non manca la resistenza culturale al cambiamento, forse una delle più grandi sfide che hanno davanti le aziende italiane. L'indagine di Cornerstone ha messo in luce come si sia dimezzato il numero delle aziende che dichiara di essere incapace nel trovare talenti e competenze, passando dal 26 al 14% nel giro di un anno. Ma quali strategie usano le aziende italiane per reclutare i migliori talenti? Il 52% ha dichiarato di utilizzare la selezione interna mentre il 43%, una fetta sicuramente molto considerevole, fa ricorso alle piattaforme social. Una tendenza piuttosto similare anche a livello europeo. Differenze si notano invece nell'affidamento a piattaforme di reclutamento o agenzie di selezione: una strategia sempre meno utilizzata in Italia (tra il 30 ed 37%) rispetto all'Europa (tra il 43 ed il 48%). Le imprese italiane nella valutazione di un candidato guardano soprattutto ai requisiti professionali rispetto a quelli scolastici mentre le imprese europee tendono più a valorizzare la capacità di problem solving e lo considerano un requisito essenziale nel processo di selezione, aspetto che non sembra così centrale invece per i selezionatori delle imprese italiane.

Formazione sul lavoro, formazione, coaching sono le strategie più utilizzate dalle aziende italiane per la crescita del personale. Dalle ultime indagini effettuate emerge un'armonizzazione tra i dipartimenti HR, IT e le restanti componenti aziendali, elemento considerato fondamentale per la trasformazione digitale. «Tutti concordano sul fatto che l’innovazione sia fondamentale se le imprese devono sopravvivere in un mondo digitale in rapida evoluzione -  ha commentato Federico Francini, Regional Sales Director, Cornerstone OnDemand Italia -  ma innovazione può essere un concetto astratto e difficile da definire. I risultati dell’indagine mettono in evidenza un chiaro collegamento tra velocità di innovazione e gestione dei talenti e il motivo per cui quest’ultima è così importante. Le aziende italiane sembrano ancora dipendere fortemente da forme di selezione interne, piuttosto che utilizzare agenzie specializzate e piattaforme di reclutamento che possono aiutare a identificare candidati esterni con competenze adeguate, nuove idee e una mentalità innovativa. Per innovare davvero, le direzioni HR italiane devono incoraggiare il cambiamento e coordinare la gestione dei talenti in tutte le fasi del ciclo di vita del dipendente: dalla selezione all’onboarding, dalla revisione delle performance allo sviluppo. Il coordinamento di questi sforzi aiuterà le aziende a prevedere future carenze di competenze e pianificare i cambiamenti futuri, aumentando al tempo stesso produttività e innovazione».

Vincenzo Cimini

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Tue, 28 Aug 2018 11:04:26 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/457/1/trasformazione-digitale-e-ricerca-di-talenti-l-indagine-europea-di-cornerstone vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Multidisciplinare, flessibile e tecnologico: ecco il manager del futuro https://www.vincenzocimini.it/post/456/1/multidisciplinare-flessibile-e-tecnologico-ecco-il-manager-del-futuro

Quali caratteristiche deve avere il manager ideale per quelle imprese con lo sguardo al futuro? È il quesito a cui cerca di rispondere sul Sole 24 Ore[1] Giulio Xhaët, Digital Strategist e Senior Consultant di Newton Spa.

La sua analisi inizia con il delineare i mutamenti vissuti dalla figura del manager a partire dagli anni '90 quando a salire nella piramide aziendale erano sostanzialmente dei tecnici come informatici od ingegneri che avanzando con la carriera finivano con il ricoprire posizioni apicali. Con il passare del tempo ci si è allontanati da questo modello ed i manager man mano che avanzano tendono ad allontanarsi dall'operatività e ad essere sempre meno specialisti.

