126 Vincenzo Cimini Articoli
29 maggio, 2020

Post-pandemia: focus sull’ambiente

Qualche settimana fa, il 22 aprile scorso, è ricorso il cinquantesimo Earth Day con il suo hashtag #OnePeopleOnePlanet, e in occasione di questa giornata mondiale il ministro dell’ambiente Sergio Costa, in collegamento video, ha ribadito nel suo discorso che per ripartire bisogna focalizzarsi sull’ambiente e sull’economia circolare: “Già prima del Covid, che ha colto tutti di sorpresa, avevamo iniziato un percorso, partito con la legge clima e la legge di stabilità, con importanti contenuti economici e risorse significative, perché si era già intuito in Italia che bisognava cambiare paradigma mettendo più risorse per il Green Deal e per l’economia circolare. Il Covid è una tragedia, ma non dobbiamo fermarci e dobbiamo considerarlo un punto di ripartenza; sappiamo che i tentativi di blocco europeo da parte di alcune nazioni, penso alla Polonia che voleva sospendere il Green Deal, sono stati bloccati perché tutti abbiamo fatto squadra. Siamo prossimi ad approvare il Def (Documento di Economia e Finanza, N.d.R.), il prossimo Consiglio dei Ministri lo metterà al centro dell’attenzione, lì dentro si costruisce l’orientamento politico e tecnico dell’economia che stiamo disegnando, lì dentro c’è tanto green, che va poi riempito con delle norme che gli diano forza, perfettamente in linea con il percorso europeo” [1].

Sicuramente le parole del Ministro risultano incoraggianti e fanno ben sperare per il futuro, ma non bisogna abbassare la guardia perché la situazione corrente potrebbe davvero incidere molto sul rispetto dei provvedimenti presi in materia di green economy a livello europeo. L’attenzione dei singoli governi della Comunità Europea è giustamente concentrata sull’emergenza sanitaria e sul necessario supporto da dare a lavoratori e imprese, ma questo non deve distogliere da una visione a più ampio spettro che non coinvolga solo il breve e medio termine, ma anche il lungo termine. È, perciò, necessario ripensare al rilancio economico e sociale in modo da trasformare quella che è una vera e propria catastrofe in un’occasione di radicale cambiamento. Si deve velocizzare la rivoluzione sostenibile, supportare la ricerca scientifica e tecnologica affinché il clima e l’ambiente siano le solide fondamenta per il miglioramento della salute del mondo del futuro e dei suoi abitanti. Chiaramente per raggiungere obiettivi così ambiziosi occorrono risorse finanziarie in più rispetto a quelle che sono già state, in parte, stanziate (e proseguiranno fino al 2030 come da accordi presi con lo European Green Deal del gennaio scorso). Proprio quello della sostenibilità deve essere il settore che mette in moto la ripartenza.

In un recente articolo di Forbes [2], invece, vengono sollevati vari dubbi sulla reale “prontezza” dell’Europa a sostenere il budget prestabilito, soprattutto in termini di “controllo e rischi di corruzione, distribuzione equa, quantità di budget destinato alla transizione”, ancor di più adesso, pensando a scenari post-pandemia. “Si sta dando oggi priorità all’emergenza sanitaria e per i governi è complesso gestire contemporaneamente anche la crisi climatica. Tuttavia, la salvaguardia degli ecosistemi è profondamente legata alla lotta delle pandemie. Quindi, in parole povere, l’European Green Deal e tutte le altre azioni a favore dell’ambiente non sono una forma nobile per salvare le generazioni future, ma una misura da adottare urgentemente per salvaguardare anche l’uomo di oggi e prevenire le pandemie. Lasciare da parte la lotta al cambiamento climatico e le iniziative verdi per fronteggiare l’emergenza sanitaria è come curare i sintomi di una malattia senza risalire alle cause. L’Europa ha già fatto grandi passi sulla sostenibilità”, ma ora deve dimostrare che “prosperità non significa distruzione della natura” [3] e scoraggiare quei Paesi che perseguono politiche ad alto impatto ambientale, dando via con il tempo a un cambiamento globale.

Nei fatti, però, il rischio che l’Unione Europea, sommersa dai propri debiti pubblici, possa sospendere molti dei progetti green in cui si è recentemente impegnata, c’è ed è concreto. Perché, durante le crisi, spesso accade questo, che si diminuiscano gli incentivi a investire in fonti meno inquinanti (se non che vengano proprio interrotti) e che quei risultati così lusinghieri nel breve periodo circa (ad esempio) la pulizia dell’aria e la diminuzione di tassi di PM10, vengano facilmente ribaltati quando, una volta passata la criticità, alla diminuzione dei progetti ecologici per la ricostruzione dell’economia, segue un aumento dell’inquinamento. Stesso discorso vale per altri settori della green economy come l’automotive elettrico e le energie rinnovabili. Su Wired si legge che “le prospettive di vendita delle auto elettriche si sono fatte improvvisamente fosche, per due motivi: la produzione di batterie specifiche in Cina potrebbe subire un rallentamento, e perché il prezzo del greggio è calato così tanto in queste settimane da rendere gli electric vehicle molto meno competitivi dell’anno scorso. Per quanto riguarda l’energia solare, invece, secondo una ricerca la domanda globale per il 2020 dovrebbe crollare del 16%: è il primo calo negli ultimi tre decenni” [4].

I rischi, insomma, di imboccare una strada che si allontana da quella tracciata tramite le recenti e proficue scelte a livello europeo nei confronti del raggiungimento di una circolarità globale, con il conseguente sorgere dell’era dell’end of waste, sono purtroppo reali. È più che mai necessario, anche alla luce della scoperta di quelli che sono evidenti collegamenti tra il Covid-19 (e anche le ultime epidemie, come Sars, Ebola, ecc.), l’uso delle risorse energetiche e i problemi climatici, fare i conti con le disastrose conseguenze che il brutale e scriteriato utilizzo delle risorse ha portato a livello ambientale. “Il nostro stile di vita non è più sostenibile per il pianeta terra: questa è la riflessione che la politica deve tradurre in azioni concrete già da ora per il momento in cui torneremo là fuori con una chiara consapevolezza del nostro agire, aprendo una costruttiva discussione sulle cause delle crisi sanitarie e ecologiche” [5].

Bisogna fare i conti, dunque, con la direzione che si vuole imboccare per la ripresa economica dei prossimi mesi: se quella dei settori tradizionali, forse più “facile”, ma che comporterebbe un passo indietro di decine di anni, o se quella dei “nuovi” settori per una svolta economica che abbracci a tutto tondo i propositi del Green Deal.

Vincenzo Cimini


[1] https://www.minambiente.it/comunicati/earth-day-ministro-costa-economia-post-covid-green-e-circolare

[2] https://www.forbes.com/sites/emanuelabarbiroglio/2020/02/20/is-the-eu-budget-ready-to-back-the-green-deal/#1d49b5fb2366

[3] https://www.ninjamarketing.it/2020/04/22/coronavirus-european-green-deal/

[4] https://www.wired.it/attualita/ambiente/2020/04/01/coronavirus-effetti-negativi-ambiente/

[5] M. Monti e C. A. Redi, Evitare infezioni lasciando in pace le altre specie, «La Lettura», 12 aprile 2020.