394 Vincenzo Cimini Articoli
1 settembre, 2020

Ind.Eco.: i rifiuti diventano biometano avanzato

L’indispensabile transizione verso l’economia circolare passa soprattutto da un punto fondamentale del “cerchio” economico: riuscire a chiuderlo grazie alla trasformazione della maggior parte dei rifiuti in nuove risorse e alla conseguente produzione sempre più esigua di scarti che siano realmente tali. Anche se non siamo ancora così vicini a questo ambizioso obiettivo, si stanno compiendo sempre più passi avanti in questa direzione ed è importante sottolinearlo.

La limitatezza delle materie prime e la necessità di rendere le future produzioni più sostenibili in termini ambientali per la salvaguardia del pianeta, ci hanno messo di fronte a un fatto incontrovertibile: trovare delle soluzioni che limitino gli sprechi fino al raggiungimento dell’agognata era dell’End of waste (‘cessazione della qualifica di rifiuto’). Lo stesso concetto di “scarto” deve diventare obsoleto ed essere sostituito da quello di “materia prima seconda”: ossia una risorsa “di seconda mano” che viene ottenuta dalla lavorazione dei rifiuti che, in questo modo, possono continuare la loro vita e tornare a essere immessi nel processo produttivo. Come si è detto in principio, sono molte le strade che si stanno percorrendo in questa direzione e tante aziende si sono mobilitate per accogliere una sfida così importante. Basti pensare, ad esempio, ai filati ottenuti da quello che in gergo si chiama “pastazzo d’arance” e che costituisce il 40% dell’agrume rappresentando solitamente quella parte destinata a essere scartata. Una startup, nata dall’idea innovativa di due giovani catanesi, ha sviluppato una tecnologia capace di trasformare questi “scarti” in un materiale tessile sostenibile, simile all’acetato di cellulosa e che possiede anche effetti benefici per la pelle in quanto, facendo uso delle nanotecnologie, sono state inserite nelle fibre tessili delle microcapsule con oli essenziali di agrumi e vitamina C a lento rilascio[1].

Anche in Greenthesis è proprio l’innovazione uno dei punti su cui cerchiamo di focalizzare l’attenzione per migliorare sempre di più i nostri servizi, perché crediamo fermamente che essa sia la vera chiave di volta per il raggiungimento di una piena sostenibilità ambientale e per la chiusura del cerchio della circolarità. È in tal senso che si inserisce il lavoro portato avanti da una delle società del nostro gruppo, ossia Ind.Eco. la quale si occupa principalmente di trattamento e smaltimento di rifiuti di origine urbana, ma anche di produzione energetica da fonti rinnovabili. La Ind.Eco. opera in provincia di Latina, a Borgo Montello, e, recentemente, ha dato il via a un progetto all’avanguardia nel campo dell’abbattimento dello spreco e che prevede la produzione di biometano avanzato a partire da biomasse, residui e colture non generati da terreni destinati alla produzione di cibo o mangimi: «Il biometano avanzato è un biocarburante ottenuto da […] biomasse o rifiuti che non hanno causato un cambio indiretto di uso del suolo per la loro produzione. Il biometano avanzato è quindi un biocarburante a basso impatto ambientale, programmabile, rinnovabile, caratterizzato da un enorme potenziale applicativo, ottenibile da un processo di raffinazione e purificazione, detto upgrading, del biogas. Si tratta, quindi, di un combustibile in grado di sostituire nel tempo parte dei carburanti fossili, concorrendo allo sviluppo di un’economia circolare volta alla riduzione delle emissioni climalteranti e al concetto di recupero e rivalutazione delle dei rifiuti in risorse rinnovabili»[2], queste le parole di Roberto Zocchi, chief technical officer di Greenthesis Group.

Si parla dunque di un gas interamente rinnovabile, che alla sua base ha i rifiuti urbani organici (putrescibili) che vengono raccolti con la differenziata. La loro gestione può essere fatta sia in discariche ancora aperte sia in quelle dove non c’è più conferimento di rifiuto fresco, perché al contrario di un recente passato in cui al termine dello spazio di stoccaggio in discarica non vi erano molte soluzioni da poter adottare, ad oggi possiamo sfruttare il biogas e convertirlo in biocombustibile, che è tra l’altro perfetto per essere utilizzato per l’autotrazione. In Italia, infatti, in questo settore, possediamo un parco vetture di circa 1 milione di veicoli circolanti e per questo c’è un fiorente mercato per il metano (o, appunto, il biometano). Se a queste, poi, aggiungiamo anche le vetture del trasporto pubblico che utilizzano metano, riusciamo ad avere un’idea di quanto sia proficuo oltre che utile riuscire a dare vita a questo prodotto a partire dai rifiuti.

A Borgo Montello, dunque, accade proprio questo: «Il biogas proveniente dall’impianto di collettamento della discarica è trattato rimuovendo l’anidride carbonica e il vapore acqueo, nonché l’eccesso di azoto, ossigeno e altre impurità (upgrading): si ottiene così un gas con caratteristiche tecniche analoghe a quello trasportato o distribuito attraverso la rete di gas naturale. Grazie a una successiva fase di condizionamento e liquefazione, il biometano può assumere anche lo stato liquido (bio-LNG[3]. Integrando (grazie a un impianto realizzato da Rea Dalmine) i due processi, quello di upgrading e quello di liquefazione in discarica, si dà vita a un prodotto che è davvero l’esempio di come un rifiuto può rinascere a nuova vita. Inoltre, questi servizi vengono offerti anche per società terze. Tutto ciò è non soltanto conveniente in termini economici, ma evita anche la dispersione nell’atmosfera di sostanze che oltre a generare cattivi odori possono essere pericolose in termini di infiammabilità. Inizialmente nata come discarica, dunque, destinata alla ricezione di rifiuti, l’area di Borgo Montello si sta evolvendo in qualcosa di molto più performante e innovativo che utilizza le nuove tecnologie e i nuovi modelli economici circolari per avere un peso specifico importante nel territorio in termini di sostenibilità. Usciranno da questo impianto risorse pulite che non hanno impattato sull’ambiente e non hanno sottratto risorse al terreno: sia che si parli del biometano liquefatto, sia che ci si riferisca ai kilowatt di energia fotovoltaica (che pure vi si producono).

Ecco perché siamo orgogliosi di questo progetto capace di far fare un altro passo al nostro paese verso la circolarità e dando dimostrazione che un’altra economia è possibile, vantaggiosa e non può prescindere dalla sinergia con la ricerca e lo sviluppo di innovazioni tecnologiche