Nel 1991 il ricercatore David Guest già parlava di manager ibrido che avrebbe dovuto possedere un “inusuale set di interessi” rappresentando una “variante dell'uomo rinascimentale, altrettanto a suo agio con i sistemi informativi le tecniche moderne e la conoscenza della scala musicale dodecafonica”. Guest si riferiva dunque alla capacità di interfacciarsi con discipline diverse, proprio come avveniva nel Rinascimento Italiano, periodo studiato ancora oggi dagli imprenditori della Silicon Valley. Guest introdusse per la prima volta il concetto di T-shaped, i cosiddetti professionisti a forma di T, una figura cioè che aveva almeno una competenza specialistica in un settore ma anche conoscenze in altri campi, un ibrido tra lo specialista ed un generalista. Il modello T-Shaped fu soprattutto sviluppato dal Ceo di Ideo Tim Brown, una società internazionale di design. Il professionista T-Shaped è esperto in un settore ed è anche in grado di fare da collegamento con professionalità di altre discipline grazie alla profondità della sua formazione e competenza. Una mente flessibile che proprio per questo riesce ad entrare in empatia anche con le prospettive altrui, caratteristica spesso difficile da trovare in un manager iper-specialista. Molto scrupolosa nei dettagli, questo tipo di figura sembra coniugarsi bene con i tempi attuali dove è molto probabile che un giovane professionista si ritrovi a cambiare lavoro ed azienda con una velocità maggiore rispetto al secolo scorso.

Secondo Xhaët l'evoluzione sarà verso il Comb-Shaped (a forma di pettine), ossia un manager multidisciplinare come modello dominante. Le aziende cercheranno questo tipo di caratteristica. L'esempio portato è quello di Mark Zuckerberg che prima di iscriversi ad Harward aveva avuto eccellenti risultati nelle materie classiche, poi studiò informatica e psicologia, con una notevole capacità di spaziare da un campo all'altro con grande facilità, dimostrando competenze verticali e capacità di realizzare progetti concreti. Altri esempi di comb-shaped sono professioni come il growth hacker ed il data scientist. Saper essere ibridi, con competenze profonde e diverse in vari ambiti, sembra essere la chiave vincente per il manager di oggi e del futuro.

Anche Impact, Creative Change Agency internazionale e indipendente, ha provato ad analizzare la tipologia del manager del presente e del futuro nel workshop “Leading in the digital era”. «Molti studiosi  -  ha spiegato Giuseppe Florimonte, Senior Partner di Impact Italia in un'intervista a Business Insider[2] - si stanno interrogando in materia e ritengono che, probabilmente, se il manager rimane colui che pensa prevalentemente a organizzare il lavoro, a controllare, a gestire i diagrammi di flusso, ad allocare risorse come faceva un tempo, sarà destinato a sparire. E sarà sostituito dall’intelligenza artificiale. Cosa che, in un certo senso, sta già accadendo in varie aziende, come ad esempio la controversa Uber, ma anche Deliveroo, che sono autoregolamentate da app che operano come fossero degli esseri umani. È difficile pensare oggi a un manager senza competenze digitali di base. Non dovrà mai diventare un grande esperto di tutte le tecnologie disponibili. Però per poter valutare se le idee sono buone o meno, se il modo di fare business può velocemente cambiare, dovrà un minimo essere al passo con quello che c’è da un punto di vista tecnologico. La trasformazione digitale sta mettendo a dura prova i business tradizionali ma ci sono “opportunità digitali” enormi da cogliere».

Vincenzo Cimini

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Fri, 24 Aug 2018 09:39:12 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/456/1/multidisciplinare-flessibile-e-tecnologico-ecco-il-manager-del-futuro vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
AMBIENTHESIS SPA: sviluppo e progresso https://www.vincenzocimini.it/post/455/1/ambienthesis-spa-sviluppo-e-progresso

Ambienthesis si appresta, come attestano i suoi numeri della semestrale e il buon lavoro del consiglio di amministrazione, a “riaprire” le attività post-ferragosto con rinnovato piglio e fiducia. L’evoluzione della gestione dovrà orientarsi verso una fase di sviluppo fondata su opportunità - commisurate alla forza complessiva societaria - che dovranno tradursi in crescita, creazione di valore e progresso.

I ratios dell’ultimo bilancio della capogruppo Green Holding hanno permesso un salto di qualità importante nella attribuzione che - per primo il sistema bancario - e poi, ci si attende, tutti gli altri stakeholders, ha dato in termini di rating al Gruppo ed anche ad Ambienthesis, permettendo a quest’ultima, da subito, un costo del denaro meno caro ed un (teorico) maggior merito creditizio. Saranno le opportunità del mercato, se opportunamente intercettate e sviluppate, a mettere a frutto le suddette credenziali e a migliorare quindi i conti e le prospettive. Da questo punto di vista sfidante sarà il lavoro che attende tutti noi in Italia e (soprattutto) all’estero.

