971 Vincenzo Cimini Articoli
20 novembre, 2018

Emirati Arabi e progetti ambientali: un mercato da 100 miliardi di dollari

«Secondo la Banca Mondiale, gli Emirati Arabi Uniti producono circa 2,2 chili di rifiuti solidi urbani a persona al giorno. La società ambientale leader Beeah, raccoglie circa 3 milioni di tonnellate l’anno. È un settore in crescita veloce». Sono le parole di Abdalla Alshamsi, console generale degli Emirati a Milano che testimoniano le potenzialità di questo mercato, che negli ultimi anni si è notevolmente espando con la sottoscrizione di importanti accordi commerciali. Secondo il governo federale il complesso dei progetti legati all'ambiente, entro il 2020, avrà un volume di 100 miliardi di dollari, spinto proprio dalla crescita legata al settore dei rifiuti solidi urbani: la produzione pro-capite è tra le maggiori al mondo. Si calcola che l'economia verde avrà un valore di circa 300 milioni di dollari nel giro di due anni sul modello già delineato dall' Emirato di Sharjah[1] rivelatosi pioniere della raccolta differenziata, del riciclo e della trasformazione energetica. Tra i gruppi che stanno cercando di inserirsi con la propria eccellenza in questo mercato c'è anche  Ambienthesis, che ha stipulato un accordo assieme a Bee’ah Sharjah Environment, società degli Emirati Arabi Uniti che si occupa sia della raccolta sia della separazione, oltre che del recupero e dello smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, così come delle energie rinnovabili. L’oggetto della collaborazione è soprattutto la condivisione di know-how e delle tecnologie, con il fine di sviluppare iniziative condivise negli Emirati Arabi Uniti, nel Medio Oriente e in Europa, tanto nei settori del waste management e del waste to energy, quanto in quello delle bonifiche dei terreni e delle acque. Gli Emirati stanno avendo una fortissima espansione economica e dunque si è resa necessaria anche una presa di coscienza dei possibili problemi ambientali connessi allo sviluppo con una gestione dei rifiuti che dovrà diventare virtuosa. L'obiettivo dichiarato nel breve termine è quello che porterà il 75% dei rifiuti nelle discariche, mentre il 27% del fabbisogno energetico dovrà arrivare da risorse pulite. «Per le aziende italiane si presentano molte opportunità – ha aggiunto Alshamsi -  un settore importante è l’e-waste di cui gli EAU producono circa 100mila tonnellate l’anno. La trasformazione dei rifiuti in energia è relativamente nuova per gli Emirati e dunque l’attività di gestione integrata dei rifiuti ha raggiunto un tasso di crescita annuale dell’8,5 per cento. Sono tanti gli attori territoriali interessati ai processi del mercato, dalle società governative, come Tadweer, e semi-governative come Beeah a quelle locali: Imdaad, Dulsco, Trashco, Tanzifco e Blue oltre alle aziende internazionali». Nonostante la folta presenza, un report di Frost&Sullivan prevede che il mercato potenziale dei rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi cinque anni”. Proprio nel rapporto si legge: “mentre finora i rifiuti nei Paesi del Golfo sono arrivati per lo più dal settore delle costruzioni oggi si assiste alla crescita impetuosa di rifiuti elettronici, scarti industriali pericolosi e materiali biomedicali per i quali c’è bisogno di trattamenti rispettosi dell’ambiente con capacità aggiuntive rispetto a quelle disponibili”. Gli Emirati hanno dunque necessità di investire in strutture  e tecnologie per il trattamento dei rifiuti, specialmente quelli di tipo industriale. «È un settore in fermento – dichiara Giampaolo Bruno, direttore dell'Ice a Dubai (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane) -  la sensibilità per la gestione integrata dei rifiuti è in forte aumento anche se ancora un’alta percentuale di questi rifiuti finisce in discarica. A maggio di quest’anno il governo federale ha varato la prima legislazione tra tutti i Paesi del Golfo che dà forma all’ambizione di gestire fuori dalla discarica fino al 75% dei rifiuti solidi generati nel Paese. Nel medio-lungo periodo si apriranno molte occasioni di business. Ma c’è bisogno di fare sistema».

Vincenzo Cimini