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9 maggio, 2019

Intelligenza Artificiale, Italia ancora indietro: aziende diffidenti sugli scenari futuri

Sembra essere il futuro eppure sono ancora pochi gli investimenti da parte delle imprese italiane nel campo dell'intelligenza artificiale: la spesa per lo sviluppo di algoritmi ha raggiunto nel 2018 gli 85 milioni di euro, nonostante le grandi prospettive. Questa la tendenza emersa dalla ricerca dell'Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano[1].

Gli assistenti vocali intelligenti nello scorso anno hanno già generato un mercato da 60 milioni di euro mentre i robot autonomi usati in ambito industriale avevano raggiunto la soglia di valore dei 145 milioni di euro nel 2017. Per quanto riguarda l'impatto sul lavoro, da un lato, il 33% delle aziende intervistate ha dovuto assumere nuove figure professionali qualificate per realizzare soluzioni di AI, dall'altro, il 27% ha dovuto ricollocare personale.

Nonostante i timori sull'utilizzo dei fatidici robot applicati in chiave industriale il bilancio occupazione che emerge dal rapporto sembra essere positivo: nonostante i 3,6 milioni di posti di lavoro a rischio estinzione nei prossimi 15 anni per l'arrivo delle macchina, si prevede un disavanzo positivo di 1,1 milioni di posti. «In questo scenario- sottolinea il rapporto -  (peraltro globalmente diffuso) di progressiva riduzione della forza lavoro, l’AI appare non solo come una opportunità, ma come una necessità per mantenere gli attuali livelli di benessere economico e sociale, riducendo i costi assistenziali necessari a mantenere gli standard di vita, creando nuovi lavori a maggiore valore, per avvicinarsi all’1,5% di tasso medio annuo di crescita della produttività` che sarebbe necessario, nei prossimi 15 anni, per mantenere invariato l’attuale equilibrio socioeconomico del sistema assistenziale-previdenziale del nostro Paese» .Solo il 12% delle imprese ha concluso un progetto di Intelligenza Artificiale in Italia e, di queste, il 68% è soddisfatto dei risultati. Le soluzioni più diffuse sono quelle di Virtual Assistant/Chatbot.

Gli imprenditori italiani sembrano avere una visione ancora confusa dell'intelligenza artificiale: la maggioranza (58%) la associa a una tecnologia capace di replicare completamente la mente umana, mentre solo il 14% ha compreso che invece mira a replicare specifiche capacità tipiche dell'essere umano,  il 35% a tecniche come il Machine Learning, il 31% ai soli assistenti virtuali. «La ricerca evidenzia un mercato dinamico ma ancora agli albori, caratterizzato da una scarsa consapevolezza da parte delle imprese delle opportunità dell’Artificial Intelligence - affermano Nicola Gatti, Giovanni Miragliotta e Alessandro Piva, Direttori dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Tutti gli attori del mercato devono prendere posto ai blocchi di partenza per una trasformazione di cui non si conoscono ancora appieno le regole e la durata, ma di cui si comprendono già l’enorme portata e le implicazioni».

Come dicevamo però, un po' per diffidenza un po' per una visione non chiara del futuro solo il 12% delle imprese intervistate ha dichiarato di avere un progetto di AI completato mentre l'8% ne ha uno in fase di sviluppo ed il 31% ha avviato progetti pilota. Il 21% ha invece stanziato del budget per concretizzare un’idea progettuale. Il 19% ha un interesse futuro, non ancora concreto (19%) e il 9% non ha alcun interesse (9%). Ma cosa si aspetta chi già ha avviato processi di questo tipo? Il 50% delle aziende ha come obiettivo prefissato il miglioramento dell’efficienza dei processi, ossia in particolare la riduzione dei costi, il 37% l’aumento dei ricavi ed il 13% lo sviluppo di soluzioni per un supporto decisionale.  Solo il 4% dei progetti non ha raggiunto gli obiettivi, mentre il 68% dichiara che le iniziative hanno raggiunto l’esito sperato e, di queste, la meta` lo definisce “di grande successo” o “disruptive”. Il rimanente 28% non e` invece ancora in grado di dare un giudizio. «Questi risultati suggeriscono che l’AI non sia solamente una bolla, ma un’opportunità reale per le aziende – rileva Alessandro Piva -. Intraprendere un percorso di adozione di soluzioni di intelligenza artificiale però e` un processo complesso: nelle fasi iniziali, la realizzazione del business case è l’attività più critica, per difficolta` nel valutare i requisiti e il rapporto costi-benefici. Mentre nelle fasi finali è impegnativa la necessaria attività di change management, seguita dall’attività di release & deployment del progetto». Il comparto più attivo è il Banking con il 24% di applicazioni, seguito da Energy, Resources & Utility (13%), Automotive (10%) e Retail (9%). «Con percentuali inferiori si trova un gran numero di altri settori, a testimonianza dell’alta pervasivita` dell’innovazione portata dall’Artificial Intelligence, che ben si adatta a qualsiasi contesto – dice Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence -. Proprio perché l’AI si sta preparando a generare un grande impatto sulla società, sono molti i Paesi che hanno già sviluppato o stanno sviluppando dei programmi nazionali finalizzati a competere con successo in questo mercato, tra cui Francia e Germania. Anche nelle aree in cui la tecnologia sia matura, rimane però aperto il problema di coordinare e gestire lo sviluppo di un progetto di AI a causa della sua complessità».

Vincenzo Cimini