Quanto sopra sarà tanto più foriero di successo quanto più sapremo coniugare lo sviluppo con il progresso, un progresso fondato sulla complessiva crescita culturale d’impresa e sulla centralità della salvaguardia ambientale all’interno del progetto ATH.

Ampliare la gamma dei servizi ed estendere la profondità gestionale della filiera (preferibilmente su base europea) nell’ambito di una reale integrata economia circolare dei rifiuti - industriali e non - sarà il difficile obiettivo da perseguire e centrare nel prossimo futuro

Vincenzo Cimini - CFO ATH

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Mon, 20 Aug 2018 07:41:38 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/455/1/ambienthesis-spa-sviluppo-e-progresso vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Il produttore di dati è sempre più digital: L’evoluzione del CFO https://www.vincenzocimini.it/post/454/1/il-produttore-di-dati-e-sempre-piu-digital-l-evoluzione-del-cfo

Il ruolo del Cfo (Chief Financial Officer) è sempre più importante nel panorama aziendale odierno, visto che la finanza è diventata la funzione più critica per un'impresa. Ecco perché la sua presenza non può mancare nelle riunioni strategiche in cui si delinea il futuro del core business aziendale. Attraverso le sue competenze nel controllo di gestione e nella pianificazione finanziaria si riesce a costruire previsioni sugli scenari futuri, complessivamente incerti di natura: avere quindi a disposizioni un numero consistente di dati affidabili diventa fondamentale. Attraverso l'analisi dei dati, oggi inclusi spesso nei cosiddetti sistemi di business intelligence, si può riuscire ad interpretare in anticipo, la tendenza del mercato oppure i primi segnali di una crisi dell'azienda.

Secondo il 66% dei finance executivies mondiali ormai il termine Cfo non è più in grado di racchiudere la molteplicità di attività e di responsabilità a cui ogni giorno i professionisti di settore devono far fronte. Come ha avuto modo di dichiarare Andy Burrows - uno dei 10 influencer più importanti a livello internazionale – “Il fatto è che la posizione del direttore finanziario si è evoluta in maniera importante in questi anni, basti pensare che questo job title 20-30 anni fa non era nemmeno così conosciuto fuori dal territorio americano”.

Ma di cosa si occupa esattamente il Cfo? È il manager responsabile della gestione delle attività finanziarie di un'azienda. Una figura divenuta essenziale nelle startup: a lui di fatto spetta indirizzare le decisioni aziendali, la definizione delle opportunità su cui puntare, l'impiego di capitale e delle risorse per rendere massime le probabilità di successo dell'impresa. Questa figura guida dunque le strategie di business. Non basta saper costruire un modello finanziario approfondito o saper prendere decisioni strategiche, occorre anche un'eccellente dote comunicativa per spiegare le motivazioni che si annidano dietro ogni decisione, ottenere la fiducia delle altre figure aziendali, avere un approccio collaborativo che permetta a tutti gli attori aziendali di raggiungere gli obiettivi prefissati in base al modello finanziario costruito per l'azienda.  Il suo ruolo è ancora oggi più importante in un momento economico che rimane soggetto a veloci cambiamenti: il Cfo, occupandosi degli aspetti finanziari dell'azienda deve avere una visione a largo raggio su tutto quello che accade all'interno, costruendo connessioni tra i vari dipartimenti, elaborando soluzioni ed idee creative per continuare a sviluppare modelli vincenti di business. Anche in questo settore la tecnologia sta modificando rapidamente la figura dei Cfo: cloud computing, automazione dei processi robotici, intelligenza artificiale, stanno trasformando il mondo della finanza. Secondo molti analisti proprio la tecnologia è destinata ad aumentare efficienza e velocità delle attività finanziarie. La maggior parte degli analisti concorda sul fatto che la tecnologia svolgerà un ruolo fondamentale nell’aumentare la velocità e l’efficienza delle attività finanziarie, rendendo migliore il processo decisionale. I Cfo, si trovano davanti una strada sempre più digital, un'opportunità da saper cogliere per consentire tramite la tecnologia di migliorare sia la produttività che la qualità dell'intero business aziendale.

