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22 gennaio, 2019

Addio al Sistri, la tracciabilità dei rifiuti speciali sarà solo digitale?

Già come acronimo non suonava benissimo: Sistri, ossia Sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali. Era stato istituito nel 2010 e mai era entrato effettivamente in funzione. Con l'inizio del nuovo anno è andato definitivamente in pensione, con un costo però notevole. La novità era inserita nel Dl Semplificazioni.  Come ha ricordato il ministro dell'Ambiente Costa può essere considerato uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali, con costi sostenuti dalle imprese coinvolte e dallo Stato che hanno superato i 141 milioni di euro dal momento della sua introduzione. Dal 2010 al 2014 sono stati fatturati 290 milioni, di cui pagati circa 90. Dal 2015 al 2018 su 66 milioni fatturati ne sono stati pagati 51. L'ultimo affidamento di 260 milioni è stato sospeso con l'eliminazione del Sistri. Il suo scopo poteva anche essere condivisibile: tracciare il sistema dei rifiuti speciali in Italia ma di fatto non è mai stato operativo. Le imprese aderenti con più di dieci addetti hanno dovuto pagare iscrizioni, adeguamenti tecnologici, aggiornamenti per i mezzi e per il personale entrando nel tormentato tunnel di sanzioni cancellate e reintrodotte, norme confuse, eccezioni, esenzioni, nuovi obblighi. Ora ci sarà una sorta di Sistri 2.0 gestito direttamente dal ministero dell’Ambiente, con un costo decisamente minore, circa 3 milioni di euro l’anno. Un sistema però ancora tutto costruire L'obiettivo sarà quello di digitalizzare l’intera tracciabilità dei rifiuti e i documenti fiscali, superando il doppio binario cartaceo/digitale e il registro di carico e scarico. L'altra faccia della medaglia è la perdita di occupazione da parte  dei 26 tecnici informatici che dal 2010 erano stati assunti dal ministero dell'Ambiente per operare nel centro operativo del Sistri, smantellato lo scorso primo gennaio. Sono tutti lavoratori interinali che hanno firmato un contratto con la società Synergie Italia e quindi non hanno diritto all'assunzione al Ministero. Ovviamente in attesa di capire come avverranno le nuove modalità di tracciabilità dei rifiuti speciali rimangono delle zone d'ombra in questa fase. Non sono stati ancora definiti diversi aspetti riguardanti il completo superamento del Sistri come, ad esempio, le modalità di disinstallazione e di restituzione delle black box installate sui veicoli e dei dispositivi usb e la gestione dei contributi già versati da parte dei soggetti iscritti. Il ritorno alle tradizionali modalità di gestione (registri di carico e scarico, formulari, ecc,) dovrebbe essere comunque una situazione transitoria, in quanto è obiettivo del Ministero dell’Ambiente la creazione di un nuovo sistema digitale per la gestione dei rifiuti, in cui non si parla espressamente di tracciabilità dei percorsi effettuati dai veicoli e che sarà gestito con tutta probabilità tramite l’Albo Nazionale Gestori Ambientali. La questione della tracciabilità è comunque un aspetto di primo piano e che merita molti approfondimenti. Il totale dei rifiuti speciali prodotti in Italia in un anno è pari  secondo alcune stime a circa 135 milioni di tonnellate, quindi mancherebbero all'appello 47.250.000 tonnellate di rifiuti speciali,una quantità maggiore a tutti i rifiuti urbani prodotti nell’ultimo anno in Italia. Una dinamica che non sembra spaventare il ministro Costa risolvibile appunto con la nuove versione di Sistri tutta digitale. «L’obiettivo è arrivare almeno al 90% della tracciabilità risparmiando soldi e tempo per le aziende». Un obiettivo impegnativo che non sarà facilissimo da raggiungere.

Vincenzo Cimini