Per riuscire a sfruttare al meglio questi tools che la tecnologia offre bisogna essere in grado di rendersi conto della necessità di integrare al meglio i team di lavoro e ciò al fine di rendere migliori le business performance puntando sull’elaborazione di modelli finanziari basati su data analytics, score card equilibrati, pianificazioni strategiche e settoriali, previsioni di mercato e così via.

Per comprendere la trasformazione del ruolo dei Cfo e la loro costante importanza è interessante riportare lo studio che hanno effettuato Accenture ed Oracle[1] in cui sono stati  intervistati più di 900 direttori finanziari, un campione rappresentativo di numerosi settori a livello globale. L'indagine ha riguardato aree come Asia, Europa, America Latina, Medio Oriente, Africa e Nord America. Metà degli intervistati rappresentava aziende con un fatturato annuale superiore a 1 miliardo di dollari, e l'altra metà apparteneva ad aziende con un fatturato superiore a 250 milioni di dollari. Per arricchire ulteriormente i risultati, sono state condotte anche una serie di interviste individuali approfondite con CFO di organizzazioni di primo piano appartenenti a tutte le principali aree geografiche. Il 71% ha dichiarato di godere di un livello di influenza strategica sensibilmente maggiore rispetto a tre anni fa, il 65% ha constatato di esercitare un'influenza crescente sulla definizione e l'impostazione delle strategie, ed il 47% ha riferito che la propria influenza sulle attività finalizzate alla trasformazione aziendale è aumentata. A contribuire alla loro crescente rilevanza il ruolo sempre più strategico dei Big Data che permette ai Cfo di disporre e presentare dati sempre più massicci relativi ad attività interne, mercati, clienti ed eventuali per velocizzare la crescita e migliorare la redditività.

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Sat, 18 Aug 2018 17:18:03 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/454/1/il-produttore-di-dati-e-sempre-piu-digital-l-evoluzione-del-cfo vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Trattare rifiuti produce rifiuti ma mancano gli impianti dove gestirli https://www.vincenzocimini.it/post/453/1/trattare-rifiuti-produce-rifiuti-ma-mancano-gli-impianti-dove-gestirli

Può sembrare paradossale ma il trattamento dei rifiuti produce altri rifiuti. Non c'è economia circolare che tenga, anche la più efficiente produce degli scarti. Solo alcune regioni virtuose lo hanno capito, essendosi dotate da tempo di una rete impiantistica efficace, mentre quelle che non lo hanno fatto dipendono sempre dalle altre regioni o da altri Stati fin quando potranno farlo.

I rifiuti urbani ammontano infatti ad oltre 30 milioni di tonnellate (dato 2016). A questo va aggiunta la produzione di rifiuti speciali (135 milioni di tonnellate), come gli scarti delle imprese che producono i beni che consumiamo nella nostra quotidianità. I rifiuti prodotti dal trattamento dei rifiuti sono pari a 37.683.868 tonnellate e comprendono anche quelli provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani. Si tratta quindi di una quantità ben superiore alla produzione dei rifiuti urbani che risulta pari a 30.116.605.

Il nuovo pacchetto normativo europeo sull'economia circolare approvato nei mesi scorsi prevede la cosiddetta sostenibilità e prossimità: i rifiuti prodotti devono in prima battuta essere riciclati, riusati, avviati al recupero energetico o conferiti in discarica. Quindi occorrerebbero degli impianti dedicati a questa nevralgica fase ed a quelle intermedia di selezione. Purtroppo in Italia c'è una forte carenza di questo tipo di impianti per la gestione dei rifiuti prodotti. Spesso tutta l'attenzione è focalizzata sulla raccolta differenziata come se i suoi ingenti scarti ed il loro trattamento fossero un problema che non interessa o che non esista. Per capire la dimensione del problema basta prendere in considerazione le imprese associate ad Unirima dove finiscono carta e cartone derivanti dalle raccolte differenziate dei comuni e delle attività industriali e commerciali[1]

«Dalle attività di selezione e recupero di questi rifiuti finalizzate alla produzione di materia prima secondaria – spiega Unirima  – derivano scarti non riciclabili qualificati come rifiuti speciali non pericolosi (CER 19 12 12) e destinati al recupero energetico (inceneritori) o allo smaltimento in discarica. I rifiuti  classificati con il CER 19 12 12 rappresentato circa il 29% del totale dei rifiuti del capitolo 19, per un quantitativo complessivo pari a circa 10,8 milioni di tonnellate ed un incremento del +2,2% rispetto al 2015». Si arriva quindi al paradosso che come evidenziato dai dati Ispra[2] da una parte ci sia il costante aumento della produzione di questo tipo di rifiuti e dall'altra diminuisca la capacità di poterli ricevere negli impianti di destinazione. Così è sempre più difficile per le imprese del settore allocare questo tipo di scarti di lavorazione.

Una situazione che rischia di bloccare sia le imprese attive nella gestione dei rifiuti sia le aziende quei scarti li producono e che magari sono costrette a conferirli all'estero con costi crescenti. Un disagio anche per il cittadino sempre più in confusione su come e dove portare la propria spazzatura.

Vincenzo Cimini

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Thu, 9 Aug 2018 12:08:16 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/453/1/trattare-rifiuti-produce-rifiuti-ma-mancano-gli-impianti-dove-gestirli vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Green Holding guarda ad Est, prosegue l’espansione internazionale del Gruppo https://www.vincenzocimini.it/post/452/1/green-holding-guarda-ad-est-prosegue-l-espansione-internazionale-del-gruppo

Nell’ambito delle attività di scouting in corso, il Gruppo Green Holding sta mappando diverse opportunità di business in Italia e all’estero.

Diversi sono i fattori assoggettati a verifica e alcune variabili sono riconducibili a determinati standard di riferimento. In particolare, si cerca di sviluppare i nuovi investimenti sulla base di elementi chiave della progettualità:

  • Sostenibilità ambientale delle iniziative, meglio se orientate a cogliere quei principi che fanno del tema dell’economia circolare un vero e proprio vantaggio competitivo;
  • Possibilità di vedere insediati sullo stesso sito un insieme di dotazioni impiantistiche e di attività funzionali sinergiche: racchiusa in un unico sito sarebbe infatti ottimale concentrare la fase della separazione dei materiali conferiti, la valorizzazione multi- matrice degli stessi, l'ulteriore valorizzazione energetica e l’eventuale spazio per il marginale ricovero finale;
  • La fattibilità finanziaria e la bontà economica per progetto di investimento;
  • Le sinergie e la collaborazione con partner locali in grado di concorrere al meglio nella partecipazione a quelle azioni-scelte volte a valutare e gestire i profili tipici del rischio-paese.

La matrice di sviluppo analitico dei progetti di investimento adottata dagli uffici del Gruppo, così come appena descritta, trova ormai applicazione in tutti i casi in cui Green Holding sta orientando le sue valutazioni ed è proprio ai Paesi dell’est europeo che molte delle attenzioni sono rivolte:  coerentemente con il proprio piano strategico, alcuni potenziali deal potrebbero trovare proprio in quei territori futura concretezza.

Vincenzo Cimini

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Fri, 3 Aug 2018 17:28:51 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/452/1/green-holding-guarda-ad-est-prosegue-l-espansione-internazionale-del-gruppo vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
HR tra Millennials e over 50 https://www.vincenzocimini.it/post/451/1/hr-tra-millennials-e-over-50

I Millennials, giovani iperdigitalizzati ed irrequieti entrano nelle aziende e si scontrano con gli Over 50 ricchi di esperienza ed anni sul campo. Questa è la sfida che le aziende si trovano ad affrontare in tutto il mondo ma soprattutto in Italia.

L’evoluzione demografica ha determinato la comparsa nel mercato del lavoro dei figli della digital revolution, i cosiddetti “Millennials”, ragazzi perennemente connessi con smartphone e Tablet oltre a presentare una marcata ipersocialità (da Twitter a Facebook). Accanto a loro una classe di lavoratori avanti con l’età ma ancora in grado di soddisfare i bisogni delle aziende in cui agiscono e sicuri di una expertise non sempre condivisa con chi li circonda. In Europa ed in Italia in particolare, l’invecchiamento sta modificando una piramide demografica in cui il rapporto fra persone in età lavorativa ed anziani favoriva i primi. Ora invece gli attuali 60 enni sono i nuovi 30 enni e la piramide si sta invertendo. Nascono sempre meno bambini e le aziende sono costrette a mettere in campo nuove strategie di organizzazione del capitale umano. Serve una politica della “forza - lavoro” che tenga conto delle assunzioni necessarie in grado di colmare le uscite, di attirare figure qualificate, i giovani “Millennials” ma anche i lavoratori più anziani e capaci.

Il punto nodale è l’individuazione del “potenziale” nel personale che si trova in azienda da tempo ed è ormai prossimo alla pensione, individuando nuove soluzioni che mantengano la produttività e sviluppando nuove tecniche di motivazione. Leggevo del caso BMW. Hanno modificato una linea di produzione per accogliere i lavoratori di una certa età con stratagemmi semplici come l’adozione di sedili ergonomici e lenti di ingrandimento. Altre aziende americane hanno previsto condizioni comode per i lavoratori over 50 in base alle condizioni climatiche dove risiedono gli stabilimenti di produzione. Il responsabile HR delle imprese avrà davanti una generazione sempre più da ridefinire. I Millennials hanno meno disponibilità ai compromessi, vogliono “tutto e subito” con una propensione al sacrificio inferiore ai loro padri. Si immaginano capi in sintonia con il loro modo di guardare il mondo, incentrato su reti digitali e reti sociali impensabili qualche anno fa.

Unire quindi “il vecchio e il nuovo”, ridisegnando l’archetipo del mondo del lavoro sulle nuove logiche secondo le quali nel 2050 ci saranno 4 lavoratori per ogni anziano.

Vincenzo Cimini

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Fri, 27 Jul 2018 17:47:33 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/451/1/hr-tra-millennials-e-over-50 vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Utile, fatturato e sviluppo: bilancio di svolta per Green Holding https://www.vincenzocimini.it/post/450/1/utile-fatturato-e-sviluppo-bilancio-di-svolta-per-green-holding

Obiettivi raggiunti grazie a precise e mirate azioni strategiche ed operative. C'è grande soddisfazione nel gruppo Green Holding per i brillanti risultati conseguiti nel Bilancio Consolidato 2017, recentemente approvato: «Grande la soddisfazione – commenta Vincenzo Cimini, CFO del Gruppo Green Holding -  per aver centrato gli obiettivi di ritorno all’utile finale, di stabilizzazione del fatturato, di conseguimento di marginalità soddisfacenti, dopo il perseguimento di tutta una serie di azioni strategiche ed operative (commerciali e di sviluppo, di razionalizzazione ed efficientamento, di abbattimento dell’indebitamento e miglioramento della posizione finanziaria netta complessiva) coerenti con il piano industriale di medio-lungo termine. Questo che può essere definito un bilancio di svolta, vede premiati gli sforzi di tutte le persone che si sono adoperate, con il loro impegno quotidiano, a far sì che il posizionamento della Società potesse, nel corso del tempo, sempre più migliorare; adesso si apre una fase, ancor più stimolante, di mantenimento di dinamiche economiche performanti e di crescita organica e per linee esterne in Italia ed all’estero».

Vediamo dunque i numeri salienti del bilancio consolidato Green Holding al 31-12-2017:

  • risultato positivo di pertinenza del Gruppo pari a 2,5 milioni di Euro, dopo aver spesato ammortamenti e svalutazioni per 14,5 milioni di Euro
  • ha traguardato una redditività operativa ampiamente soddisfacente - Ebitda Adjusted dell’ordine del 18,5% rispetto ai ricavi e pari a +17,8 milioni di Euro - ed in crescita del 33,6% rispetto al dato del precedente esercizio
  • ha migliorato la situazione finanziaria grazie ad una riduzione dell’indebitamento di Gruppo, passata dagli oltre 81 milioni di Euro dell’esercizio 2013 agli attuali 46 milioni di Euro (perlopiù a MLT)
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Mon, 9 Jul 2018 18:07:31 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/450/1/utile-fatturato-e-sviluppo-bilancio-di-svolta-per-green-holding vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Green Holding sbarca negli Emirati Arabi: firmato accordo di sviluppo progettuale https://www.vincenzocimini.it/post/449/1/green-holding-sbarca-negli-emirati-arabi-firmato-accordo-di-sviluppo-progettuale

Importantissimo accordo di sviluppo per Green Holding negli Emirati Arabi.

È stato infatti sottoscritto il 25 giugno l'accordo tra la nostra società, Ambienthesis spa (società attiva nel settore del waste management e leader in Italia nelle attività di soil&water remediation) e Bee'ah, società leader ad Abu Dhabi nel settore della raccolta, della separazione, del recupero, riciclaggio e dello smaltimento di rifiuti urbani e speciali. Un accordo, come ha spiegato Enzo Cimini, CFO Gruppo Green Holding, per iniziare un percorso di sviluppo progettuale con numerosi obiettivi. «Innanzitutto procederemo con l' ideazione, il design, la realizzazione e l'esercizio di impianti waste to energy. Fondamentale anche la realizzazione di una joint venture per affrontare anche negli Emirati il tema delle bonifiche, del risanamento e della riqualificazione ambientale con l’utilizzo delle migliori tecnologie di settore anche in modo combinato. L'accordo mira anche ad introdurre soluzioni tecnologiche per il migliore sfruttamento e riutilizzo di sottoprodotti o scarti di lavorazione presso gli attuali impianti con il recupero delle scorie da incenerimento e sfruttamento del biogas a fini energetici, il trattamento dei fanghi, l'utilizzo di energie rinnovabili,  la produzione di polverino da pneumatici fuori uso. Si tratta solo di alcuni esempi di una collaborazione che mi auguro possa essere proficua per entrambi i gruppi e viatico di successive ulteriori comuni sviluppi anche in Europa e in tutto il Middle Est».

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Mon, 25 Jun 2018 18:31:53 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/449/1/green-holding-sbarca-negli-emirati-arabi-firmato-accordo-di-sviluppo-progettuale vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Green Holding, missione negli Emirati Arabi https://www.vincenzocimini.it/post/448/1/green-holding-missione-negli-emirati-arabi

Nell'ultima settimana Green Holding ha avuto l'opportunità di effettuare un importante viaggio a Dubai e Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, per sviluppare relazioni commerciali che potrebbero confluire in uno sviluppo internazionale del gruppo nell'area attraverso accordi e joint-venture nel settore del trattamento dei rifiuti. Soprattutto la realtà di Dubai forse è più avanzata di quello che ci si potrebbe attendere dal punto di vista del ciclo dei rifiuti, tanto che le ultime politiche introdotte sono rivolte ai principi della cosiddetta economia circolare. Si tratta di una realtà dove viene impiegata nel settore molta manodopera importata da altri paesi in cui il margine di crescita della tecnologia è piuttosto alto ed ecco uno dei motivi per cui Green Holding potrebbe ritagliarsi un ruolo di primo piano grazie al proprio know-how.

Anche sul fronte della raccolta differenziata si sono fatti molti passi in avanti. Negli ultimi anni sono state lanciate campagne di sensibilizzazioni governative come My City My Environment[1]. I contenitori per la raccolta differenziata si trovano abbastanza diffusamente tra i quartieri di Dubai ad esempio, soprattutto davanti alle scuole. Dall'autunno 2016 bidoni per la differenziata sono stati consegnati per ogni singola villa od abitazione insieme a piccoli raccoglitori da tenere in casa. Con tanto di calendario con i giorni della raccolta del non riciclabile che rispetto all'Italia include anche il rifiuto organico che va deposto insieme ai rifiuti non ricilabili. L'altra particolarità è che i rifiuti riciclabili non vanno divisi ma gettati insieme nell'apposito bidone davanti a casa. Dubai Municipality ha anche aperto “Smart and Sustainable Oasis Recycling Centre”, una sorta di isola ecologica all'interno dell'Al Manara Center, dove i cittadini possono portare 15 diversi tipi di materiali: dal legno alle lampadine, dagli elettrodomestici a plastica, cartone, vetro e via dicendo. Ancora molto si deve fare per la raccolta del rifiuto organico: negli Emirati c'è un grande spreco alimentare tanto che ben il 35% dei rifiuti prodotti nel Paese sono rappresentati proprio dall'organico.

Gli Emirati Arabi Uniti da alcuni anni hanno deciso di promuovere anche iniziative concrete nel campo delle energie rinnovabili. Nel 2012 il primo ministro e governatore di Dubai, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, ha lanciato il motto “a Green Economy for Sustainable Development” con un progetto a lungo termine per la realizzazione di un’economia ambientale e sostenibile. A questo si sovrappone il Piano Dubai 2021 e “Dubai Clean Energy” , programma con l'ambizioso obiettivo di produrre in modo pulito entro il 2050 il 75%  dell'energia necessaria al fabbisogno nazionale. Tra gli obiettivi nazionali c'è il cosiddetto “Green Life”, ossia tutte quelle politiche per razionalizzare l'utilizzo di energia e delle risorse idriche e per ottimizzare e migliorare lo smaltimento ed il riciclo dei rifiuti commerciali e privati. Con tutte queste premesse e con gli incontri più che positivi avuti con i principali attori istituzionali e non, per Green Holding e per questi territori potrebbero consolidarsi relazioni e accordi di primo piano con la possibile creazione di join-venture finalizzate a sviluppare sinergie per la realizzazione di impianti (Waste to Energy), per l'introduzione di know how nel settore delle bonifiche ambientali ( business che si prevedono in grande sviluppo) e per la creazione di attività tese a valorizzare il percorso di filiera in parte già strutturato:  captazione e sfruttamento del biogas, trattamento fanghi, parchi fotovoltaici, recupero scorie, riciclaggio pneumatici, ecc.

Vincenzo Cimini

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Mon, 18 Jun 2018 17:24:56 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/448/1/green-holding-missione-negli-emirati-arabi vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)
Misure europee sui rifiuti https://www.vincenzocimini.it/post/444/1/misure-europee-sui-rifiuti

L'Unione Europea spinge sul fronte rifiuti. Il Consiglio Ue ha infatti approvato un pacchetto di misure che introducono nuovi obiettivi per il riciclo ed una vera e propria stangata per il conferimento in discarica che non potrà più superare il 10% dei rifiuti urbani entro il 2035. Arrivano anche i nuovi obblighi per la raccolta differenziata: i rifiuti domestici pericolosi entro il 2022 dovranno essere raccolti separatamente, i rifiuti organici entro il 2023 ed i tessuti entro il 2025. Per quanto riguarda il riciclo questi i nuovi obiettivi entro il 2030: 85% per la carta, 80% per i metalli ferrosi, 75% per il vetro, 60% per l'alluminio, 55% per la plastica, 30% per il legno. La normativa contiene un obiettivo di riduzione del numero di discariche e definisce requisiti minimi applicabili a tutti i regimi di responsabilità estesa del produttore. I produttori che sono soggetti a tali regimi dovranno infatti assumersi la responsabilità della gestione della fase del ciclo di vita in cui il loro prodotto diventa un rifiuto e dovranno fornire un contributo finanziario. Sono stati inoltre introdotti regimi di responsabilità estesa del produttore obbligatori per tutti gli imballaggi. Gli Stati membri si adoperano per garantire che, a partire dal 2030, tutti i rifiuti idonei al riciclaggio o al recupero di altro tipo, in particolare i rifiuti urbani, non siano ammessi in discarica. Dopo l'adozione da parte del Consiglio, la normativa entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale.

Queste nuove misure decise a livello europeo rappresentano indubbiamente una sfida per le imprese,  nell'ottica di una più ampia armonizzazione della politica ambientale e della cosiddetta economia circolare. I nuovi target prevedono il raggiungimento di obiettivi in tema di prevenzione, riutilizzo e recupero dei rifiuti urbani. Gli ambiziosi obiettivi programmati pongono gli Enti, i cittadini e le imprese di fronte a nuovi sfidanti impegni che potranno essere raggiunti tanto più puntualmente quanto più rispettivamente la capacità di programmazione amministrativa, il senso civico e le soluzioni organizzative, tecnologiche ed impiantistiche dei soggetti coinvolti concorreranno tutte insieme a fare sistema. «I nuovi obiettivi di riciclaggio e smaltimento in discarica  - ha commentato il commissario Ue all'ambiente Karmenu Vella - creano un percorso credibile e ambizioso per una migliore gestione dei rifiuti in Europa, la Commissione farà tutto il possibile per sostenere gli Stati membri nell'applicazione della nuova legislazione».

Altro comparto di valenza strategica complessiva è quello delle bonifiche ambientali che meriterebbe nuovo impulso per l’attuazione di un piano di risanamento su vasta scala, attraverso l’introduzione di misure volte a semplificare gli iter autorizzativi, a fornire sostegni finanziari adeguati e introdurre specifiche incentivazioni fiscali.

Vincenzo Cimini

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Fri, 8 Jun 2018 08:00:00 +0000 https://www.vincenzocimini.it/post/444/1/misure-europee-sui-rifiuti vincenzo.cimini@greenholding.it (Vincenzo Cimini)